DAGOREPORT - IL DISASTROSO DEBUTTO TELEVISIVO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO, CHE DOVEVA INCORONARE…
"'MELANIA' È IL PEGGIOR FILM MAI REALIZZATO" - IL GIORNALISTA AMERICANO MATT LABASH ANNIENTA LO PSEUDO-DOCUMENTARIO SULLA MOGLIE DI TRUMP: "IL PUNTEGGIO DEI CRITICI SU ROTTEN TOMATOES È FERMO AL 10%. IL CHE LO RENDE MENO SIMPATICO DI ALCUNE MALATTIE VENEREE E PERFINO MENO POPOLARE DELLA POLITICA DEI DAZI DI SUO MARITO" - "MELANIA È LO STUDIO DELLA PERSONALITÀ DI UNA PERSONA CHE UNA PERSONALITÀ NON CE L’HA" - "IL RISULTATO È UN PASTICCIO RATTOPPATO DI MOMENTI NOIOSI, LECCHINAGGIO, PROPAGANDA MALDESTRA E UNA QUANTITÀ IMPRESSIONANTE DI INQUADRATURE DI SCARPE. LE SUE GAMBE SONO LA SUA DOTE MIGLIORE..."
Traduzione dell'articolo di Matt Labash - https://mattlabash.substack.com/
manifesti del film di melania trump vandalizzati
Ora che ogni critico e pure sua madre hanno preso a bastonate il falso documentario Melania come se fosse la pignatta del villaggio, permettetemi di cominciare dicendo qualcosa di carino. Ho sempre provato una certa affinità con Melania Trump. Siamo nati a distanza di un mese e mezzo l’una dall’altro, entrambi sotto il segno cinese del Cane. (Donald odia i cani. E i cinesi.) Lei è slovena, il mio bisnonno paterno era russo. (Abbastanza vicino, stesso emisfero.) A me piacciono le supermodelle, lei lo è stata. (O forse no, magari non proprio una supermodella, ma era una modella niente male.) Entrambi sembriamo detestare suo marito. Io sono stato solo un po’ più esplicito nel dirlo. Ok, fine delle gentilezze.
Mentre venerdì scorso ero seduto nel mio multisala di quartiere, insieme a otto strani solitari — io ero lì per lavoro, loro presumibilmente per divertimento — ho pensato che da qualche parte, nel mondo, doveva esserci qualcuno che aveva vissuto un’esperienza cinematografica peggiore della mia.
Magari le povere anime che andarono a vedere The Dark Knight Rises alla famigerata proiezione di mezzanotte al Century 16 di Aurora, in Colorado, nel 2012? Lì un ventiquattrenne fuori di testa aprì il fuoco, ferendo 70 persone e uccidendone 12. Eppure, mentre pensavo a quella dozzina sfortunata e a tutta la vita che era stata loro rubata, mi è anche venuto in mente che almeno loro non avrebbero mai dovuto guardare Melania. Da questo punto di vista, hanno davvero schivato un proiettile.
Forse è ingiusto definire Melania il peggior film mai realizzato, dal momento che non ho visto ogni film mai fatto. Però ho visto Porky’s 3, Police Academy 6 e parecchi film con Rob Schneider, quindi sappiate che parlo con cognizione di causa quando dico che è il peggior film che abbia mai visto.
donald trump promuove il film melania
E se pensate che io sia un’eccezione, sappiate che è il peggior film visto anche da moltissime altre persone. Al momento in cui scrivo, il punteggio dei critici su Rotten Tomatoes è fermo al 10 per cento. Il che lo rende meno popolare dei media, del Congresso, di alcune malattie veneree e perfino della politica dei dazi di suo marito. (Non sorprende che il Popcornmeter — il voto del pubblico — sia al 99 per cento: i cultisti MAGA devono pur fare i cultisti, rendendo quel dato affidabile quanto i risultati elettorali della Corea del Nord.)
Non stupisce affatto che stia prendendo una batosta simile. Melania è lo studio della personalità di una persona che, di fatto, una personalità non ce l’ha. O meglio: è una rappresentazione talmente gelida e approssimativa di un essere umano in carne e ossa che il film assomiglia meno a un documentario e più a un video industriale sul ghiaccio secco.
proiezione del film melania alla casa bianca 5
Del resto, la sua stessa esistenza era un indizio piuttosto chiaro del fatto che il valore creativo non sarebbe stato una priorità. Il mio ex collega Charlie Sykes lo ha giustamente definito una “docu-tangente”, mentre il mio vecchio amico Sonny Bunch ha descritto nel dettaglio come praticamente ogni aspetto di questo film fosse impregnato di una qualche forma di squallore: è stato diretto da Brett Ratner, talento sotto la media, noto soprattutto per Rush Hour 1-3 e per il video di Jessica Simpson These Boots Are Made for Walkin’, ma che ha passato buona parte dell’ultimo decennio in una sorta di Siberia esterna, dopo essere stato messo al bando per vari scandali sessuali legati al MeToo. Forse Ratner ha fatto sentire Melania a casa, visto che lei passa già molto tempo in compagnia di un uomo accusato serialmente di comportamenti schifosi verso le donne. Entrambi compaiono nei File Epstein. E DJT ha pure fatto un pressing notevole sui suoi lucidatori di stivali, gli Ellison di Paramount Skydance, per far dare il via libera a Ratner alla regia di Rush Hour 4, come se al mondo servisse davvero un altro capitolo.
proiezione del film melania alla casa bianca 4
Allo stesso modo, Melania è stato finanziato da Lord Bezos in quella che molti considerano una tangente protettiva da 75 milioni di dollari (tra costi di produzione e marketing del film e i 28 milioni che, a quanto si dice, sarebbero stati versati a Melania). Giusto per sicurezza, nel caso in cui i sacrifici bruciati di Bezos — l’integrità del Washington Post e i suoi redattori — non fossero stati un’offerta abbastanza dolce alle narici del Dio Arancione Infuriato.
Il risultato è un Frankenfilm, un pasticcio rattoppato di momenti criminalmente noiosi, lecchinaggio, propaganda maldestra e una quantità impressionante di inquadrature di scarpe. Non le ho contate, ma buon Dio, ci saranno almeno venti primi piani dei tacchi di Melania. A suo favore va detto che le sue gambe sono probabilmente la sua dote migliore, e di certo molto più gradevoli delle caviglie gonfie di suo marito. Il problema è che la pelle di vitello morta dei suoi Manolo mostra più segni di vita di lei.
proiezione del film melania alla casa bianca 3
Tentare di descrivere il film in modo lineare è inutile, visto che una grossa fetta consiste in Melania — meticolosa ma cordialmente distaccata — che discute con assoluta serietà di larghezze di risvolti, fasce per cappelli o allestimenti di tavole con caviale e uova d’oro insieme alla sua flotta di designer svolazzanti. Ufficialmente si tratterebbe di un dietro le quinte che esplora i venti giorni della sua vita che precedono la seconda inaugurazione di Trump. Ma questo espediente fornisce al film esattamente la spinta drammatica che ci si aspetterebbe. Cioè, nessuna.
proiezione del film melania alla casa bianca 1
Persino i drammi appena decenti affrontano domande irrisolte. Qui, invece, ogni possibile domanda arriva già con la risposta incorporata. (Attenzione: spoiler.) Donald Trump verrà inaugurato come 47° presidente degli Stati Uniti? (Sì.) Una sfilza di cortigiani imbarazzanti — da Tim Cook a Mark Zuckerberg, passando per Elon e Joe Rogan — si presenterà ai balli inaugurali per genuflettersi davanti al Caro Leader? (Sì.) Melania e Donald sorrideranno alla servitù, dagli equipaggi dei jet privati ai maggiordomi della Casa Bianca, dimostrando una volta per tutte che in fondo sono proprio come noi? (Sì!)
donald e melania trump alla proiezione del film melania alla casa bianca
Il problema, ovviamente, con tutta questa presunta roba “dietro le quinte”, è che — come gran parte dell’amministrazione Trump, che si auto-trasmette ovunque e in ogni momento — sono scene che abbiamo già visto. È un po’ come guardare la CNN, ma con più primi piani di scarpe.
Ed è per questo che, per cercare di penetrare la vita interiore di Melania, per quel poco che esiste, il film si affida a una serie ricorrente di voice-over affidati a lei stessa. Sembrano scritti da ChatGPT, se ChatGPT fosse meno caloroso e avesse l’inglese come seconda lingua. (Chi li abbia scritti davvero forse non lo sapremo mai, visto che — come ha riportato Rolling Stone — due terzi della troupe newyorkese di Melania erano così imbarazzati all’idea di aver lavorato al film da chiedere di non essere citati nei titoli di coda.)
Ne derivano intermezzi esilaranti che costituiscono praticamente l’unica fonte di comicità involontaria. Ecco qualche esempio, tutti recitati con il tempismo da orologio svizzero-sloveno di Melania:
melania il film di amazon su melania trump 3
Donald Trump compare nel film qua e là, ma sembra quasi un personaggio secondario. Certo, da Mar-a-Lago alla Casa Bianca, mantiene Melania nello stile di vita a cui è abituata (oggi più facilmente che mai, visto che The New Yorker riporta che Trump avrebbe incassato 4 miliardi di dollari sfruttando la sua presidenza). Ma Trump non ha nemmeno una battuta parlata fino a 25 minuti dall’inizio, dopo una quantità smodata di chiacchiere di moda. E anche allora, parla al telefono, chiedendo alla moglie se ha visto i risultati elettorali e se li sta seguendo (“Non li ho visti”, gli dice lei, “ho avuto riunioni tutto il giorno… li vedrò al telegiornale”). Poi la travolge con la solita spacconeria che riserva anche al resto di noi (“Non è mai successo niente di simile, mai. È una valanga, senza dubbio.”)
Per un attimo provi persino compassione per Melania, chiedendoti se la sua vita matrimoniale non sia una serie infinita di sedute obbligatorie ad ascoltare le gare di misurazione del pene del marito. Poi però ti ricordi che se l’è cercata. Alla fine degli anni Novanta, quando seguivo Trump (e Melania, allora solo la sua fidanzata) durante una delle sue tante flirtazioni presidenziali prima della candidatura vera e propria, Trump parlò a un seminario di Tony Robbins e poi rispose alle domande del pubblico.
melania il film di amazon su melania trump 2
Quando una donna gli chiese un consiglio su come creare capitale, lui rispose: “Incontra un uomo ricco.” Non so se quella donna seguì il consiglio, ma Melania di certo lo ha interiorizzato. È andata avanti e ne ha sposato uno. E perché no? Se riesci a tenere lontane da te le sue dita corte e volgari (cosa in cui, a giudicare dalla GIF di cui sopra e dai baci che perlopiù schiva nel film, Melania sembra abilissima), è comunque meglio che vendere ricambi auto in Slovenia. Che è quello che faceva suo padre.
Ripensandoci, però, forse ho mentito quando ho detto che non ci sono momenti quasi-umani. Durante il funerale di Jimmy Carter alla Cattedrale Nazionale, Melania racconta in voice-over quanto le manchi sua madre, morta un anno prima. Dice: “Ho intenzione di andare a St. Patrick’s Cathedral quando torno a New York. La onorerò, accenderò una candela per lei. Avrò un momento di quiete tutta per me.”
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E quando torna a New York, fa esattamente questo. Si reca solennemente a St. Patrick’s — lei, una schiera di preti impazienti di salutarla e la troupe del documentario. Accende una candela per sua madre/per la macchina da presa. Quasi riesce a spremere una lacrima, ma non del tutto. C’è uno splendido primo piano delle scarpe.
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manifesti del film melania vandalizzati
tweet sul film di melania trump 14
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tweet sul film di melania trump 11
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