IL NECROLOGIO DEI GIUSTI – SE NE VA DEAN TAVOULARIS, 93 ANNI, UNO DEI PIÙ GRANDI SCENOGRAFI DEL CINEMA MODERNO. OSCAR PER “IL PADRINO 2” E AUTORE DI BEN 13 FILM DI FRANCIS FORD COPPOLA - PERSONAGGIO FONDAMENTALE DELLA NEW HOLLYWOOD, FIRMA LE SCENE E RICOSTRUISCE I SET DI DUE FILM CLAMOROSI DEL TEMPO, COME “BONNIE AND CLYDE”, “PICCOLO GRANDE UOMO” E “ZABRISKIE POINT” – COPPOLA LO RICORDA COSÌ: “HA INFLUENZATO LA MIA VITA, I MIEI FIGLI, LA MIA FAMIGLIA, I MIEI FILM, LE MIE IDEE, LE MIE ASPIRAZIONI, I MIEI SOGNI, LE MIE AMBIZIONI E TUTTI I MIEI VALORI” NON SI PUÒ DIRE, INSOMMA, CHE TAVOULARIS SIA STATO SOLO LO SCENOGRAFO DEI FILM DI COPPOLA. ERA QUALCOSA DI PIÙ…

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Marco Giusti per Dagospia

 

dean tavoularis 6

Se ne va uno dei più grandi scenografi del cinema moderno, Dean Tavoularis, 93 anni. Oscar per “Il padrino 2”, ma autore di ben 13 film di Francis Coppola come production designer. Dai tre Padrini a “Jack”, da “Un sogno lungo un giorno”, forse il suo capolavoro di costruzione visiva in studio, a “Tucker”, da “La conversazione” a “Rumble Fish”.

 

E’ il genio dietro la follia, anche scenografica, di “Apocalypse Now”, dove incontrò la sua seconda moglie, l’attrice francese Aurore Clément, che gli è stata accanto fino alla fine, e infatti è morto a Parigi.

 

francis ford coppola e dean tavoularis 2

Personaggio fondamentale della New Hollywood, firma le scene e ricostruisce i set di due film clamorosi del tempo, come “Bonnie and Clyde” e “Piccolo grande uomo” di Arthur Penn, che lo impongono all’attenzione mondiale, ma anche di un film complesso come “Zabriskie Point” di Michelangelo Antonioni, per il quale sceglie i set naturali della Valle della Morte e costruisce la celebre villa wrightiana che scoppierà nella scena finale.

 

“Ci sono molte collaborazioni, in diversi settori, che possono sempre finire male, ma a volte possono trasformarsi in una vera e propria collaborazione. Si è sulla stessa lunghezza d'onda, ci si sente supportati”, dichiarò Tavoularis in un'intervista del 2018. “Quando si gira un film, non importa quanto si sia tenaci o forti, si ha bisogno di sentirsi supportati. E io ho sempre avuto questo supporto con Francis.”

dean tavoularis e aurore clement

Da parte sua Coppola lo ha ricordato così. “Dean Tavoularis ha influenzato la mia vita, i miei figli, la mia famiglia, i miei film, le mie idee, le mie aspirazioni, i miei sogni, le mie ambizioni e tutti i miei valori”. Vivendo l’uno accanto all’altro per una serie di film importanti, tra enormi successi, come i tre Padrini, e disastri finanziari, come furono “Un sogno lungo un giorno” e “Hammet”, prodotto da Coppola per la regia di Wim Wenders, è chiaro che Coppola e Tavoularis si siano influenzati a vicenda.

 

dean tavoularis e francis ford coppola

Non si può dire, insomma, che Tavoularis sia stato solo lo scenografo dei film di Coppola. Era qualcosa di più. "Alla fine della giornata”, dirà ricordando il lavoro sul Padrino, “non si aveva mai la sensazione di un giorno in più di lavoro o che mancasse un giorno di meno alla fine delle riprese". Nato nel Massachusetts da genitori greci, come Constantine Tavoularis, dopo aver studiato architettura a Los Angeles, era stato assistente alla scenografia per Elia Kazan, anche lui di origine greca, nel bellissimo “America, America” nel 1963, poi di Robert Mulligan per “Lo strano mondo di Daisy Clover”.

 

Ma a colpire il mondo di Hollywood è il suo esordio da direttore della scenografia in “Bonnie and Clyde” di Arthur Penn seguito da “Piccolo grande uomo” dello stesso Penn. “Non sono mai stato attratto dal vecchio West”, dirà nelle interviste del tempo, “preferisco gli anni ’40 e ’50. Mi piacciono i film contemporanei”.

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Intanto però ricostruisce alla perfezione le città del west. E fa storia il suo modo di “costrurire” il sangue per i film di Penn. “Il sangue di Hollywood e del technicolor è troppo rosso, e non si attacca ai vestiti come il vero sangue”. Lui ha una sua ricetta che vede anche un pizzico di cioccolato Hershey. In “Bonnie and Clyde” quel sangue al cioccolato sprizzava dappertutto.

 

Nel 1968 gira in America “Petulia” di Richard Lester con Julie Christie e in Italia “Candy” di Christian Marquand, prodotto da Roberto Haggiag, con Ewa Aulin, tipico film della controcultura del tempo, scritto da Buck Henry, amico storico e sceneggiatore dei film di Warren Beatty. E’ lì che incontra per la prima volta, probabilmente, Marlon Brando, che ritroverà nel “Padrino” e in “Apocalypse Now”.

 

Se ha con Coppola l’incontro fondamentale della sua carriera, quattro nomination e un Oscar, lavora che con William Friedkin in “Pollice da scasso” con Peter Falk, e scappa con Michelangelo Antonioni per la folle e sfortunata produzione di “Zabriskie Point”. Anche se il film sarà un disastro al botteghino, lavora nei primissimi anni ’70 a un altro film per il regista italiano, “La spirale”.

 

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“Stavamo lavorando su molte idee interessanti con video, raggi laser, olografi e sceneggiature teatrali. Il film, purtroppo, non è arrivato alle fasi delle riprese”. Negli anni firmerà anche le scenografie di “Marlowe, il poliziotto privato” di Dick Richards, di “Bullworth” di Warren Beatty, di “La nona porta” e “Carnage” di Roman Polanski e dell’introvabile “CQ”, sorta di omaggio di Roman Coppola alla Roma di “Diabolik” di Mario Bava.

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