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Vittorio Sabadin per “la Stampa”
Orson Welles e Ernest Hemingway avevano una passione comune: la Spagna. Dicevano anche di essere molto amici, ma nessuno dei due in realtà apprezzava il lavoro dell' altro.
Un manoscritto inedito di Welles, portato alla luce dal saggista australiano Matthew Asprey Gear, rivela ora come il regista di Quarto potere non sopportasse le descrizioni che Hemingway aveva fatto della Spagna nei suoi libri, in particolare in Morte nel pomeriggio , Per chi suona la campana e Fiesta .
W elles le giudicava piene di cliché, di ostentato machismo e di superficialità. La Spagna, come lui ben sapeva essendoci vissuto a lungo negli Anni 60, era molto diversa.
Ma la maggiore colpa di Hemingway, secondo il regista, è stata quella di avere influenzato migliaia di turisti americani, che andavano in Spagna alla ricerca di quello che lo scrittore aveva descritto con tanto entusiasmo e altrettanta immaginazione: le corride, i toreri sempre innamorati delle straniere, il vino bevuto a garganella, la fiesta di San Firmín a Pamplona, gli eroi romantici della Guerra Civil.
Nel testo ritrovato, dal titolo Crazy Weather, Tempo pazzo, Welles immagina che un americano sicuramente ispirato a Hemingway, Jim Foster, vada a una corrida con la moglie spagnola, Amparo.
Incontrano uno sconosciuto giovane, che prende continuamente in giro Foster per la sua misoginia, per l' approssimativa conoscenza dello spagnolo, per il suo machismo e per la superficialità dei suoi giudizi sul Paese.
Hemingway e Welles si erano conosciuti nel 1937 a una proiezione del documentario di propaganda repubblicana The Spanish Earth , scritto da Hemingway e da Dos Passos e narrato da Welles.
In sala, Welles aveva criticato alcuni passi di Hemingway, che era presente e si era alzato ed era corso verso di lui urlando che «nessuna dannata checca che dirige un cinema» poteva insegnargli a scrivere. Lo aveva preso a sventole, ricambiato. Dopo la rissa divennero amici, ma entrambi troppo grandi nei rispettivi campi per poter essere amici per davvero.
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