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Sa. Da. per “Libero quotidiano”
Il Partito democratico si divide sulle nuove nomine della Rai. E volano accuse pesanti. La minoranza interna punta il dito contro la tempistica e accusa i renziani di voler "normalizzare" la tv pubblica in previsione della battaglia referendaria d' autunno. Ai bersaniani non va affatto giù la sostituzione di Bianca Berliguer alla guida del Tg3, notiziario tradizionalmente "amico" della sinistra che, da quando Renzi siede a Palazzo Chigi, ha dato ampio spazio ai suoi oppositori gauchisti.
«Sarebbe un atto di saggezza», dichiara Gianni Cuperlo, «se di fronte alle polemiche sulla presunta volontà del vertice aziendale di compiacere il governo sostituendo alla guida del Tg3 una professionista come Bianca Berlinguer ci si fermasse a riflettere».
RENZI E CAMPO DALL ORTO ALLA LEOPOLDA
L' informazione, fanno eco i senatori Pd Federico Fornaro, Miguel Gotor e Claudio Martini, «è il cuore del servizio pubblico e deve garantire il massimo di pluralismo culturale e politico». Ancora più duro il commento di Franco Monaco, pure lui, almeno nominalmente, iscritto allo stesso partito del premier, sul cda nominato da Renzi: «Un vertice lottizzato e incapace di unire autonomia aziendale e mission da vero servizio pubblico. È la solita Rai, ostaggio di una politica miope e vorace».
La cavalleria renziana non tarda ad arrivare. Salvatore Margiotta sottolinea che «in un' azienda, al di là degli indubbi meriti e dell' acclarata professionalità, nessuno occupi una postazione a vita». Dopo sette anni di direzione della stessa testata, «non è scandaloso un cambio di ruolo» per la Berlinguer. Michele Anzaldi cita il ritorno di Michele Santoro per evidenziare la qualità dell' informazione dei nuovi palinsesti: «Con lui ci sono Loris Mazzetti, storico collaboratore di Enzo Biagi, Gad Lerner, Riccardo Iacona, Milena Gabanelli. Chi dice che oggi sia peggio dei tempi di Berlusconi, parla a sproposito».
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