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Marco Giusti per Dagospia
Un bambino che si perde nel nodo ferroviario più popolato del mondo. Una mamma che lo aspetta nel suo villaggio. Ma lui, cresciuto in Australia da una coppia di genitori di gran cuore, quando decide di ritornare a casa, non sa neanche dove sia esattamente questo villaggio.
Sa solo che la mamma trasportava le pietre e che il treno che ha preso per sbaglio lo ha portato a migliaia e migliaia di chilometri lontano da dove era partito. Preparate i fazzoletti, perché si piange parecchio. E preparatevi a viaggiare sulle mappe di Google Earth. Perché abbiamo capito che per ritrovare la mamma sperduta in un lontanissimo villaggio nel nord dell'lndia solo Google Earth ci può essere d'aiuto.
E' un perfetto melodramma moderno acchiappapubblico internazionale e acchiappaoscar questo Lion, diretto dall'emergente Garth Davis, scritto da Luke Davies e tratto dal romanzo autobiografico di Saroo Beirsly. In pratica è la sua vera e lacrimosissima storia a metà tra lndia e Tasmania.
Nei primi 40 minuti, la parte migliore del film, seguiamo il piccolo Saroo, Sunny Pawar, un minuscolo e bellissimo bambino indiano, che aiuta il fratello maggiore Guddu a rubare carbone dai treni in corsa per scambiarlo con due buste di latte per la mamma, analfabeta e poverissima. Poi una notte, alla stazione di chissadove Saroo non ritrova più il fratello, si infila in un treno che lo porta a Calcutta, a 1600 chilometri da casa.
Saroo non sa spiegare a nessuno esattamente da dove venga, né il nome della mamma, "la mia mamma si chiama mamma". Finisce così in un istituto e da lì viene dato in affidamento a una Nicole Kidman coi ricci rossi, improponibile, e da David Wenham con la zazzera bionda.
Venti anni dopo è diventato un ragazzone, lo interpreta il Dev Patel già protagonista de The Millionaire, che si fidanza con l'americana Rooney Mara, ma entra in crisi quando pensa alla mamma e al fratello Guddu. Così decide di ritrovarla con Google Earth basandosi sui suoi pochi ricordi di quando era bambino. Film ben fatto ma acchiappone come pochi. In sala.
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