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QUANDO FELLINI SOGNAVA ROBERTO BENIGNI CHE FACEVA LA CACCA – DURANTE LE RIPRESE DI “LA VOCE DELLA LUNA”, IL REGISTA IMMAGINÒ DI ESSERE PRONTO A GIRARE, MA CHE NON C’ERA NESSUNO. ROBERTO ERA SPARITO, POI LO VIDE IN MEZZO AL SET ACCUCCIATO IMPEGNATO IN UN’EVACUAZIONE. BENIGNI SI ALZA E GLI STRIZZA UN OCCHIO E FELLINI SI SVEGLIA – LA SCORREGGIA IN ASCENSORE SENTITA DAL REGISTA E RIPROPOSTA A PAOLO VILLAGGIO...
FLATULENZE, LIRICHE E FELLINI
Estratto dell'articolo di Federico Pontiggia per “il Fatto quotidiano”
roberto benigni e federico fellini
Benigni che fa la cacca, Villaggio che scorreggia, insomma, merda d’artista: ma non è Piero Manzoni, è Fellini. Se pensavate che sul maestro fosse stato detto tutto, dovete ricredervi: Fellini, la scrittura, gli scrittori, il volume collettaneo curato dallo storico Roy Menarini e dal responsabile della Cineteca di Rimini Marco Leonetti, indaga le relazioni sottaciute, pericolose e folgoranti tra il regista e la letteratura, dunque autori, editori e critici.
Egli stesso penna sapiente, cresciuto a inchiostro e parodia, drammaturgia e macchiette, raccontini e – la collaborazione tra il 1939 e il ’43 con il Marc’Aurelio è esemplare – satira, si innamorò di illustri colleghi, da Swift a Dumas padre, da Dickens a Verne, senza disdegnare l’esotismo corsaro di Salgari e l’hard boiled di Chandler e Hammett. Con i coevi ci fu ammirazione senza frequentazione, è il caso di Kundera, o assiduità, da Tobino a Zavattini, ovviamente Flaiano, e Simenon, che presidente di giuria a Cannes avallò la contestata Palma d’Oro a La dolce vita nel 1960.
[…]
Apologo “sulla paura e la rassegnazione alla vecchiaia, inevitabile ma tragica, che era un tema molto sentito da Fellini”, La voce della luna assume una “buffoneria dissacrante”, segnatamente un peto clamoroso, cui venne “in soccorso ispirativo” un episodio successo all’hotel Plaza:
roberto benigni, federico fellini e paolo villaggio
“Federico si è alzato perché doveva andare a telefonare. Torna dopo poco ridendo, e mi racconta che mentre aspettava che si liberasse la cabina, si è socchiusa la porta e si è sentito il rumore prolungato di una scorreggia, come un miagolio, ha detto, ed è uscito un signore che a vedere Fellini lì davanti è diventato rosso.
Per toglierlo dall’imbarazzo ha commentato: ‘Certo che sono porte arrugginite’. Ecco, mi ha detto tutto contento, questa è proprio l’idea che mancava, e che quel signore gli ha suggerito: certo che dovremmo poi metterlo tra gli sceneggiatori”.
la flatulenza venne affidata a Villaggio, che “monta su un panchetto e attraverso il buco della serratura con una scorreggia sconfigge i vecchietti e li fa dissolvere, come Schreber – cui dobbiamo le Memorie di un malato di nervi, ndr – faceva sparire i suoi esseri fugaci. Fellini fa sempre confluire il lirico, il romantico, il tragico, il sublime, in una conclusione, in un’inquadratura dissacratoria, sgonfiante, disillusa, prosaica, e spesso comica”.
Consolidare, ehm, lo stato gassoso toccò a Benigni: “Fellini sogna che sta per girare, ma non c’è nessuno e non è pronto nulla, e Roberto è sparito. Poi lo vede in mezzo al set accucciato che sta facendo la cacca e si sforza. E pensa: ‘Ma guarda chi vado a prendere!’. Benigni si alza e gli strizza un occhio. E Fellini si sveglia e ne ha un senso di benessere, mi ha detto, come fosse stato un invito a fare tutto il film per liberarsene, espellerlo. I sogni se li rigirava lui come gli conveniva”.
roberto benigni chiedo asilo
ajita wilson federico fellini
federico fellini 1
roberto benigni il sogno
tu mi turbi - roberto benigni
roberto benigni
roberto benigni
roberto benigni
BENIGNI BAUDO
roberto benigni il sogno
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