DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO…
IL SIGFRIDO “SGOMORRATO” PER OVERDOSE D'AMORE! – ANCHE ROBERTO SAVIANO SCARICA IL CONDUTTORE DI “REPORT” - SU YOUTUBE, L’AUTORE DI “GOMORRA” RICOSTRUISCE L’INCHIESTA SULLA ''BOMBA D'AMORE" DI VALTERINO ALL'"AMICO FRATERNO" SIGFRIDO - AL MINUTO 35, SBANG! ARRIVA LO SCHIAFFONE DI SAVIANO ALL'EGO ESPANSO DI RANUCCI: “IL VELENO VERO È LA POLITICA, L’IDEA DI SÉ, LA FAMA” (AZZ, CHI L'AVREBBE MAI DETTO!) – “L’UNICA COSA CHE CONTA NEL GIORNALISMO DI INCHIESTA È ESSERE ODIATI DAL POTERE, E NON DOVERE NIENTE A NESSUNO - RANUCCI NON HA COMMESSO ALCUN REATO, MA QUELLA CORAZZA CHE NON AVEVANO BUCATO LE INTERROGAZIONI PARLAMENTARI, LE QUERELE, I TAGLI, È RIUSCITA A ESSERE VIOLATA DA UN ABBRACCIO, DALLA LUSINGA ASCOLTATA ANCHE UNA VOLTA DI TROPPO. È COME SE IL POTERE NON CORROMPESSE PIÙ CON LE BUSTARELLE, MA INIZIASSE A CORROMPERE CON L’AFFETTO...” - VIDEO
Trascrizione della terza puntata dell’inchiesta di Roberto Saviano sul caso Ranucci-Lavitola
Riassunto per chi arriva adesso, 16 ottobre 2025, una bomba esplode davanti alla casa di Sigfrido Ranucci a Torvajanica. Gli esecutori? Un gruppo criminale tra Napoli e Avellino, guidato dal pregiudicato Antonio Passariello. Il gruppo viene identificato, intercettato, nel giro di pochi mesi. Si autoaccusano di fatto tramite le intercettazioni ambientali. In macchina, in salotto, ovunque parlano.
Sopra di loro c'è Clesio Tavares Gomes, “Onir”, factotum Camerunense, che dopo ogni passaggio dell'operazione prende il treno e va a rapporto a Roma, quartiere Monteverde, dal suo dottore. Chi è il dottore? Valter Lavitola, faccendiere storico della Seconda Repubblica. E si sono conosciuti, “Onir” e il dottore, in carcere.
E qui l'inchiesta ha incrociato il dato che nessuno era pronto a leggere. Cioè che Lavitola si considera l'amico più intimo della vittima.
Adesso restano, come domande, le più irrisolte.
Come ha fatto il mandante ad agganciare il bersaglio? Perché l'ha fatto? E come va a finire questa storia? Iniziamo questo racconto.
ROBERTO SAVIANO E SIGFRIDO RANUCCI A OTTO E MEZZO
Partiamo dalle date. E' fondamentale perché l'indagine che fanno i carabinieri parte dalle date. Bisogna guardarle bene. E' qui che la procura costruisce l'architrave dell'accusa. 6 settembre 2025.
Lavitola scrive a Ranucci su Whatsapp: "Domani, prima o dopo pranzo, riusciamo a vederci 10-15 minuti? Sarò proprio dalle tue parti".
7 settembre. Ranucci risponde: "A casa mia, altrimenti devo chiamare la scorta".
INSIGHT SULLE RICERCHE ONLINE SU SIGFRIDO RANUCCI - CHAT CON VALTER LAVITOLA
Lavitola risponde: "Ok. Mi scrivi l'indirizzo? Perché non so dov'è casa tua". Non c'è mai stato a casa di Ranucci. Mai in anni di amicizia. E Ranucci gli manda l'indirizzo. E aggiunge, questo messaggio va riletto 10 volte, e aggiunge le indicazioni per riconoscere la casa. Viale Po 91 Torvajanica. Trovi villetta bianca con auto posteggiate. Due auto, scrive.
Le due auto. Cioè Ranucci inconsapevolmente consegna al suo amico l'informazione per aiutare a trovare casa sua. E cioè il dettaglio che 40 giorni dopo diventerà fondamentale per mettere la bomba.
SIGFRIDO RANUCCI E VALTER LAVITOLA - VIGNETTA BY NATANGELO
La visita dura circa tre ore. È la prima, sostanzialmente l'unica, visita di Lavitola a casa Ranucci.
13 settembre. Clesio Tavares atterra a Napoli di ritorno dal Camerun. Lavitola gli scrive: "Bentornato. Poi ci organizziamo".
15 settembre. Clesio prende il treno, arriva a Roma, raggiunge Lavitola a Monteverde.
E nel primo pomeriggio, i loro due telefoni si muovono insieme, escono da Roma, imboccano la strada per Pomezia. E alle 15 e 30 le celle li fotografano entrambi nell'area di Campo Ascolano. La cella di Via Lago Maggiore, a poche decine di metri dall'abitazione di Ranucci.
Ci restano mezz'ora scarsa. Non chiamano Ranucci, che peraltro è fuori zona. Non ci telefonano. Guardano solo casa sua e se ne vanno. Alle 18 e 15 sono di nuovo a Monteverde. E la sera stessa, la sera stessa, i due si separano con una coreografia da film.
Clesio va a Termini e prende il treno per Napoli. Lavitola va a Fiumicino e si imbarca sul volo delle 22 e 30 per Buenos Aires. Missione consegnata. Sudamerica? Alibi transoceanico? Chissà. 25 giorni dopo, Clesio ripete il pellegrinaggio con Davino, Saverio Mutone e Marica. 31 giorni dopo, la bomba.
valter lavitola e sigfrido ranucci al cefalu bistrot - foto di aldo torchiaro
Il giudice lo scrive con una formula che sembra una catena di montaggio. 7 settembre Ranucci mostra i luoghi a Lavitola, 15 settembre Lavitola li mostra a Clesio, 10 ottobre Clesio li mostra agli esecutori, il 16 ottobre gli esecutori eseguono. Ogni anello vede solo l'anello successivo.
Frutto, scrive il GIP, di plurimi passaggi di consegne. È una sorta di staffetta della bomba, dal salotto, diciamo, del ristorante romano, passando per la casa del giornalista fino al rione Gescal. E quando mesi dopo glielo chiederanno, Lavitola risponderà che forse era andato a Torvajanica a vedere degli appartamenti, che la moglie voleva affittare casa lì.
sigfrido ranucci e valter lavitola
C'era di mezzo Tecnocasa. Gli investigatori controllano, nessuna trattativa, nessun contratto, nessun appuntamento. Le uniche agenzie immobiliari nel suo telefono sono sotto casa sua a Monteverde.
E la moglie, intercettata in macchina, alla domanda quando abbiamo affittato la casa a Torvajanica, risponde a giugno. Glielo smonta lei stessa l'alibi, in diretta. Ma perché? Perché un uomo dovrebbe far mettere una bomba sotto casa a colui che considera il suo miglior amico.
La risposta, secondo le indagini, è nel telefono di Lavitola. Ed è una risposta che non ha precedenti nella cronaca giudiziaria di questo paese. Bisogna partire dal 2024.
GRAFICO SUL PERSONAGGIO DELLA SETTIMANA INVIATO DA SIGFRIDO RANUCCI A VALTER LAVITOLA
Ranucci è sotto attacco. Provvedimenti disciplinari esposti, cause milionarie, la circolare anti-Ranucci, i corvi che vogliono dargli il ben servito, le lettere anonime, vogliono far passare il report a un altro. E Ranucci si sfoga con Valter Lavitola.
Gli gira tutto. Le mail del direttore, le note interne RAI, i messaggi dei corvi. "LI odio sono falsi. Siamo sotto attacco. Sono stanco, Valter". Uno sfogo a un amico.
E Lavitola? Lavitola da anni gli ripete una sola cosa, con la costanza di un martello: "Mollali e candidati".
29 luglio 2024. Ranucci manda gli ascolti record a Lavitola, che gli risponde sarebbe il momento di andarsene. E se ti cacciano, Lavitola dice, faresti bingo. Una buon'uscita da botti, gli dice, e tra due anni fai il presidente, intendendo il presidente del Consiglio.
Ottobre 2024. Dopo una presentazione del libro con 600 persone, "questi mesi, scrive Lavitola, mi sembrano tanto un test di campagna elettorale come si fa negli Stati Uniti. Oggettivamente, gli dice Lavitola, saresti se non l'unico, uno dei pochissimi leader potabili, usa questa parola, per questo paese."
E poi una serie di messaggi deliranti. "Berlusconi ti avrebbe fatto co-presidente, anzi ti avrebbe ceduto il posto", perché questo dovrebbe convincere Ranucci a fare IL politico?. Poi un altro commento bizzarro, chiaramente ironico e sarcastico: "chiederemo a Rama un tuo monumento equestre al centro di Tirana", forse dopo l'indagine sull'Albania.
messaggio di stefano cappellini a valter lavitola su sigfrido ranucci
Giugno 2026, un salto temporale. Semm'è stato nel corridoio dei presidenti a Palazzo Chigi, Ranucci dice ancora no, è Lavitola. Allora aspetta un annetto.
Il progetto ha pure un nome nelle carte. Candidare Sigfrido Ranucci, premier del centrosinistra alle politiche del 2027. È tutto nella testa di Lavitola.
E non sembra tanto un vaneggiamento da bar, perché Lavitola commissiona un sondaggio professionale. Si intitola proprio Studio sul potenziale elettorale immagine e credibilità politica. Costa 8.000 euro più IVA, lo fa una società specializzata di Roma con un committente di facciata a fare da schermo.
Bisogna fermarsi su un dettaglio, che dà la misura di quanto questo progetto fosse serio, oltre una fantasia da chiacchiera da ristorante. Perché Lavitola vuole fare arrivare al giornalismo questa informazione. E siccome Stefano Cappellini, direttore di Repubblica all'epoca vice direttore, lo aveva intervistato, dà a Cappellini questa bozza di domande.
Cappellini capisce che ha un'informazione enorme, cioè Lavitola si sta muovendo per cercare un leader del capolargo. Stessa cosa Lavitola fa con Mieli, vuole passare questo sondaggio, ma in realtà vuole il loro feedback, vuole che le notizie girino. Altocanto, Cappellini fa il suo lavoro e vuole sapere il nome, vuole sapere che cos'è questa storia.
paolo mieli a sabaudia - foto di chi
Quindi legge questo dossier, fa un commento su questo dossier, stessa cosa fa Mieli, ma vogliono sapere chi c'è dietro. L'informazione è enorme. Lavitola di fatto fa una cosa tipica delle sue, cioè dà un'informazione che dice essere segreta, ma vuole che la sappiano tutti.
Quindi usa questo sondaggio sperando che due giornalisti diffondano la notizia, o quantomeno dicano la loro, o siano degli interlocutori giornalistici a cui far arrivare la notizia. Quando finalmente Cappellini ottiene l'informazione che voleva da giornalista da Lavitola, cioè chi è l'uomo che Lavitola sta pensando, leader del centro-sinistra, quando appunto Lavitola scrive Ranucci, Cappellini risponde semplicemente: "è una follia". Ora, stare dentro la conversazione è il modo più antico che il giornalismo conosce per capire chi c'è dietro, dove vuole arrivare, chi sta muovendo cosa.
il sondaggio by lavitola su ranucci leader del campo largo 5
Guardare le carte dell'operazione per leggere l'operazione. Secondo la procura, tra l'altro, la campagna elettorale, Lavitola l'aveva già inaugurata sei mesi prima, con la dinamite. Quando Cappellini dice, per me è una follia, non ha alcuna chance di decollare, Lavitola risponde semplicemente, forse ci sarà qualche sorpresa.
Lavitola custodisce il nome di Ranucci come una sorta di arma segreta, forte di questo sondaggio fatto negli Stati Uniti che non ho fatto vedere neppure a lui, dice Lavitola, risulta un numero pazzesco, neppure a lui, neppure a Ranucci, questo dice Lavitola.
Ranucci dichiara più volte anche a Lavitola: "Ranucci non si candiderà mai," però il GIP segnala che la griglia del sondaggio da fare sul suo nome, Ranucci la corregge, la integra, ci mette dentro degli elementi, sulla transizione ecologica, l'ambiente e scrive a Lavitola, una frase come va fatta bene, altrimenti non serve.
PELLEGRINO D'AVINO, UNO DEI QUATTRO DELLA BANDA DELL ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI
Quindi il candidato che non si candiderà mai, però è interessato al questionario sulla propria candidatura, ma non perché davvero voglia fare politica, ma perché questa cosa effettivamente gli interessa come possibilità, probabilmente emerge dagli altri.
Il giudice quindi dice, un amico fraterno che da due anni costruisce questa candidatura, un programma tv che rischia di perdere il suo protagonista, un paese interessato alle vittime e quindi in una notte un giornalista sott'attacco diventa un simbolo, diventa impossibile cacciarlo dalla RAI e insieme quindi lo consacra a Paladino della libertà di stampa, come una sorta di candidato naturale, questo della testa di Lavitola.
E' questa secondo il GIP di Roma la verità su questa storia, cioè secondo il GIP e la proposta del GIP l'attentato è un ufficio stampa agli occhi di Lavitola per la politica di Ranucci.
marco travaglio sigfrido ranucci
La gelatina da cava è uno strumento di posizionamento elettorale, il giudice lo scrive, lo scrive in punto di diritto, cioè l'azione delittuosa era funzionale a garantire al giornalista una rilevante esposizione mediatica, sono le sue parole, idonee a metterlo al riparo da iniziative volte a escluderlo dalla conduzione di report e contemporaneamente garantirgli una visibilità che potesse trasformarsi agevolmente in ampio consenso elettorale.
SIGFRIDO RANUCCI - NICOLA GRATTERI
Questa è la versione di Lavitola sintetizzata dal GIP e infatti se guardate il calendario dopo il 16 ottobre, cioè gli sfoghi di Ranucci sulle difficoltà aziendali cessano, perché nessuno può più toccarlo e Lavitola passa all'incasso, è dopo l'attentato che il sondaggio parte davvero, è dopo l'attentato che cerca i riferimenti giornalistici per passare l'informazione.
Cioè perfino nel cronoprogramma sequestrato la riga più surreale mai messa diciamo a verbale in un fascicolo 2906, sospensione sondaggio per sovraesposizione candidato, cioè il 30 giugno arresto di Bombaroli, il caso esplode sui giornali e il sondaggio si deve fermare, deve fermare le interviste perché il candidato è troppo in tv, quindi sovraesposizione del candidato per la bomba ordinata secondo l'accusa dal suo stesso promotore elettorale.
SIGFRIDO RANUCCI TRA I SUOI SOSTENITORI
C'è il dettaglio finale, il più inquietante, secondo il giudice e perentorio Ranucci era evidentemente estraneo al progetto, anzi il giudice scrive vittima della manipolazione dell'indagato, quindi Lavitola non gli ha chiesto il permesso per mettere la bomba, non si è accordato con lui per lui, ha messo una bomba fuori casa del suo amico, ha insaputa dell'amico, ma secondo Lavitola per il suo bene, lo ama con l'esplosivo, si potrebbe dire amaramente, ma approfondiamo.
E mentre i suoi operai si autodenunciavano parlando, parlando, parlando, quindi le scimmici ascoltavano, secondo l'accusa Lavitola conduceva un'altra partita, sottile, da regista. Quattro giorni dopo la bomba, scrive Ranucci, dammi retta ti scongiuro in nome di Dio, forse, intendendo gli attentatori, hanno avuto notizie da intelligence straniere per muoversi così, a mio modesto avviso. I servizi, la pista israeliana, che secondo un giornalista di Report ha sentito avverbale, Lavitola caldeggiava con insistenza.
Ad oggi la valuto come un possibile depistaggio, dice. Poi la campagna ossessiva sulla scorta, per settimane tempesta Ranucci, chiedegli la seconda macchina, chiedegli la seconda macchina, Ranucci aveva un'auto di protezione, chiedegli il potenziamento, se non ti danno la seconda macchina, scrive, dammi il via libera per fare tutto il casino che mi viene in mente.
Gli manda costantemente rassegne stampa del Viminale, gli spiega come dovrebbe muoversi la scorta, gli dice proprio, fa proprio una sceneggiatura, una staffetta di almeno quattro uomini che ti fanno un cerchio di protezione, mi sta immaginando Lavitola.
Arriva a evocare fantomatici software di intelligenza artificiale che calcolino il rischio, tu hai un livello, scrive Lavitola, di rischio potenziale perché con gli odiatori che hai è molto alto questo rischio, si cercano persone psicolabili sui social e si plagiano, il vero pericolo sono gli odiatori, capito?
Quindi non lui. Più la minaccia sembra grossa, più la vittima è sacra, più il candidato cresce nella testa delLavitola, ogni allarme per Lavitola è un mattone del monumento. Il giudice la chiama col suo nome, Manipolazione, lo scrive, il burratinaio che dopo aver ordinato la tempesta si offre come ombrello ai ranocci.
BOMBA FUORI DALLA CASA DI SIGFRIDO RANUCCI
30 giugno 2026, arrestano gli esecutori e guardate le reazioni a catena in ordine. Clesio dal Camerun comunica alla compagna che ad agosto non può tornare, poi le chiede testuale di andare a Napoli a incontrare il dottore.
Il dottore ha detto che domani deve essere a Napoli, non puoi andare a trovarlo? La moglie di Clesio furiosa e spaventata dice NO! E dopo aver letto un articolo che collega il compagno e Lavitola all'attentato, gli scrive la frase definitiva, non voglio più avere nulla a che fare con voi, punto.
ALESSANDRO ORSINI - LUCA SOMMI - SIGFRIDO RANUCCI
E Lavitola? Lavitola compra un biglietto aereo. Il 2 luglio organizza, il 3 litiga con la moglie per un pagamento online che non passa, sta un attimo attenta, mi serve per il visto, se no non parto, il 4 luglio è prenotato sul volo delle 23 per Addis Abeba, poi destinazione finale il Cameron da Clesio. La sera del 4 luglio alle 19.40 esce di casa con la moglie e le valigie per andare a Fiumicino, ma trova la guardia di finanza sul portone, perquisizione.
Nel decreto c'è scritto nero su bianco, Valter Lavitola mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci
E qui Lavitola fa la cosa che tutti in questa storia fanno sempre, parla.
Il giorno dopo al suo ristorante, tavolo fondo sinistro interno, così è etichettata la microspia, ovviamente il ristorante è pieno di microspie ambientali, quindi racconta tutto a un amico imprenditore, è una sorta di monologo, da sceneggiatura.
"C'è un guaio grosso, dice, sono indagato perché sarei il mandante dell'attentato contro Ranucci, così dice a questo imprenditore, mentre è ascoltato". E racconta la sua sfida al colonnello durante la perquisizione.
pellegrino davino - arrestato per la bomba a casa di sigfrido ranucci
Gli ho detto: "Comandante facciamo una cosa", quindi quello che Lavitola dice al colonnello dei Carabinieri che sta perquisendo a casa sua, "mi scrive su un foglio di carta un movente ragionevole per cui avrei fatto l'attentato a Ranucci e io lo confesso, dico sì l'ho fatto".
Sicuro di vincere, spiega all'amico il suo asso: "Io e Ranucci mangiamo insieme minimo due o tre volte al mese, se avessi voluto ucciderlo, dice Lavitola, sai che ci metto? Ci metto il veleno nel piatto, lo riempio di Gutalax, gli viene la diarrea. Niente, me l'ha detto pure Ranucci una volta, scusa mi potevi avvelenare, no? Mangiando con te".
Il Gutalax come prova di innocenza per una bomba, argomento davvero lassativo, ma andiamo avanti.
VALTER LAVITOLA - RICARDO MARTINELLI - SILVIO BERLUSCONI
C'è un momento in cui a Lavitola gli si apre davvero il pavimento sotto i piedi perché il colonnello alla sfida del movente ragionevole gli risponde: "il movente? per fargli del bene" e Laitola dice, mentre sta raccontando questa storia, "cazzo mi ha fottuto", cioè dice Lavitola, gli ho dato la mia parola d'onore, se vuole glielo firmo realmente. Per fortuna, dice l'imprenditore, quello non mi ha creduto, pensava fosse una battuta, se quello mi prendeva in parola, io firmavo per fargli del bene.
E' la frase del colonnello e Lavitola gli dice mi ha fottuto. L'investigatore che azzecca il movente più assurdo e l'indagato che è intercettato ammette di essere rimasto fulminato dalla precisione del colpo e aggiunge poi lucidissimo la profezia sul destino mediatico. Se anche io mi accusassi, domani mattina esce sui giornali che Ranucci l'ha attentato se l'è fatto da solo.
il sondaggio by lavitola su ranucci leader del campo largo 4
Nessuno ci crederebbe mai che l'ho fatto io, nessuno crede che il mandante sono io. Ranucci va in commissione, parlamentare intende, e mi difende. Lavitola è convinto quindi che non può essere attaccato anche altrimenti tutti penserebbero che è stato Ranucci a farselo da solo.
E la notte della perquisizione infatti, cosa fa Lavitola? Chiama Ranucci e parlano per due ore e mezza. Alle quattro del mattino in macchina con la moglie a la guida e la microspia accesa, i tre, la vitro, la moglie e Ranucci in via voce, provano a ricostruire un alibi per il 15 settembre ed è una scena da commedia dell'arte, vi assicuro.
La moglie che ricorda l'affitto a Torvaianica l'anno scorso a giugno e Lavitola che sbianca è giugno, quello dice un mese prima dell'attentato e Ranucci, la vittima di tutto questo, che si arrampica sugli specchi per aiutare l'amico, che crede innocente, non puoi passare con la macchina di là perché è crollato il ponte, devi passare davanti casa mia per forza, quindi gli da l'alibi, è per questo che sei passato.
LA DOLCE VITOLA - MEME BY EMILIANO CARLI
"Mi ricordo, poi dice sempre Ranucci, che in un paio di situazioni mi hai detto che eri passato davanti casa mia, me lo ricordo come se fosse ieri". E la moglie: "la settimana di settembre ti sei spostato un giorno a casa di Sigfrido a mangiare" e Ranucci, "sì è vero, sei venuto a mangiare".
E Lavitola, costretto a fare lui il pubblico ministero contro se stesso, dice:"sì ma Gomez non c'era quando sono venuto e quelli dicono che avevano le celle mie e di Gomez, i telefoni avevano intercettato le celle, è impossibile capito? Che ti voglio dire?"
Quindi Ranucci pensa che vogliono incastrare Lavitola e gli da tutta una serie in buona fede di dettagli per giustificare il fatto che fosse passato di fronte a casa sua. Il tentativo di costruire giustificazioni avviene, scrive il giudice, con il contributo in buona fede della persona offesa.
In buona fede, scrive il giudice, Ranucci che alle quattro di notte cerca disperatamente ricordi per scagionare l'uomo che secondo la procura gli ha messo la bomba sotto casa. Se esiste un'immagine dell'ingenuità di questa situazione, ecco qui è proprio architipica, cioè disegnata, quasi come se non riuscissi a concepire il tradimento.
SILVIO BERLUSCONI - RICARDO MARTINELLI - VALTER LAVITOLA
La vittima che fa da alibi al suo attentatore gratis per amicizia e del resto era già tutto scritto in quella battuta che Ranucci faceva da anni quando i corvi lo tormentavano e lui scherzava con Valter, mi dovresti prestare Gomez, cioè prestami Gomez, il tuo gigante, il factotum per sistemare i nemici, no? E la vittola sarebbe felicissimo e si ridevano.
Non sapeva di star scherzando con l'uomo che, secondo le accuse, avrebbe organizzato la logistica della sua bomba. Ultimo appennellato sul quadro, mentre tutto crolla, la vittola trova pure il tempo di fare il commento tecnico giuridico con l'amico al ristorante. Lo fa proprio da vero professionista del ramo.
Essendo io il mandante, dice, cade l'aggravante mafioso, io non sono mafioso e quindi non se ne occuperà più la DDA, che è la sua preoccupazione, ma la procura competente per territorio, che indovina qual è, dice il faccendiere, che indagato per strage ragiona sulla competenza territoriale, come se fosse un cattedratico.
E l'amico che ascolta e commenta la vicenda dice, questi autori dell'attentato sono quattro sfigati, quattro scappati da casa, usa l'espressione, e non sapeva quanto aveva ragione. Ma la vittola quando dice chi è che se ne occuperà, dice non più la DDA, intende un magistrato della zona di competenza della casa di Ranucci, quindi intende starà dalla sua parte, non ci penserà minimamente a mettermi nei guai.
Salto, si arriva in cella, ancora una volta micro spie.
Davino, Mutone e Passariello sono detenuti insieme, apposta, perché sono ascoltati. I soldi promessi, la carta ricaricata, l'avvocato pagato, il sossegno alle famiglie, non arriva niente, e la rabbia monta.
Pellegrino è arrabbiato con Clesio, che vuole parlare quell'altro, "Onir mi ha messo a me in mezzo alle tarantelle e tu te ne volevi uscire, e io mi devo prendere i guai, mi devo fare la galera come uno scemo, fanno tutti in bosso col culo degli altri".
Mutone ha il rancore proprio del bracciante tradito e infatti dice: "hai detto, hai fatto, mi hai promesso, mi hai promesso, mi hai promesso, neanche un pacchetto di sigarette hai mandato", loro sono soli in carcere. E anche con Lavitola ce l'hanno, dicono "quell'altro da Salerno", fanno una specie di struttura sociologica, vi assicuro, anche se sono tutti semi-analfabeti di questo gruppo.
Dice: "butta gli altri avanti e lui si prende i soldi. Hai capito che fa? Chissà da chi prende i soldi". Cosa vogliono dire qui? Butta tutti avanti e lui si prende i soldi, come se fosse pagato da qualcuno per fare quello che ha fatto.
sigfrido ranucci a lavarone, provincia di trento 1
Poi aggiunge: "Noi non siamo nessuno, però abbiamo la cattiveria". Ed è qui in questi sfoghi che esce la cifra, la tariffa. Quanto vale mettersi al volante per andare a posizionare una bomba fuori casa di un giornalista, rischiando 20-30 anni? Pellegrino tra l'altro lo rinfaccia proprio a mutone, davanti a tutti.
I 1.000 euro degli sei presi, ti è piaciuto per 1.000 euro metterti in macchina, adesso non puoi più fare, in quel momento ti sei divertito. 1.000 euro, 1.000 euro. L'autista che ha messo, che ha portato Passarello a mettere la bomba fuori casa di Ranucci, ha ricevuto un compenso quantificato, scrive il giudice, in euro 1.000. Il succello di Ecclesio, parlando con la figlia, farà la contabilità complessiva dell'operazione, tra l'altro con la precisione del ragioniere di Paese.
I soldi che ha dato a questo ce li ha dati a quello. Lavitola ci ha dato 4-5.000 euro, poi 3.000 euro, 6.000 euro, 10.000 euro. Non lo so.
Quindi diciamo che l'intero attentato, secondo queste voci che emergono poi nell'inchiesta, sarebbe costato meno di un'utilitaria usata. E Passariello, in cella, tocca tra l'altro il fondo della dignità offesa: "Fammi capire, la mia compagna si deve prostituire per darmi da mangiare, lui mi deve dare quel e quell'altro".
sigfrido ranucci a lavarone, provincia di trento 2
E poi dicono: "fammi uscire da qua, poi ti faccio vedere come si ragiona. Io vado a trovarlo, intendo dire vado dalLavitola, fisicamente lo minaccio, lo colpisco".
E poi l'8 luglio, la scena madre.
In cella c'è la tv accesa, studio aperto, si parla dell'interrogatorio di Lavitola, i tre ascoltano il giornalista che ricostruisce tutto, i sopralluoghi, le celle, il Camerun, l'assistenza legale e Mutone, che è l'ansioso del gruppo, fa la battuta finale, perché dice, rivolgendosi agli altri due: "Ue, ma sanno proprio tutto. Hai visto che cazzo ha detto questo?" Si stupisce che il giornalista fosse riuscito a ricostruire tutto. "Sì, sape, sanno tutto".
laura cianfoni con sigfrido ranucci foto su dagospia nel 2021
E poi, a un certo punto, la tv annuncia che Lavitola si è avvalso della facoltà di non rispondere. E qui, incredibile, i tre, è proprio scritto a verbale, esplodono in applausi, bravo, bravo, applaudono che il mandante non parla. E quindi Pellegrino Davino conia l'epitaffio: "Questo non è uno scemo, eh, sto Lavitola ha i ristoranti a Roma", come dire, no? Ci sa fare. Mutone, che diventa il moralista del gruppo, chiude con la sentenza, davvero, che meriterebbe di stare sui libri: "Si sono venduti tra di loro. Noi siamo stati uomini".
bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 9
Lui dice: "noi non abbiamo parlato, noi siamo stati arrestati e non abbiamo detto niente. Questi invece si stanno parlando, no? Clesio, lui, stanno iniziando a parlare". E poi, no? Sempre Pellegrino dice: "Noi non abbiamo dato fastidio a nessuno. E' una cosa che hanno fatto tra loro. Le persone, pure le persone per bene", quindi si preoccupano dell'opinione pubblica, dell'opinione in carcere, "non se la devono prendere con noi".
Quindi i bombaroli si proclamano estranei alla bomba che hanno messo, perché, in fondo, era una faccenda tra il mandante e la vittima. Problemi loro.
In tutto questo, Marica De Filippis, ai domiciliari, parla con un'amica in codice, aggiunge un dettaglio interpretativo. Perché l'attentato lo definisce viaggio. I mandanti, assicurazione.
E produce quindi la metafora definitiva del welfare criminale. Dice a questa amica: "quando fai il viaggio, metti l'assicurazione sopra. Se il volo viene cancellato oppure fa ritardo, loro ti rimborsano".
E su chi fosse il bersaglio, giura di averlo scoperto dopo. Qualcun altro non era consapevole della meta. Sempre in linguaggio criptato, dice Marica.
articolo di domani su lavitola che minaccia ranucci
Quando l'hanno saputo della meta, tutti quanti a bocca aperta. Quindi non sapevano di star mettendo la bomba a Ranucci. Cosa che stupisce, perché si erano appostati da ore, quindi avranno visto la scorta.
Non hanno fatto un pensiero, andiamo a mettere la bomba a qualcuno che la scorta? Ricapitoliamo. Perché a raccontarla tutta ad un fiato sembra davvero una storia impossibile. Quindi un giornalista di inchiesta subisce un attentato di ramitardo sotto casa.
Il paese si mobilita, la politica si indigna, la solidarietà è unanime, è un attacco alla libertà di stampa. Le indagini durano otto mesi, c'è un ragazzino che riconosce una 500X, due targatori dell'antimafia piazzati per caso che raccolgono tutte le informazioni sulle auto, un noleggiatore terrorizzato, centinaia di ore di intercettazioni in cui gli attentatori confessano tutto più volte e ridono.
laura cianfoni sigfrido ranucci ettore viola fto di bacco
E alla fine, secondo la procura di Roma, la catena è questa.
La bomba l'ha messa un pluri-pregiudicato del rione Gescal, pagato una manciata di euro, insieme a un autista pagato mille euro. A ingaggiarli il figlio del bombarolo, procacciatore di esplosivi, pellegrino da vino, su incarico del suo amico camerunense detto "Onir", il quale eseguiva gli ordini del suo dottore conosciuto in carcere a Secondigliano, il faccendiere della Seconda Repubblica.
Quello della compravendita dei senatori per far cadere il governo Prodi, quello della casa di Montecarlo per distruggere la credibilità di Fini, Valter Lavitola, che l'avrebbe fatto per fare un regalo alla vittima, blindare la vittima in Rai, santificarla davanti all'opinione pubblica e, secondo la gestione di Lavitola, lanciarla verso Palazzo Chigi.
Tutto questo avvalorato dal sondaggio sospeso per sovraesposizione del candidato, quando la cronaca della bomba, la sua bomba, ha fatto troppo rumore. Il 26 giugno 2026 il giudice sclude l'accusa di strage, perché la carica era ridotta e la strada era deserta.
sigfrido ranucci geppi cucciari puntata di splendida cornice del 30 ottobre 2025
La volontà, scrive il giudice, era intimidire non uccidere: ma se quei serbatoi a gas fossereo esplosi, staremmo raccontando un’altra storia.Il 10 agosto 2026 firma la custodira cautelare in carcere per lavitola e clesio tavares, che al momento è ancora in Camerun. Sono tutti innocenti fino a sentenza definitvia
Ma una cosa emerge dalle carte, ed è più grande di ogni processo: in questa storia, nessuno è quello che sembra. La camorra fa las pia al pubblico ministero, i bombaroli si proclamano vittime, il mandante è il miglior amico del bersaglio. E la vittima, l’unico innocente vero in tutta questa vicenda, passa la notte al telefono a cercare alibi per l’uomo che l’ha fatto bombardare.
milena gabanelli sigfrido ranucci puntata di splendida cornice del 30 ottobre 2025
È incredibile: Sigfrido Ranucci, quello che loro neanche riuscivano a chiamare Sigfrido e chiamano Sirignano, non sapevano neanche il nome, è bombardato, secondo l’accusa, non dai suoi nemici, ma da chi diceva di amarlo. Questa storia evolve, e noi la sseguiremo in tutti i vari passaggi.
Il 12 aogsto 2026 Lavitola, appena arrestato, compare davanti ai giudici per l’interrogatorio di garanzia, cinque ore. Stavotla non si avvlae della facoltà di non rispondere, atteggiamento che aveva generato gli applausi in carcere della banda che aveva piazzato l abomba. Stavolta confessa. Sono io il mnadanet dell’attnetato, lo dice lui, e lo conferma il suo avvocato Sergio Cola.
SIGFRIDO RANUCCI E LA TROMBATA - BREAKING ITALY
A proposito va fatto un approfondimento su Cola. Benche viene contattato dalla banda , e indaicato da Tavares, non difende più gl iattentatori, non prende l’incarico. Cola che è stato l’elemento investigativo che aveva portato i carabinieri a Lavitola, perché è risultato dall’indagine insolito che queesta banda di disperati potesse avere Cola come avvocato. E quindi ricostruiscono che era l’avvocato di Lavitola, storicamente, e aveva anche difeso Tavares.
Ma non è l’avvocato, altri saranno gli avvocati che difendono la banda. Perché Lavitola dice di aver fatto l’attentato? La motivazione, dice, l’ha fatto per fargli aumentare il livello di scorta. Ranucci era minacciato da gente pericolosa, la sua tutela era insufficiente, e allora lui, l’amico, ha organizzato l’intimidazione per costringere lo Stato a difenderlo meglio. E in effetti, dopo la bomba, gli agenti passano da due a otto.
La politica? Lavitola giura che non c’entra niente. E il sondaggio? Un’altr acosa, un progetto separato. E aggiunge un dettagli ocon cui prova ad alleggerirsi la cosicenza. Lui avrebbe chiesto di sparare contro la villetta, non una bomb. Cosa strana perché quando Pellegrino D’Avino cerca la bomba dice dobbiamo buttare giù i palazzi. Quindi dice è un’inizativa di questa banda di disperati.
Dieci mesi prima, durante la perquisizione, aveva sfidato il colonnello dei carabinieri a trovargli un movente ragionevole. E alla risposta del colonnello per fargli del bene, aveva confessato: “M’ha fottuto”. Però adesso lo fa proprio suo: L?ho fatto per il suo bene. Quindi la profezia del colonnello diventa la linea difensiva di lavitola. Ma il giudice non gli crede: definisce la sua ricostruzione vaga, assolutamente generica e priva di ogni indicazione concreta suscettibile di verifica. Quindi respinge i domiciliari e lo spedisce in carcere. Ma nell’interrogatorio Lavitola lascia cadere un’ultima frase. O meglio, è riportata dalla stampa, non sembra esserci a verbale: “Non escludo che Ranucci avesse intuito il mio piano”. Attenzione: a maneggiare questa frase, non abbiamo riscontro, è la stampa. Tra l’altro quando viene chiesto all’avvocato Cola, risponde “No comment”.
giulia presutti e sigfrido ranucci foto di bacco
Ma in realtà poi è lo stesso Lavitola che dice chiaramente Ranucci non sapeva nulla... è indimostrabile se avesse intuito o no....
È incredibile come Passariello avesse usato una metafora: “Una mano lava l’altra, no?”.
Come a dire se Ranucci cresce Lavitola avrà i suoi vantaggi, quindi tutti aiutano tutti. La cosa più assurda, in realtà non è la cosa più assurda, è piena di cose assurde questa storia, è che tutto sia avvenuto tramite il ricatto dell’amicizia, la trappola dell’amicizia.
sigfrido ranucci imbavagliato - illustrazione del fatto quotidiano
Un giornalista d’inchiesta vive di relazioni impresentabili, parla con i pentiti, cena con i faccendieri, ascolta i nomi dei clan, è il mestiere: stare tra i peggiori. La fonte non si scegli e mai tra le anime belle, ma tra chi sa le cose. E chi sa le cose spesso è fango, è il livello più infame.
Però qui non c’è distanza, non c’è diffidenza, non c’è il sospetto come igiene professionale verso la fonte, viene raggirato Ranucci. E la fonte diventa sua amica, e la fonte è colei che sollecita un’ipotesi politica, che pubblicamente si smentisce, fanno tutti così, ma privatamente comunque si vaglia. Il veleno vero, che funge da carta moschicida secondo il giudice è proprio la politica, l’idea di se la fama, i messaggi dei fan girati all’amico (“milioni di italiani ti vogliono alla guida del paese”) i sondaggi sulla popolarità, la griglia del sondaggio corretta, perché come scrive Ranucci, “va fatta bene altrimenti non serve. Secondo il gip, è questa la strategia attraverso cui ha tenuto attaccato a sé Ranucci.
sara manfuso giuseppe conte barbara floridia sigfrido ranucci (4)
Il faccendiere è come se gli mostrasse i meandri della politica, in cui non è affatto sicuro di entrare, ma si tiene l’ipotesi aperta fosse anche solo dentro di sé. L’unica cosa che conte nel giornalismo di inchiesta è essere odiati dal potere, e non dovere niente a nessuno. Un programma che un governo di turno vuole smontare è un programma che non ha bisogno di protettori.
La sua legittimità è proprio lì, nel fastidio che dà al potere. È il paradosso struggente di questa storia: Ranucci non ha commesso alcun reato, ma quella corazza che non avevano bucato le interrogazioni parlamentari, le querele, i tagli, è riuscita a essere violata da un abbraccio, dalla lusinga ascoltata anche una volta di troppo.
I nemici che volevano “Report” a pezzi non ci sono riusciti in vent’anni, e qui sembra esserci un tentativo di un faccendiere, con il ristorante di pesce, con mille ti voglio bene, con un contatto preso anche per una questione legata al figlio, quindi problematiche di salute, ha agganciato Ranucci e di fatto lo ha manipolato, come scrive il giudice nelle carte.
È come se il potere non corrompesse più con le bustarelle, ma iniziasse a corrompere con l’affetto. Ti adotta per fregarti, quello che non erano riusciti a fare con la delegittimazione, si ottiene con un abbraccio. Questo è quello che ha fatto Lavitola...
giuseppe conte barbara floridia sigfrido ranucci (2)
sigfrido ranucci barbara floridia
SIGFRIDO RANUCCI - CHIARA COLOSIMO FOTO LAPRESSE
giuseppe conte rula jebreal sigfrido ranucci
bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 5
SIGFRIDO RANUCCI - LA SCELTA
sigfrido ranucci veronica pivetti
sigfrido ranucci
sigfrido ranucci
ranucci gabanelli
paolo corsini sigfrido ranucci commissione vigilanza rai foto lapresse
DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO…
DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA…
DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL…
FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI…
DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA…
DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA…