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“IL PALCO È COME UNA SCOPATA SOTTO EROINA, POI LO SPEED E DUE BOTTE DI COCAINA. TUTTI INSIEME” – IL RAPPER SALMO, ALL’ANAGRAFE MAURIZIO PISCIOTTU, VUOTA IL SACCO CON ALESSANDRO FERRUCCI: “GLI ALTI E BASSI PERICOLOSI LI HO VISSUTI CON LE DROGHE. ALCUNE TIRANO FUORI QUELLO CHE SEI PERCHÉ TOCCHI IL FONDO” – IL ROLEX D’ORO E LA LAMBORGHINI NERA: “LA USA MIO PADRE, IO GIRO CON UN VESPINO. MIO PADRE NON HA AVUTO UN CAZZO DALLA VITA, QUANDO L’HA VISTA GLI È PRESO UN COLPO, ALLORA GLI HO DATO LE CHIAVI: ‘PRENDILA’” – “LA DEPRESSIONE FA PARTE DELLA MIA FAMIGLIA A PARTIRE DA NONNA: SI STRAPPAVA I CAPELLI. LA SUA STORIA È STATA PESANTE: È CRESCIUTA IN UN PERIODO IN CUI, SE AVEVI UN TOT DI FIGLI ED ERI SENZA MARITO, VENIVI DEFINITA ZOCCOLA” – VIDEO

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Estratto dell’articolo di Alessandro Ferrucci per “il Fatto Quotidiano”

 

il rapper salmo

Apparenza. Scarponi slacciati, calzini di spugna bianchi, pantaloncini larghi, maglietta, cappellino d’ordinanza. Tatuaggi, per forza.

 

[…] Ma appena arriva nel backstage del suo concerto ad Arzachena (ventimila biglietti venduti) Salmo saluta il gruppo, si siede alla batteria, prende tempo, scarica la tensione con bacchette e tamburi, si acclimata tra suoni, polvere – quanta polvere! – e rocce “smeraldine” imperanti sullo sfondo.

 

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Poi si avvicina e prima della stretta di mano indossa gli occhialini da sole neri, a fascia, anzi nerissimi, di quelli che non lasciano intravvedere nulla, schermano la vita. “Piacere”. E subito dopo muove la spalla sinistra, come per allungarla: “Mi fa male, colpa della boxe. Troppi ganci”. […]

 

Dopo cinque minuti cambia l’apparenza. Anzi, tutto cambia. Toglie gli occhialini, mostra gli occhi. Che sono veri, verissimi, chiari, diretti; via pure il cappellino, via la distrazione della band impegnata con le prove (“entriamo nel camerino”), via il dolore alla spalla, appoggia la schiena sul divanetto e davanti a noi “arriva” Maurizio Pisciottu. 42 anni. Nato a Olbia. Rapper.

 

Idolo da decine di migliaia di fan ai concerti, dischi d’oro, imitazioni a raffica, uno stile tutto suo, testi spesso durissimi, polemiche e accuse sono un distintivo, carismatico come pochi altri e una carriera partita in ritardo rispetto a un’epoca da friggi, mangia e fuggi: “A 27 anni mi davano per perso. Poi la vita si è stravolta”.

 

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Che effetto fa avere decine di persone che lavorano per lei?

Amo l’aggregazione; sono cresciuto ascoltando il rap, con il sogno dell’hip hop, dello stare insieme, però nella mia città c’erano punk e metallari.

 

Sarà stato visto come il matto o il pericoloso.

Matto, sì. Anzi il diverso, lo strano. Poi vestivo con gli abiti larghi e uscivo di casa con lo skate o i pattini.

 

Lo strano ha fatto carriera.

All’inizio ero pieno di ansie, avevo paura di sbagliare.

 

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La sindrome dell’impostore non può mancare.

Eccome; (pausa) ho svoltato a 27 anni, tardi, quando oramai ero rassegnato e tutti quelli attorno a me ripetevano una sorta di “oh, guarda che il treno è passato”.

 

[…]

 

E così?

È iniziata la sindrome dell’impostore, temevo di essere un coglione, di non valere niente. Intorno a me, davanti a me, all’improvviso tutto era veloce.

 

[…]  C’è uno stile Salmo.

Può essere, ma non lo voglio ammettere (qui toglie gli occhiali).

 

Indossa un Rolex d’oro.

Ho solo questo. Mi piacciono le belle cose, quelle materiali, fighe, però le evito.

 

Come mai?

Ho paura di andarci sotto. Se divento seguace di qualcosa, è la fine.

 

Ossessivo.

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Per la musica, sì. La maggior parte dei soldi l’ho spesa in strumentazione.

 

Macchine di lusso?

Ho una Lamborghini, nera. Basta. Ma la usa mio padre, io giro con un vespino; (cambia tono) mio padre non ha avuto un cazzo dalla vita, quando l’ha vista gli è preso un colpo, allora gli ho dato le chiavi: “Prendila”.

 

Suo padre spiazzato dal suo benessere?

Sì. Sì... sì.

 

Quando i figli ottengono successo spesso i genitori vanno in crisi.

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Il problema è quando perdi l’obiettivo: è l’obiettivo a portarti fino a 100 anni.

 

Quindi?

I miei hanno lavorato tutta la vita e a un certo punto uno dei figli, quello in cui non credevi, ti svolta, ti compra casa, ti dà una super auto.

 

“Dal figlio in cui non credevi...”.

Quello che hanno preso a calci nel culo.

 

[…] Nella vita qualche calcio lo ha restituito.

Anche scopettate.

 

Tradotto?

il rapper salmo - rolling stone

Con la band del tempo, nata prima del successo, per un anno abbiamo organizzato una sorta di spedizione a Londra. Obiettivo: spaccare con la musica. Peccato che ci siamo sciolti il giorno dopo il nostro arrivo.

 

Perfetto.

Lo so, sembra una barzelletta. Comunque eravamo lì per suonare, non ci siamo riusciti, così era necessario lavorare. Un giorno trovo posto in un ristorante italiano, ma prima di presentarmi chiedo a degli amici di prestarmi vestiti adatti. Rimedio scarpe, pantaloni e camicia molto grandi. Sembravo uno spaventapasseri.

 

E lì?

Il proprietario mi vede e inizia ad attaccarmi: “Cosa indossi?

sei un pagliaccio?”. Ci siamo picchiati, io con lo scopettone che stavo utilizzando per spazzare.

 

Nella vita, di botte, ne ha più prese o più date?

Più prese anche perché la maggior parte delle volte è capitato in mezzo a una rissa.

 

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Se c’è rissa lei si butta.

Sì.

 

Le si chiude la vena e via.

Lo so, è brutto, ma è così.

 

Cosa la fa maggiormente avvelenare?

Il non rispetto e le bugie.

 

Lei ha un buon vocabolario.

È una domanda?

 

Più un’affermazione.

(Leggermente stupito) Ah.

 

Ci sono vocaboli che detesta?

Il mio lavoro è selezionare parole che suonano bene e alcune sono impossibili.

 

Esempio.

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Lilla. O burro.

 

Via.

Comporre è simile a un puzzle.

 

E non c’è niente che può far male come le parole.

Giusto. Le parole possono scatenare guerre, annientare carriere, farti cadere in depressione.

 

Sa cos’è la depressione?

Fa parte della mia famiglia a partire da nonna: si strappava i capelli. Ma la sua storia è stata pesante: è cresciuta in un periodo in cui, se avevi un tot di figli ed eri senza marito, venivi definita zoccola.

 

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La rockstar è soggetta ad alti e bassi.

Dopo il concerto resto sveglio tutta la notte.

 

È pericoloso.

Gli alti e bassi pericolosi li ho vissuti con le droghe. Quello della musica è un up&down bellissimo.

 

La droga, quindi.

Alcune tirano fuori quello che sei perché tocchi il fondo. E capisci come reagire alla vita; (pausa) il livello di sensibilità è la differenza che c’è tra una persona normale e un artista.

 

Quando ha scoperto la sua di sensibilità?

A 14 anni per il mio primo live; a quel tempo ero timidissimo, mi relazionavo con poche persone che ritenevo come me, poi davanti al live ho reagito. Sono esploso in maniera forte e ho capito chi volevo essere.

 

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Per Alessandro D’Alatri il palco è la droga più forte del mondo.

È così, va oltre. Il palco è come una scopata sotto eroina, poi lo speed e due botte di cocaina. Tutti insieme.

 

Il culo è sopravvivere.

Ognuno di noi ha una frequenza, vibriamo. In un concerto la frequenza diventa unica e tutti sono collegati.

 

[…]

 

Anni fa si è definito “incazzato”.

Ora no.

 

Basta dissing.

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(Il dissing è un attacco verbale e musicale spesso rivolto a un altro artista. Diventano vere battaglie) Lì sono sempre pronto.

 

È cattolico?

Per niente.

 

Ha fatto il catechismo?

Un giorno solo.

 

Un po’ poco.

Volevo capire la situazione. Ma ho rispetto, la fede è importante.

 

In cosa crede?

In me stesso.

 

Credendo in se stesso è arrivato pure sul palco di Sanremo e da super ospite.

Tornassi indietro lo rifiuterei.

 

Come mai?

Al Festival ci devi andare da concorrente. Da ospite è una pallottola sprecata. L’ho capito dopo.

 

Cosa?

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Agli occhi del pubblico, di te, se non sei in gara, non importa nulla; (pausa) Sanremo è cambiato, si è aperto ai giovani.

 

A 42 anni è a metà.

Lo so.

 

Si è imborghesito.

Per niente!

 

Sicuro?

Ho provato.

 

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Che è una droga?

(Sorride) Ho frequentato dei posti, delle persone, a darmi un tono. Solo per capire. Io devo provare per capire.

 

E... ?

Non è per me.

 

La cravatta l’ha mai indossata?

Sì e mi sono sentito un deficiente.

 

Via.

Ho vissuto la povertà fino a un’età importante, non posso cambiare.

 

Da non benestante come viveva la Costa Smeralda?

Quelli di Olbia la sentono in maniera quasi traumatica. Quelli della mia età al massimo potevano spacciare o trovare lavoro come giardinieri, per questo ci hanno soprannominato “i giardinieri di Berlusconi”.

 

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E lei?

Ho lavorato in alcuni hotel: portavo le valigie o da parcheggiatore. I clienti tutti russi.

 

Grandi mance?

Se non me la davano gli lanciavo le valigie dalle scale.

 

Orgoglio.

Cattiveria. Altri combinavano di peggio.

 

Con le donne russe?

Manco ci guardavano in faccia.

 

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Da famoso ha recuperato?

Con le donne? Abbastanza.

 

Viene definito “riservato”.

Lo sono diventato, perché con la fidanzata precedente eravamo troppo esposti. Ed era una merda.

 

Seguito sempre.

Dei momenti brutti: una volta sono scappato da un ristorante siciliano, assediato da cento persone.

 

Scappato, come?

(Ride) Siamo stati costretti a saltare un muretto, infilarci nel bagagliaio di un’auto guidata da una signora ubriaca.

 

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La sua ragazza “contenta”.

Mica tanto. Un’altra volta a Milano un tipo fatto di cocaina ha provato a mettermi sotto. Gli ho dato una cartata in volto.

 

A questo punto dica un vantaggio dell’essere famoso.

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Aver comprato casa ai miei genitori. […]