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"HO SEMPRE ACCOLTO TUTTI, ASSASSINI E CORROTTI, MI PIACE STARE TRA I PEGGIORI" – SE NE VA A 96 ANNI DON ANTONIO MAZZI, FONDATORE DELLE COMUNITÀ EXODUS - "I CRITICI CHE MI DEFISCONO 'DON TELEVISIONE'? ME NE SONO SEMPRE FREGATO, LA TV È LA NUOVA PARROCCHIA, CI VADO PER LANCIARE DEGLI SPOT A FAVORE DEL CIELO” – “IL VATICANO? DOVREBBE SPARIRE. PAPA LEONE? HA TROPPA TESTA, E LA GENTE CON TROPPA TESTA NON MI PIACE” - “GIORGIA MELONI? NON HA PERSONALITÀ, NON CAPISCO COME SIA POTUTA ARRIVARE DOVE È” - "LA PEDOFILIA? I FUTURI PRETI DOVREBBERO VIVERE FUORI DAI SEMINARI FINO AI 18 ANNI. CHI PASSA LA PRIMA PARTE DELLA VITA IN UN LUOGO CHIUSO, AVRÀ DEI PROBLEMI" - "CORONA? UN PIRLA. SI CREDE LA DIVINITÀ DI SÉ STESSO. LUI E LELE MORA MI HANNO SOLO FATTO PERDERE TEMPO" - LA MALATTIA, LA MORTE DEL PADRE, LA DIFFERENZA TRA LUI E VINCENZO MUCCIOLI E... - LA BOMBASTICA INTERVISTA DI LORENZETTO E IL VIDEO STRACULT DELLE IENE IN CUI MAZZI PARLA DI CORONA A DINO GIARRUSSO
https://www.iene.mediaset.it/video/giarrusso-fabrizio-corona-e-il-suo-fiume-di-soldi_63725.shtml
EXODUS: MORTO DON ANTONIO MAZZI
(Adnkronos) - E' morto oggi alle 17 a Milano, all'età di 96 anni don Antonio Mazzi. Ad annunciare "con profondo dolore" la scomparsa del suo fondatore e presidente è la Fondazione Exodus.
Circondato fino all’ultimo dall'affetto dei suoi ragazzi e degli educatori - si legge in una nota - don Antonio lascia un vuoto incolmabile. Per oltre quarant'anni ha guidato con dedizione instancabile Exodus trasformando la strada in un luogo di rinascita, riscatto e speranza per migliaia di giovani fragili e per le loro famiglie, e ha aperto nuove frontiere in Italia e nel mondo, quello povero, attraverso associazioni e cooperative, portando avanti insieme il grande messaggio di speranza nell’essere umano e nella umanità.
Tutta la comunità di Exodus si stringe nel ricordo e nella gratitudine verso un uomo che ha dedicato l'intera vita all'accoglienza e all'educazione.
"Ci ha lasciati un padre, un uomo, a suo modo un visionario - dichiara Franco Taverna, vicepresidente della Fondazione Exodus Don Antonio Mazzi Ets -.
Un 'prete matto, borderline' come spesso amava definirsi, che non si è mai stancato di lottare per restituire il futuro a tanti ragazzi che ha incontrato nella sua vita.
Don Antonio amava ripetere che non era stato lui a salvare i ragazzi, ma che erano stati proprio i ‘suoi ragazzi difficili' a salvare lui. Oggi tutta la grande famiglia di Exodus si stringe intorno al suo ricordo.
Non lo piangiamo con rassegnazione, ma faremo festa per lui, continuando a portare avanti la sua missione con quella stessa passione, determinazione e quella sana follia che lui ci ha trasmesso fino all'ultimo giorno".
"Il suo approccio metodologico incentrato sull’educazione, unito a una straordinaria visione d'insieme, ha permesso di riscrivere le linee guida dell'intervento pedagogico in Italia” – continua Taverna - La Fondazione, nel confermare la piena continuità di tutte le attività operative e progettuali in corso, si impegna a preservare e valorizzare il suo vasto patrimonio scientifico, educativo e morale".
È MORTO DON MAZZI, AVEVA 96 ANNI
È morto oggi 31 luglio all'età di 96 anni Don Antonio Mazzi, sacerdote, educatore e attivista italiano, fondatore di Exodus
In queste ultime settimane, con un paio di ricoveri in ospedale e continui alti e bassi di salute, ripeteva solo una richiesta: di non essere lasciato solo. E fino all’ultimo i suoi ragazzi e le sue adorate collaboratrici, la sua famiglia, sono rimasti accanto a lui in Cascina, la loro casa. Ieri sera don Antonio Mazzi, sempre con i ragazzi ha guardato un po’ di tivù, ha chiesto informazioni su qualche progetto e poi questa mattina la nuova crisi e la percezione chiara che questa volta non ci sarebbe stato miglioramento.
Quando i medici hanno suggerito la sedazione, la famiglia gli si è stretta intorno ancora più forte. Cercando serenità ciascuno negli sguardi degli altri. Tutti intorno, ad accompagnare gli ultimi passi di un cammino lungo più di 96 anni, percorso sempre con l’obiettivo di stare vicino ai giovani, accoglierli, non giudicarli ma aiutarli a ritrovarsi.
Don Mazzi era così sensibile alle fatiche e ai disagi di questa età perché in qualche modo li aveva provati e li aveva affrontati da “ragazzo ribelle” come si definiva. «Penso spesso alla mia mamma, perché l’ho fatta piangere troppe volte», confidava ripercorrendo la sua infanzia segnata dalla morte prematura del padre e ricordando il lavoro instancabile di una donna rimasta vedova troppo giovane con pochi soldi, con Antonio bambino e un secondo figlio in arrivo nella provincia veneta, quella molto povera e molto devota.
Con la forza e la tenacia che evidentemente gli ha trasmesso, la madre era però riuscita a mettere Antonio al riparo da sé stesso e lo aveva affidato al seminario di Verona per completare l’opera da lei cominciata. La ribellione viene domata con lo studio: teologia, filosofia e poi corsi di psicologia, psicoanalisi e pedagogia. «Avevo bisogno di capirmi e di capire», spiega don Antonio nei suoi scritti.
Ma il bisogno si tramuta presto in desiderio di «fare per cambiare», partendo sempre da questa emergenza giovanile che cominciava a farsi più acuta verso l’inizio degli Anni 80 con la piaga della tossicodipendenza.
A don Mazzi, trasferito a Milano nel 1979, viene affidata la direzione dell’Opera don Calabria che si affaccia sul Parco Lambro. «Passeggiavo in mezzo a tappeti di siringhe e soccorrevo ragazzi sballati, a volte in fin di vita». Progetto Exodus nasce così, nel 1979, e nell’84 arriva dal Comune la concessione di Cascina Molino Torrette: da allora quella sarà per sempre, davvero fino all’ultimo respiro, la sua casa e il riparo accogliente e rigenerativo per centinaia di ragazze e ragazzi che la società aveva dato per persi. A ciascuno di loro si dedica come un padre e come un educatore: spiega loro che si chiamano “Exodus” perché ogni vita è un viaggio e il viaggio è più bello e meno faticoso se si cammina insieme.
La sua battaglia contro la tossicodipendenza incontra la benedizione amorevole del cardinale Carlo Maria Martini che in quegli anni può contare sull’azione efficace e generativa di tre sacerdoti diventati “monumenti” per la città: don Mazzi appunto e poi don Gino Rigoldi e don Virginio Colmegna. «Uno coi tossici, uno coi carcerati e uno coi matti: siamo proprio una bella squadra», scherzava don Mazzi parlando dei suoi colleghi di carità.
Sono anni fervidi di impegno e iniziative. Il carattere esuberante e estroverso di don Mazzi facilita anche il salto in tivù, ospite fisso (e amico) di Mara Venier a Domenica In. (…)
lele mora nella comunita' di don mazzi
lele mora e don mazzi foto lapresse
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corona don mazzi
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DON MAZZI
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corona don mazzi
DON MAZZI
IL LIBRO DI DON MAZZI
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don antonio mazzi cover
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