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Marco Giusti per Dagospia
Venezia 69. Arrivati stremati alla seconda settimana del Festival, distrutti dal tempo assurdo, dai ristoranti e dagli alberghi del Lido e da lotte intestine nelle maggiori testate, non credo che i nostri critici abbiano capito perfettamente la trama del nuovo film di Takeshi Kitano, "Outrage Beyond", sequel del suo precedente "Outrage", presentato a Cannes nel 2010.
Una prima parte di dialoghi fittissimi senza alcuna azione e una presenza femminile al solito minimizzata, due ragazze senza nome, una ha due battute e l'altra una, non ci hanno favorito nella piena comprensione di questa guerra tra clan di yakuza rivali, i Sanno della zona Est e gli Yashibata della zona Ovest, che stanno per rompere una tregua di anni stabilita dal patto del sake'.
Cosa sia questo patto del sake' non lo abbiamo capito, ma che tra i due gruppi filtri un certo nervosismo appare chiarissimo, a cominciare dalle battute tra i capi sui tatuaggi sbagliati dei rivali. Con l'entrata in scena del vecchio e malconcio Otomo di Takeshi, sembra quasi Achille Bonito Oliva, finito in galera nel film precedente e fatto uscire dalla potenza yakuza, iniziano le sparatorie e i morti ammazzati.
Ma il film rimane per noi piuttosto inerte, con piani fermi e azione ridotta al minimo. Non possiamo apprezzare, ahime', l'ironia del regista nel dipingere con accenti e tic particolari i capi e i soldati delle due bande. Probabilmente, pur su un ottimo livello e comunque e' sempre un piacere vederlo eroe yakuza, Kitano ha fatto di meglio.
outrage beyond TAKESHI KITANO jpeg
TAKESHI KITANO
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