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LO STREAMING DEI GIUSTI - CHE VEDIAMO STASERA? TANTO LO SO CHE AVETE GIÀ GUARDATO LE OTTO PUNTATE DI "MONSTER: THE LIZZIE BORDEN STORY" - SU AMAZON C'E' "UN DETECTIVE… PARTICOLARE", CHE TRADUCE MALE, ALLUDENDO A UN PARTICOLARITÀ SESSUALE CHE NON C’È, IL TITOLO ORIGINALE, "THE JANUARY MAN". PENSAVO CHE FOSSE UN BUON FILM MA NO, È UN DISASTRO. NON FUNZIONA NIENTE - MI SONO VISTO ANCHE DUE PUNTATE DELLA NUOVA STAGIONE DI "THE GENTLEMEN". DEVO DIRE CHE LA PRIMA STAGIONE NON MI ERA PIACIUTA GRANCHÉ...
Marco Giusti per Dagospia
MONSTER: The Lizzie Borden Story
Che vediamo stasera? Tanto lo so che avete già visto le otto puntate di “Monster: The Lizzie Borden Story” ideate da Ryan Murphy e Ian Brennan con Ella Beatty nei panni dell’assassina con l’ascia Lizzie Bordem, Vicky Krieps come Bridget Sullivan, la sua socia nell’omicidio dei genitori e Sarah Paulson come Aileen Wuornos. Altrimenti come si spiegano 12,5 milioni di visualizzazioni in quattro giorni che Netflix sbandiera?
Mi sono visto anche due puntate della nuova stagione di “The Gentlemen” di Guy Ritchie su Netflix, con Theo James, Kayo Scodelario, Giancarlo Esposito, Daniel Ings, Vinnie Jones, Hugh Bonneville e un gruppo di star italiane, Benedetta Porcaroli, che ne esce benissimo come Contessa Isabella Soranzo di Parma, bella e elegante, Michele Morrone che fa il bono cafone e non supera una puntata, e Sergio Castellitto come capo dei capi.
Devo dire che la prima stagione non mi era piaciuta granché, giocata come era tra un mischione di comedy di nobili e politici inglesi e la violenza da gangster-movie con morti ammazzati e linguaggio triviale. Trovavo il tutto pretestuoso e decisamente poco elegante. Troppa violenza, poi. La seconda stagione mi sembra meglio, anche se la troppa violenza rimane. Forse perché ci sono gli attori italiani. O perché la prima puntata, che si svolge interamente durante una battuta di caccia, ha una sua forza narrativa.
E gli attori riescono a funzionare, soprattutto i più sperimentati, come Hugh Bonneville come Lord Hawthorne, politico infame e gay, che si vorrebbe scopare il bono Jack di Harry Goodwins, o Vinnie Jones come il tuttofare Geoffrey e Joey Richardson. Michele Morrone è eccessivo come bonazzo cafone e in effetti dopo una puntata non ne possiamo più, ma Benedetta Porcaroli funziona perfettamente nel suo ruolo.
MONSTER: The Lizzie Borden Story
Ieri sera mi sono visto un po’ a caso su Amazon un film che non conoscevo, “Un detective… particolare”, che traduce male, alludendo a un particolarità sessuale che non c’è, il titolo originale, “The January Man”, prodotto e iniziato da Norman Jewison, diretto nel 1989 dall’irlandese Pat O’Connor, scritto da John Patrick Shanley, lo stesso di “Stregata dalla luna”, con Kevin Kline fresco dell’Oscar epr “Un pesce di nome Wanda”, Mary Elizabeth Mastrantonio, Susan Sarandon, Harvey Keitel, Rod Steiger con una assurda parrucca bianca, Danny Aiello e Alan Rickman che aveva esordito l’anno prima nel ruolo di cattivo in “Die Hard”.
Pensavo che fosse un buon film, no, la stessa produzione e scrittura di “Stregata dalla luna”, un cast di pregio. Invece è un disastro. Non a caso, leggo, Roger Ebert lo considerava il film “più brutto che avesse mai visto”. Non funziona niente. C’è un serial killer che uccide donne sole e lascia un nastro azzurrino. Il sindaco della città, una Toronto truccata da New York, Rod Steiger, si sveglia, chiama il procuratore, Harvey Keitel, e gli impone di recuperare il fratello, Kevin Kline, il miglior detective in circolazione, per acciuffare l’assassino.
Ma Kevin Kline, cacciato dalla polizia, è finito a fare il pompiere. Il fratello lo riporta in servizio, ma prima di arrivare alla caccia al serial killer, ci fanno sapere che Susan Sarandon, moglie di Keitel, prima stava con Kline e, nel frattempo, Kline si è scopato senza perder tempo Mary Elizabeth Mastrantonio, figlia del sindaco e migliore amica dell’ultima ragazza strangolata. Gran caciara. Non si capisce come si sia arrivati a un risultato così sballato.
La fuga dalla regia di Norman Jewison ci dovrebbe forse far capir qualcosa, ma anche la sceneggiatura è un disastro e gli attori del tutto sprecato. Nessuno sembra avere un ruolo ben definito. Alan Rickman, ad esempio, fa l’amico pittore di Kevin Kline che all’occasione lo aiuta nelle indagini. Capisco perché non ne sapessi nulla.
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