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LA VENEZIA DEI GIUSTI – SIAMO DALLE PARTI DI UN CASO CUCCHI POLACCO CON “ZEBY NIE BYLO SLADOW”, OPERA SECONDA DI JAN P. MATUSZYNSKI , SCRITTA DA KAJA KRAWCZYK-WNUK E TRATTA DA UN LIBRO INCHIESTA DI CEZARY LAZAREWICZ DEL 2006 SU UN CASO VERO - BUON FILM DI DENUNCIA, ANCORA ATTUALE, VISTI GLI INSABBIAMENTI CONTINUI DELLA POLIZIA NELLA CIVILE EUROPA, NON BRILLERÀ MAGARI PER GLAMOUR, MA GETTA UNO SGUARDO PRECISO E TAGLIENTE SU UN PASSATO CHE ANDREBBE RILETTO CON ATTENZIONE - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
Bel tuffo nella storia più cupa e profonda d’Europa. Siamo dalle parti di un caso Cucchi polacco con “Zeby Nie Bylo Sladow” (“Leave No Traces”), opera seconda di Jan P. Matuszynski , scritta da Kaja Krawczyk-Wnuk e tratta da un libro inchiesta di Cezary Lazarewicz del 2006 tratto da un caso vero.
Siamo nel 1983, nella Polonia dei militari del generale Jaruzelski che cerca di soffocare con la repressione poliziesca la voce dei militanti di Solidarnosc. Mentre Papa Giovanni Paolo II progetta il suo arrivo a Varsavia, la Milizia uccide di botte un giovane studente arrestato per strada senza motivo, Grzegorz Przenyk, figlio della poetessa e leader di Solidarnosc Barbara Sadowski, interpretata da Sandra Korzeniak, che vuole un giusto processo per inchiodare i colpevoli.
Non sarebbe difficile non lasciare tracce per la Milizia e il governo dei militari se non ci fosse un testimone oculare del pestaggio che ha portato alla morte del ragazzo,, il suo amico Jurek Popiel, interpretato da Tomasz Zietek, che è fortemente deciso a dire la verità, aiutato da Solidarnosc e dalla madre della vittima.
Il film, 160’ molto tesi a dire il vero, ben ricostruisce la situazione storica del paese e tutto l’insidioso percorso che porterà il ragazzo a un processo farsa dove dell’omicidio si tenterà di incolpare, un po’ come nel caso Cucchi, gli infermieri dell’ambulanza che lo ha portato all’ospedale.
Ministri, poliziotti, militari non vogliono alimentare la protesta che cresce in piazza e cercano in ogni modo di impedire al testimone di dire la verità, coinvolgendo nel gioco al massacro la sua famiglia, mettendo in galera l’avvocato e indagando sulla vita di tutti i dissidenti coinvolti, a cominciare dalla mamma poetessa. Buon film di denuncia, ancora attuale, visti gli insabbiamenti continui della polizia nella civile Europa, non brillerà magari per glamour o per eccessi estetizzanti, ma getta uno sguardo preciso e tagliente su un passato che andrebbe riletto con attenzione.
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