un peu avant minuit

LA VENEZIA DEI GIUSTI - CI MANCAVA ANCHE LA MORALITÀ SENTIMENTALE… IN “UN PEU AVANT MINUIT” DI NICOLAS PARISER, IL PROTAGONISTA SI AGGIRA PER PARIGI E INIZIA A DOMANDARSI SE, QUANDO FACEVA IL GIORNALISTA TRENTENNE E SCOPATORE, SI È COMPORTATO O NO DA MASCHIO PREDATORE. NEL SUO DIVENTAR MORALISTA E CHIEDER PERDONO A TUTTE LE RAGAZZE CHE HA INCONTRATO 25 ANNI PRIMA, DIVENTA ANCORA PIÙ MOLESTO DI QUANTO LO FOSSE PRIMA. QUANDO ARRIVERÀ A FERRARA E INCONTRERÀ LA SORELLA, AFFRONTERÀ ANCHE UN TEMA IMPORTANTE COME IL RAPPORTO FRA SUA MADRE E IL PADRE CHE NON HA MAI VISTO - NON SOLO NON È UN GRAN FILM, MA ALLA FINE È MOLESTO ALMENO QUANTO IL SUO PROTAGONISTA…

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Marco Giusti per Dagospia

 

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Ci mancava anche la moralità sentimentale…Mai visto in un festival del cinema tanti film basati su conflitti morali. Moralità e scienza, moralità e mercato, moralità e cinema. In “Un peu avant minuit”, quarto film di Nicolas Pariser il protagonista Léo, Melvil Poupaud, si aggira per Parigi dopo un distacco dalla città di 25 anni, vive a Nancy dove fa il professore, e sta per partire per Ferrara, dove dovrà incontrare la sorella, Chiara Mastroianni, e il notaio dopo la morte del padre biologico che non ha mai conosciuto.

 

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Un po’ francese, un po’ italiano, ma anche un po’ ebreo, e la cosa è accentuata dalla lettura di un romanzo di Joseph Roth che tiene in borsa, Léo, che sta per lasciarsi con la fidanzata di Nancy o forse per ricominciare, grazie alla lezioncina che gli fa la figlia narricadera e femminista, Anais Demoustier, inizia a domandarsi se nella sua vita parigina, quando faceva il giovane giornalista trentenne e scopatore in mezzo alle stagiste bone, si è comportato o no da maschio predatore come facevano tutti o quasi i maschi del tempo.

 

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Nel suo diventar moralista e chieder perdono a tutte le ragazze che ha incontrato dopo 25 anni prima, diventa ancora più molesto di quanto lo fosse prima. Ai tempi che vedevano i maschi militanti fare le peggio cose e le donne accettare tutto perché quelli erano i tempi. Ha una discussione con la donna di un amico di allora, Léonie Simaga, che gli fa lo spiegone sui maschi e si sfoga con lui.

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A sua volta fa la faccia da cane bastonato in cerca di perdono dalla bella Golshifteh Farahani, che non lo regge proprio. Tutta questa ricerca di moralità postuma la fa mentre Parigi è in subbuglio per la guerra delle banlieue che vede sua figlia in versione piccola rivoluzionaria.

 

Quando arriverà a Ferrara e incontrerà la sorella Chiara Mastroianni, affronterà anche un tema importante come il rapporto fra sua madre e il padre che non ha mai visto. Non solo non è un gran film, malgrado i grandi e lunghissimi piani sequenza, ma alla fine è molesto almeno quanto il suo protagonista che vorrebbe capire qualcosa che è meglio non chiedersi dopo tanti anni.

 

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Se non lo hai capito allora come eri, come fai a capirlo oggi? Alla fine è un film scritto da un maschio sull’amore con un protagonista maschio e delle ragazze, pur belle e brave, che recitano dialoghi che non sono scritti da una donna. Potevamo farne a meno. Almeno in concorso.

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