LA VENEZIA DEI GIUSTI – “I FIGLI DELLA SCIMMIA”, OPERA SECONDA DI TOMMASO LANDUCCI PRESENTATA A ORIZZONTI, È UN FILM INTERESSANTE, IN GRAN PARTE RIUSCITO, MA NON SUCCEDE POI MOLTO - DUE FRATELLI HANNO DUE FIGLI MASCHI. IL FIGLIO DI UNO È DISABILE, MALATO, BISOGNOSO DI CURE. IL FIGLIO DELL’ALTRO È SANO, ALLEGRO, FELICE. COSA CAPITA SE IL PADRE DEL FIGLIO DISABILE SVILUPPA UN AMORE MAGGIORE PER IL FIGLIO SANO DEL FRATELLO? - LANDUCCI OFFRE LUNGHE INQUADRATURE CHE RIVELANO VOGLIA DI CINEMA D’AUTORE E SERIOSO. NON È MALE, UN PO’ LUNGO, UN PO’ DURO… - VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

 

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Due fratelli hanno due figli maschi. Il figlio di uno è disabile, malato, bisognoso di cure. Il figlio dell’altro è sano, allegro, felice. Cosa capita se il padre del figlio disabile sviluppo un amore maggiore per il figlio sano del fratello maggiore che sente come più vicino a sé, come liberazione anche dall’idea di avere un figlio malato?

 

In questo interessante, in gran parte riuscito “I figli della scimmia”, presentato a Orizzonti, opera seconda di Tommaso Landucci, che lo ha scritto con Damiano Femfert, ispirato alla favola di Esopo che dà il titolo al film, non succede poi molto. Anche la scimmia di Esopo sviluppa un amore per un figlio maggiore rispetto a quello che offre agli altri.

 

La differenza è che per i fratelli può diventare un problema. Che non è facile gestire i sentimenti quando la vita è così violenta e la normalità diventa qualcosa di inaccessibile.

 

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Nel film tutto questo è risolto con un gioco di recitazione minimale tra i due fratelli, un bravo Riccardo Scamarcio, padre accudente ma gravato del figlio disabile che si illumina solo quando vede l’altro ragazzo, e Fausto Russo Alesi, padre non meno sofferente del figlio sano, come se dovesse scontare anche lui una pena solo per il fatto che suo figlio non è disabile.

 

Landucci offre anche lunghe inquadrature che rivelano voglia di cinema d’autore e di cinema serioso. Non è male, un po’ lungo, un po’ duro. Esce in sala il 17 settembre

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