broken english

LA VENEZIA DEI GIUSTI -  POSSO AVERE QUALCOSA DA DIRE SULLA CORNICE DI QUESTO “BROKEN ENGLISH”, DOCUMENTARIO DEDICATO ALLA FENOMENALE MARIANNE FAITHFULL, ICONA DELLA MUSICA INGLESE E DI TUTTA UNA GENERAZIONE, DA POCO SCOMPARSA. HO TROVATO UN PO’ PRETESTUOSA L’IDEA DI AMBIENTARE LA NARRAZIONE IN UNA SORTA DI MINISTERO DELLA MEMORIA. MA GIÀ L’IDEA DI VEDERE L’ULTIMA INTERVISTA A MARIANNE FAITHFULL, MALATA, CON TANTO DI BOMBOLA DI OSSIGENO, MA LUCIDISSIMA E SEMPRE COSÌ INTELLIGENTE VALE IL BIGLIETTO. È UNO SPETTACOLO CHE I VECCHI FAN DELLA MUSICA ANNI ’60 DIFFICILMENTE SI PERDERANNO – VIDEO

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

 

 

Broken English di Iain Forsyth e Jane Pollard

Marco Giusti per Dagospia

 

Posso avere qualcosa da dire sulla cornice di questo documentario, “Broken English” di Iain Forsyth e Jane Pollard, presentato fuori concorso e credo già in sala, dedicato alla fenomenale Marianne Faithfull, icona della musica inglese e di tutta una generazione, da poco scomparsa.

 

Anche perché ho trovato un po’ pretestuosa l’idea di ambientare la narrazione in una sorta di Ministero della Memoria dove Tilda Swinton e George MacKay raccolgono e controllano il materiale del passato.

 

Ma riconosco che già l’idea di vedere l’ultima intervista a Marianne Faithfull, malata, con tanto di bombola di ossigeno, ma lucidissima e sempre così intelligente vale il biglietto. Per non parlare di quando racconta di quando incise “Sister Morphine” e di quanto l’industria discografica inglese le impedì di trattare temi forti come le droghe mentre i tabloid la relegavano in un ruolo di ancella di Mick Jagger e dei cantati maschio del tempo.

 

Lei, che ha inciso ben 30 dischi, cantante con tutti, da Bob Dylan ai Rolling a John Lennon a Nick Cave, che nel film c’è. Che riconosce di aver fatto di più per la causa femminista con la sua vita di tanti celebri scrittrici come Germaine Greer e Susan Sontag coi loro libri.

 

Con Marianne Faithfull, figlia di Robert Glynn Faithfull, professore di letteratura italiana presso il Bedford College dell'Università di Londra e della baronessa Eva von Sacher-Masoch, si apre un file incredibile della musica degli anni ’60.

 

La vediamo cantare con Bob Dylan e Joan Baez nel celebre film di D.A.Pennebaker “Don’t Look Back”, con la Baez che canta il suo primissimo successo, “As Tears Go By”. Anarchica, controcorrente, agguerrita, Marianne Faithfull è lontana anni luce dal ruolo di ragazza del clan.

 

E’ una musicista e una cantante vera. Un’artista. Dalla voce particolare e inconfondibile che il tempo renderà ancora più particolare. Vederla giovane coi Rolling con i Beatles, con il suo primo marito, John Dumbar, per il quale non scappò con Bob Dylan, è uno spettacolo che i vecchi fan della musica anni ’60 difficilmente si perderanno. E poi alla fine arriva Nick Cave.