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    L’ETAT C’EST ALLAH! - IL KILLER DEI POLIZIOTTI DI PARIGI ERA UN TECNICO INFORMATICO ABILITATO AI “SEGRETI DI STATO”: TRA LE MANSIONI DI MICHEAL HARPON C’ERA LA GESTIONE DELLA LISTA NERA DEI SOSPETTI JIHADISTI - IN UNA CHIAVETTA USB, TROVATA NELLA SUA SCRIVANIA, AVEVA INSERITO VIDEO DI PROPAGANDA DELL’ISIS E INFORMAZIONI PERSONALI SUI SUOI COLLEGHI: LE PASSAVA AI TERRORISTI? – VIDEO


     
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    Leonardo Martinelli per “la Stampa”

    MICKAEL HARPON - IL KILLER DEI POLIZIOTTI DI PARIGI MICKAEL HARPON - IL KILLER DEI POLIZIOTTI DI PARIGI

     

    Una situazione tragica ma anche paradossale: Mickael Harpon, che ha ucciso giovedì scorso quattro agenti dell' intelligence della polizia di Parigi, era uno dei loro colleghi, tecnico informatico abilitato ai «segreti di Stato» (e che così poteva accedere a informazioni sensibili, anche sulle persone messe sotto controllo). Una delle sue mansioni principali era proprio la raccolta di dati sulla radicalizzazione islamica.

     

    poliziotti accoltellati a parigi poliziotti accoltellati a parigi

    Ma in una chiave Usb, trovata nei cassetti della sua scrivania, alla prefettura della capitale francese, aveva inserito video di propaganda di Daesch, comprese delle decapitazioni, e pure informazioni personali su decine di suoi colleghi. È riuscito a passarle a eventuali complici jihadisti? Ieri fonti vicino all' inchiesta ricordavano il caso dell' attentato di Magnanville. Nel giugno 2016 Larossi Abballa si presentò al domicilio privato di una coppia di poliziotti, massacrati davanti al loro figlioletto. Da allora non si è mai riusciti a capire come il terrorista si fosse procurato l' indirizzo. Harpon c' entra qualcosa?

    mickael harpon ucciso mickael harpon ucciso

     

    Intanto, ieri Emmanuel Macron, rendendo omaggio alle quattro vittime, ha lanciato un appello «alla nazione a mobilitarsi contro l' Idra islamista», un riferimento alla mitologia che probabilmente la maggioranza dei suoi connazionali non ha capito. Ha invocato anche «una nuova società della vigilanza, diversa dal sospetto che corrode e che invece è l' ascolto attento dell' altro, saper individuare alla scuola, a lavoro, nei luoghi di culto e vicino a casa le deviazioni, quei piccoli gesti che segnalano un allontanamento dalle leggi e dai valori della Repubblica».

    MICKAEL HARPON - IL KILLER DEI POLIZIOTTI DI PARIGI 1 MICKAEL HARPON - IL KILLER DEI POLIZIOTTI DI PARIGI 1

     

    Visto quanto successo alla prefettura, comunque, la strada da percorrere è lunghissima.

    esercito a parigi esercito a parigi

    Harpon, originario della Martinica, si era convertito all' islam da una decina d' anni. E, qualche mese dopo gli attentati di Charlie Hebdo del gennaio 2015, aveva discusso animatamente con un collega, affermando che i terroristi «avevano fatto bene».

    poliziotti accoltellati a parigi 6 poliziotti accoltellati a parigi 6

     

    MICHAEL HARPON PARIGI ACCOLTELLATORE MICHAEL HARPON PARIGI ACCOLTELLATORE

    L' episodio era stato segnalato a un superiore, ma senza alcun seguito. Già prima aveva iniziato a rifiutarsi di dare la mano alle colleghe. Nonostante questo, regolarmente gli era stata confermata l' abilitazione ai segreti di Stato, che teoricamente richiede di passare al setaccio la vita personale dell' agente. Ebbene, lui da alcuni mesi era in stretto contatto con un predicatore salafita, favorevole a un' interpretazione rigorista dell' islam.

    poliziotti accoltellati a parigi 3 poliziotti accoltellati a parigi 3

     

    Harpon viveva a Gonesse, nella periferia di Parigi, in un complesso abitato quasi esclusivamente da poliziotti, che ormai da tempo lo vedevano recarsi in abiti tradizionali musulmani alla moschea di quella località, nel mirino delle autorità per la presenza di imam radicali.

    CRISTOPHE CASTANER CRISTOPHE CASTANER

     

    Fra l' altro, uno dei vicini, anche lui poliziotto, ha sentito Harpon gridare «Allah akbar» la sera prima dell' attentato. Tutti questi elementi non sono stati sufficienti a prevedere quello che sarebbe successo e a impedire la strage. Ieri, dinanzi a una commissione parlamentare, il ministro degli Interni Christophe Castaner ha ammesso che ci sono state «disfunzioni da parte dello Stato». Ma ha rifiutato di dimettersi.

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