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    “IN CARCERE DICEVANO ‘DIFENDE I GAY, DOBBIAMO PORTARGLI QUALCUNO CHE SE LO INCULI’…” - PATRICK ZAKI RACCONTA LA SUA DETENZIONE IN EGITTO A CAZZULLO: “MI HANNO APPLICATO GLI ELETTRODI E DATO SCARICHE ELETTRICHE - MI FACEVANO IN FACCIA IL VERSO DEL MAIALE PER MANIFESTARE DISPREZZO - HO VISTO UN DETENUTO APPESO PER I PIEDI A TESTA IN GIÙ. MA LA COSA PEGGIORE È QUANDO, AL RITORNO IN CELLA DALL’UDIENZA, COSTRINGONO I PRIGIONIERI A BERE UN LASSATIVO E LI TENGONO LÌ, NUDI, UNO ACCANTO ALL’ALTRO, FINCHÉ NON EVACUANO. LO FANNO PER CONTROLLARE CHE DALL’ESTERNO NON ARRIVI NIENTE. E PER UMILIARLI. ANCHE SE POI IN CARCERE I MICROCELLULARI ENTRANO, IO STESSO ME NE SONO PROCURATO UNO…”


     
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    Estratto dell’articolo di Aldo Cazzullo per www.corriere.it

     

    PATRICK ZAKI - ACAB PATRICK ZAKI - ACAB

    Patrick Zaki, sono venuto qui per intervistarla sul suo libro, in cui lei racconta due anni trascorsi senza colpa nelle prigioni egiziane. Sono pagine che confermano la forza morale che noi italiani abbiamo visto in lei, e che ci ha indotti a impegnarci tutti insieme, destra e sinistra, per la sua liberazione. Per questo molti di noi si sono sentiti feriti dalle sue parole contro Israele, che ho trovato inaccettabili.

    «Io sono contro l’attuale governo di Israele e le politiche che ha seguito negli ultimi anni. E non sono l’unico a pensarla così: le azioni di questo governo sono state criticate sia in passato sia in questi giorni da diversi Paesi, compresi gli Stati Uniti. […]».

    patrick zaki sul palco di piazza maggiore a bologna patrick zaki sul palco di piazza maggiore a bologna

     

    […] Cosa le è venuto in mente di definire Netanyahu un serial-killer?

    «[…] Ho pensato a tutti i civili, a tutte le persone tra cui donne e bambini che sono state uccise a Gaza negli ultimi anni, alla mia cara amica Shireen Abu Akleh, la giornalista che è stata uccisa l’anno scorso da soldati israeliani mentre lavorava in Cisgiordania».

     

    A parte il fatto che Netanyahu è lì perché con i suoi alleati ha vinto le elezioni, cosa che non possiamo dire di nessun leader arabo, non crede che qualsiasi discorso debba cominciare con la condanna del massacro del 7 ottobre compiuto da Hamas?

    giovanni molari rita monticelli patrick zaki matteo lepore giovanni molari rita monticelli patrick zaki matteo lepore

    «Io sono contro tutti i crimini di guerra. Condanno l’uccisione di civili. […] sono contro ogni forma di violenza. […]».

     

    Quindi lei condanna Hamas?

    «Certo. Io non ho nulla a che fare con Hamas! Sono cristiano e sono di sinistra, non sono un integralista islamico. In Egitto quelli come me vengono uccisi dagli integralisti islamici. […] Io sono per la Palestina, non per Hamas. […]».

     

    patrick zaki a bologna patrick zaki a bologna

    Lei fu arrestato dalla polizia egiziana proprio di ritorno dal nostro Paese, come scrive nel suo libro «Sogni e illusioni di libertà», pubblicato dalla Nave di Teseo.

    «Mi aspettavano all’aeroporto del Cairo da due giorni. Mi hanno strappato il permesso per l’Italia, mi hanno rotto gli occhiali. Mi hanno insultato. E hanno iniziato a picchiarmi».

    patrick zaki patrick zaki

     

    Come?

    «Calci, pugni, botte sulla schiena. E minacce: “Non uscirai fuori di qui”, “non vedrai mai più la luce del sole”. Io sono rimasto concentrato. Sapevo come comportarmi: non dovevo mostrarmi debole. Se li facevo arrabbiare, meglio. Se capivano che avevo paura, era la fine».

     

    Come sono le tecniche di interrogatorio?

    «Gli interrogatori sono brevi. Ti sballottano di continuo dentro e fuori la cella; e in ogni cella c’è sempre una spia della polizia. Le domande sono sempre le stesse: davvero vuoi farci credere che eri a Bologna solo per un master? Perché parli male dell’Egitto? Poi ti mostrano le foto degli oppositori del regime: li conosci? Vogliono sfiancarti. Per questo rispondevo a monosillabi».

    reny iskander patrick zaki reny iskander patrick zaki

     

    E loro?

    «Mi hanno bendato, ammanettato, caricato su un furgone. Essere bendati, non avere il controllo del proprio corpo, è terribile. Dagli odori ho capito che mi portavano nel carcere di Mansura, la mia città. Lì c’erano il poliziotto buono e il poliziotto cattivo, che mi ha fatto togliere i vestiti, dicendo: “Patrick difende i gay, dobbiamo portargli qualcuno che se lo inculi”».

     

    L’hanno torturata?

    «Mi hanno messo un adesivo sulla pancia, non capivo perché. Poi, quando mi hanno applicato gli elettrodi, ho realizzato che serviva a nascondere i segni delle scariche elettriche».

     

    patrick zaki patrick zaki

    Come sono?

    «Terribili. Ma quelli sono professionisti. Sono attenti a non lasciare tracce sui corpi. […] I poliziotti mi facevano in faccia il verso del maiale, come si usa da noi per manifestare disprezzo. Ma la cosa che mi ha fatto più male è un’altra».

     

    Quale?

    «Il ragazzo che portava i caffè mi ha dato una gran botta sulla schiena con il vassoio. Ancora mi chiedo perché lo abbia fatto. Non era un poliziotto. Non gli avevo fatto nulla di male. Se un giorno in Egitto faremo la rivoluzione, cercherò quell’uomo solo per chiedergli il perché».

     

    E poi?

    ZAKI L INGRATO - TITOLO DI LIBERO DEL 21 LUGLIO 2023 ZAKI L INGRATO - TITOLO DI LIBERO DEL 21 LUGLIO 2023

    «Mi hanno chiuso in una cella con 52 persone. Tra loro c’erano due ragazzini, colpevoli solo di aver girato un video ironico su Maometto […] C’erano anche i parenti di un uomo che aveva picchiato la moglie, i cui familiari erano nella cella di fronte: era una rissa continua…».

     

    Lei è stato davvero arrestato soltanto per un post su Facebook?

    «Per quello e per la mia militanza nell’Eipr, Egyptian initiative for personal rights. […] Quando però hanno visto che in Italia ci si mobilitava per me, hanno pensato: questo ragazzo per l’Italia è importante. E il mio caso è diventato un modo per fare pressione sul vostro Paese nel caso Regeni. In prigione mi chiamavano il ragazzo italiano».

     

    Come mai?

    «Mi confondevano con lui. Qualcuno mi chiamava proprio Giulio. […] Quando Macron e Scarlett Johansson fecero il mio nome, mi chiedevano pure i selfie…».

    patrick zaki patrick zaki

     

    […] Come ha fatto a resistere?

    «Cominciai a dare lezioni di inglese, ma me lo impedirono. Poi mi portarono in un supercarcere, dove tutti avevano una divisa. Io avevo la divisa bianca, da detenuto in attesa di giudizio. I condannati avevano quella blu. I condannati a morte quella rossa. Una mattina alle sei vennero a portare via un prigioniero per l’esecuzione. Cominciò a urlare disperato. Non dimenticherò mai quelle grida».

     

    Poi la trasferirono ancora e la misero in cella con un pazzo.

    patrick zaki patrick zaki

    «Si chiamava Magdi, aveva un negozio di elettronica dove un terrorista dell’Isis aveva comprato un apparecchio che era servito per un attentato. Ma lui mica lo sapeva, era pure copto. Era innocente, e stare in carcere da innocenti può renderti folle. Un giorno mi gettò in faccia l’acqua bollente del tè. Un altro compagno di cella invece insisteva per farmi un massaggio…».

     

    Com’era il suo rapporto con gli islamisti?

    «A volte litigavamo. […] uno mi rimproverò perché mia madre non portava il velo e io avevo bevuto da una lattina con la sinistra anziché con la destra. […]».

     

    E i criminali comuni?

    «Ne ho visto uno appeso per i piedi a testa in giù. Ma la cosa peggiore è quando, al ritorno in cella dall’udienza, li costringono a bere un lassativo e li tengono lì, nudi, uno accanto all’altro, finché non evacuano. Lo fanno per controllare che dall’esterno non arrivi niente. E per umiliarli. Anche se poi in carcere i microcellulari entrano, io stesso me ne sono procurato uno. Poi ho avuto anche una radio».

    patrick zaki patrick zaki

     

    […] Lei scrive che il primo interrogatorio vero arrivò dopo un anno e otto mesi.

    «Poi ci fu l’udienza, che durò due minuti e mezzo. Eravamo 450 detenuti in due gabbie, ognuno si agitava per farsi riconoscere dal suo avvocato, invano. Sembravamo scimmie allo zoo».

     

    […] Il governo italiano ha lavorato per liberare lei. Dopo la condanna a tre anni, un colpo durissimo, è arrivata la grazia. Perché ha rifiutato il volo di Stato?

    Patrick Zaki dona i suoi capelli Patrick Zaki dona i suoi capelli

    «Perché sono un attivista, e voglio essere libero di criticare qualsiasi governo».

     

    Nel suo libro Giorgia Meloni non è mai citata. Perché?

    «Neppure Mario Draghi; e anche il suo governo ha lavorato per la mia liberazione. Ribadisco che sono grato all’Italia per quanto ha fatto per me».

     

    L’hanno criticata anche perché non parla la nostra lingua.

    «Ma la sto imparando […]». […]

    patrick zaki 3 patrick zaki 3 patrick george zaki 1 patrick george zaki 1 PATRICK ZAKI CON LA SORELLA E IL PADRE PATRICK ZAKI CON LA SORELLA E IL PADRE patrick zaki abbraccia la madre dopo la scarcerazione patrick zaki abbraccia la madre dopo la scarcerazione

     

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