ignazio la russa gianni oliva

SUL 25 APRILE LA RUSSA HA DETTO UNA BOIATA PAZZESCA – LO STORICO GIANNI OLIVA PROVA A SPIEGARE ALLA SECONDA CARICA DELLO STATO PERCHÉ, IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA LIBERAZIONE, RENDIAMO OMAGGIO AI PARTIGIANI E NON AI CADUTI DELLA REPUBBLICA DI SALÒ: “NEL 1943-45 IN ITALIA SI SONO SCONTRATI DUE PROGETTI OPPOSTI, DA UNA PARTE QUELLO DI CONTINUITÀ DEL FASCISMO DI SALÒ, CHE SIGNIFICAVA PROSEGUIRE CON LA GUERRA, CON L'ALLEANZA CON HITLER, CON LA PERSECUZIONE DEGLI EBREI; DALL'ALTRA IL PROGETTO DI ROTTURA ANTIFASCISTA, CHE SIGNIFICAVA COMBATTERE PER LA PACE. COMMEMORARE INSIEME I CADUTI DELL'UNA E DELL'ALTRA PARTE PERCHÉ ‘I MORTI SONO TUTTI UGUALI E DEGNI DI RISPETTO’, NON È PIETAS, MA NEGAZIONE DELLA STORIA…”

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Estratto dell’articolo di Gianni Oliva per “La Stampa”

 

giorgia meloni ignazio la russa 25 aprile 2024 altare della patria

Da almeno vent'anni, c'è sempre qualcuno che ci prova: il 25 aprile ricordiamo tutti, i caduti per la libertà e insieme a loro i caduti della Repubblica Sociale, perché in entrambi i fronti si combatteva in buona fede. Quest'anno è la volta (e non la prima) di Ignazio La Russa.

 

[...] la "buona fede" è una categoria che si applica alle vicende umane degli individui. Quando parlo di mio nonno, di mia madre, di un conoscente caro, voglio sapere se ciò che ha fatto è nato da una scelta sincera o da opportunismo.

 

Ma quando si parla delle vicende dei popoli, cioè quando si fa "storia", non conta la "buona fede" delle intenzioni, ma il "progetto" per il quale ci si è battuti.

 

ORA E SEMPRE RETICENZA - IL 25 APRILE DI MELONI E LA RUSSA BY ELLEKAPPA

Lo affermava nell'immediato dopoguerra un intellettuale insospettabile di indulgenze, Italo Calvino, partigiano garibaldino dal dicembre 1943 alla liberazione: "la rabbia che fa sparare noi con speranza di riscatto è la stessa che fa sparare i fascisti – scriveva nel 1946 ne Il sentiero dei nidi di ragno –

 

[...] La differenza è che, nella storia, noi siamo dalla parte della ragione e loro dalla parte del torto".

 

Nel 1943-45 in Italia si sono scontrati due progetti opposti: da una parte il progetto di continuità del fascismo di Salò, che significava proseguire con la guerra, con l'alleanza con Hitler, con la persecuzione degli ebrei, con l'ideologia razziale, con il nazionalismo; dall'altra il progetto di rottura antifascista, che significava combattere per la pace, per la fine delle discriminazioni, per l'affermazione del diritto internazionale, per la giustizia.

 

IGNAZIO LA RUSSA E IL 25 APRILE - BY VUKIC

Se avesse vinto il progetto fascista, avremmo avuto un'Europa divisa non secondo i confini tra gli Stati, ma secondo la gerarchia tra i popoli, con gli ariani destinati al comando, i mediterranei e gli slavi al lavoro, gli ebrei, gli zingari, gli asociali e quant'altri all'estinzione.

 

[...] 

 

Dalle premesse nasce la deduzione: commemorare insieme i caduti dell'una e dell'altra parte perché i morti sono tutti uguali e tutti degni di rispetto, non è pietas, ma negazione della storia. Ottant'anni dopo, i nomi incisi sui monumenti della liberazione sono un insieme di lettere che dicono poco.

 

Quando era in vita la generazione dei protagonisti, ad ogni nome corrispondeva un volto, una voce, una storia: oggi, per ragioni anagrafiche, i monumenti hanno perso il richiamo emotivo.

 

Gianni Oliva

E allora perché corone d'alloro, discorsi ufficiali, amministratori con la fascia tricolore, scolaresche? Perché onoriamo il "progetto" per cui quegli uomini di vent'anni, di cui ormai non abbiamo più immagini, sono morti. Perché ricordiamo le ragioni del passato, i prezzi di quegli anni di fiamme, i costi di quella rinascita.

 

Perché facciamo "memoria". Se onoriamo gli uni e gli altri, onoriamo i due progetti, la continuità fascista e la rottura antifascista: e a quel punto, la storia non ha più ragion d'essere.

 

Usare la categoria della "buona fede" è pericoloso, perché non basta la buona fede dei combattenti per rendere "buona" la ragione per cui combattono. Non sono forse in buona fede i terroristi fondamentalisti, che si fanno esplodere in nome del loro credo?

 

IGNAZIO LA RUSSA E IL 25 APRILE - MEME BY IL GRANDE FLAGELLO

Ciò non toglie che farsi saltare in aria in mezzo alla folla è un atto criminale che provoca strage e che come tale va giudicato. Dunque, le istituzioni pubbliche non facciano confusione, non sostituiscano il "particolare" delle vicende individuali al "generale" della storia dei popoli, e commemorino il progetto che ci ha regalato la Costituzione: perché questo è il senso (e l'attualità) del 25 aprile.

giorgia meloni ignazio la russa sergio mattarella foto lapresseignazio la russa - commemorazione Sergio Ramelli