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Paolo Conti per il "Corriere della Sera"
E così Musica per Roma ha il suo nuovo amministratore delegato. È lo spagnolo José Ramon Dosal Noriega abituato (per sua stessa auto-descrizione) a destreggiarsi tra sport, musical, corride di tori, spettacoli equestri. Un manager, insomma, scelto dopo una inedita procedura decisa per la successione a Carlo Fuortes, traslocato all’Opera.
Lo Statuto (articolo 8 comma 2) prevede semplicemente che il Consiglio di amministrazione nomini tra i propri membri un amministratore delegato. La giunta Marino ha deciso per il bando internazionale, con una selezione affidata a una società. Tra 141 candidature, in una cinquina finale, è stato scelto Noriega. Una «call» (una chiamata, per noi miseri italofoni) in cui si richiedeva (aveva già ironizzato Paolo Fallai il 13 marzo scorso) «un’ottima conoscenza della lingua inglese e una conoscenza dell’italiano».
Non c’è bisogno di aggiungere altro, dopo una simile, amena richiesta. Se non una serie di perplessità, certo non legate a un banale provincialismo, che qui si declina addirittura in un contrappasso: a furia di temere l’accusa, basta un italiano basilare ma si esige un magnifico inglese. Un po’ com’è accaduto anche al Maxxi con la scelta del direttore artistico Hou Hanru, di nascita cinese ma naturalizzato francese con residenza negli Usa. Scelta che produsse tanti interrogativi (e altrettanti sorrisi ironici).
Torniamo a Musica per Roma. Siamo assolutamente certi che una professionalità legata alle tematiche seguite da Noriega sia quella adatta alla successione di Fuortes? Siamo proprio convinti che l’essere al di fuori dei giochi romani (come non pensare a una inconfessata sindrome da Mafia Capitale?) sia un’ assicurazione di successo e di alto profilo?
O non può darsi invece il contrario, cioè che la macchina di Musica per Roma, una delle rare industrie culturali italiane che funzionano a livello europeo dopo aver modificato le abitudini di una città, richiedesse un accorto conoscitore del complesso tessuto romano, delle sue periferie, delle sue novità da scoprire, dei contatti necessari per proseguire subito l’eccellente lavoro di Fuortes?
Speriamo di sbagliarci, per il bene di Musica per Roma. Ma in questa vicenda (il sindaco-chirurgo perdonerà l’ironia) la politica romana sembra aver voluto auto-anestetizzarsi, demandando a una «call» una scelta che, in passato, una preparata (e perciò rimpianta) classe politica romana compiva responsabilmente, con serietà, senza esitazioni né complessi di inferiorità. Fuortes, nei suoi vari incarichi romani, ne è l’eloquente prodotto .
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