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ALLARME ROSSO PER GIORGIA: VANNACCI HA FATTO CADERE IL VELO DELLA LEGA FILO-RUSSA – LO STRAPPO NEL CARROCCIO SUL DECRETO AIUTI PER KIEV, CON DUE DEPUTATI VANNACCIANI CHE HANNO VOTATO “NO”, È LA PRIMA DISSOCIAZIONE UFFICIALE SULL’UCRAINA NELLA MAGGIORANZA – MASSIMO FRANCO: “IL MANTRA NEL GOVERNO ERA ‘SALVINI E I SUOI MUGUGNANO MA ALLA FINE NON POSSONO CHE VOTARE CONTRO L’AGGRESSIONE RUSSA E PER LE ARMI ALL’UCRAINA’. ORA QUESTA VERITÀ RIEMERGE SCHEGGIATA. EPPURE, ADDITARE SOLO VANNACCI È TROPPO FACILE. QUANTO ACCADE CHIAMA IN CAUSA UN’AMBIGUITÀ SULLE RESPONSABILITÀ DI PUTIN CHE I VERTICI DELLA LEGA HANNO COLTIVATO FIN DALL’AGGRESSIONE DEL FEBBRAIO DI TRE ANNI FA. D’ORA IN POI SARÀ PIÙ DIFFICILE PER TUTTI FARE FINTA DI NIENTE…”

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Estratto dell’articolo di Massimo Franco per il “Corriere della Sera”

 

MATTEO SALVINI - VLADIMIR PUTIN - ROBERTO VANNACCI - MEME BY EDOARDO BARALDI

Lo strappo leghista è piccolo, poco più di una smagliatura: due deputati, e un senatore che si è «assentato». Ma è la prima dissociazione sull’Ucraina nella maggioranza di Giorgia Meloni, e questo rappresenta una novità.

 

Può essere un cascame dell’«effetto Roberto Vannacci», il vicesegretario filorusso del Carroccio. Oppure un modo per manifestare il dissenso nei confronti del leader Matteo Salvini. [...]

 

È anche vero che le opposizioni hanno presentato le solite cinque mozioni diverse. Ma la loro spaccatura, non nuova, ha un’eco minore rispetto alla defezione minoritaria eppure pesante del secondo partito di governo. La Lega aveva motivato il proprio sì alla risoluzione sostenendo che la mediazione con la premier li aveva soddisfatti. Lo smarcamento dei tre parlamentari ha smentito questa narrativa. [...]

 

MATTEO SALVINI E VLADIMIR PUTIN

Sembra quasi che un pezzo del Carroccio non abbia voluto essere da meno dei Cinque Stelle, da sempre contro i «bellicisti», che non avevano votato nemmeno contro la repressione delle proteste in Iran. Il M5S, però, è una forza di opposizione, mentre la Lega fa parte del governo.

 

Salvini e i suoi mugugnano, era il mantra, ma alla fine non possono che votare contro l’aggressione russa e per le armi all’Ucraina. Da ieri, questa verità riemerge scheggiata. Eppure, additare solo Vannacci e chi ha optato per il «no» è troppo facile.

 

matteo salvini giorgia meloni foto lapresse.

Quanto accade chiama in causa un’ambiguità sulle responsabilità di Vladimir Putin che i vertici della Lega hanno coltivato fin dall’aggressione del febbraio di tre anni fa. L’indulgenza filorussa e un anti europeismo sospetto si sono saldati e sedimentati fino a provocare un voto difficilmente prevedibile; e che suona come smacco per Palazzo Chigi e, in primo luogo, per lo stesso Salvini. La Lega ufficialmente ha detto «sì» alla risoluzione; ma con qualche eccezione.

 

L’imbarazzo del presidente dei senatori, Massimiliano Romeo, che ha precisato la non partecipazione al voto del filorusso Claudio Borghi, e non il suo «no», è significativo. Denota la consapevolezza di un atteggiamento che può danneggiare il governo, se sarà ripetuto; e screditare ulteriormente la Lega nell’Ue, e colpire di riflesso gli alleati.

 

FLASH MOB DEI VANNACCIANI CONTRO IL DECRETO UCRAINA A MONTECITORIO

Come minimo, nel partito emerge una divisione che sfida le oscillazioni di Salvini. Ma da ieri, sarà più difficile per tutti fare finta di niente.

GIORGIA MELONI - MATTEO SALVINI - CAMERA DEI DEPUTATI - FOTO LAPRESSE IL POST DI ROBERTO VANNACCI CONTRO IL DECRETO UCRAINAROBERTO VANNACCI RICEVE LA TESSERA DELLA LEGA DA MATTEO SALVINI