AVANTI CON LO SBARRAMENTO RENZUSCONI - DOPO IL “NO” ALLE QUOTE ROSA, LA CAMERA APPROVA LE SOGLIE AMMAZZA-PARTITINI E IL PREMIO DI MAGGIORANZA AL 15% (BOCCIATE LE PREFERENZE)

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Da www.lastampa.it

Sì dell'Aula della Camera all'emendamento della Commissione alla legge elettorale che contiene il cosiddetto «algoritmo», ovvero la formula matematica che trasforma i voti in seggi, e le soglie di sbarramento. L'emendamento è passato a scrutinio segreto con 315 sì e 237 no. L'emendamento rappresenta il «cuore dell'Italicum.

Prevede la soglia di sbarramento al 37% per ottenere il premio di maggioranza; quella del 4,5% di ingresso per i partiti in coalizione; quella dell'8% per i partiti non coalizzati e quella del 12% per le coalizioni. Il premio di maggioranza viene fissato al 15%. L'emendamento introduce, inoltre, il ballottaggio per le due coalizioni che ottengono più voti ma non superano la soglia del 37%.

Questa mattina il premier Renzi aveva esortato l'assemblea Pd a «chiudere oggi la votazione sulla legge elettorale, come da accordi che abbiamo fatto e come deciso dalla direzione del partito». «Se qualcuno non vuole votare oggi - ha insistito Renzi - lo deve spiegare bene fuori da qui. Vi chiedo, come Pd, di chiudere oggi o questo ricadrà su di noi», ha ammonito. «Al Senato ne riparleremo, di quote e di altro», ha assicurato. «La legge elettorale - ha proseguito il premier - è una legge che nasce con partner riottosi, difficili». Renzi ha però sottolineato che questa legge «ha tenuto insieme la maggioranza». E, su quanto accaduto ieri alla Camera, Renzi ha accennato alla necessità di cambiare il regolamento «per ridurre l'uso del voto segreto».

Entro quindici giorni, ha poi aggiunto «sarà formalizzato un atto parlamentare su Senato e Titolo V». Così il premier Matteo Renzi parlando all'assemblea del Pd delle riforme costituzionali. Renzi annuncia che sarà convocata nei prossimi giorni una Direzione Pd sulla riforma del Titolo V.

AFFOSSATE LE QUOTE ROSA

Ieri l'Assemblea ha affossato le quote rose, dopo lunghissime riunioni, rinvii e trattative finite nel no di Montecitorio al 40% delle posizioni di capolista per le candidate (e il 60% ai candidati), alla parità di rappresentanza (al 50%) e all'alternanza di genere nella composizione delle liste. La legge elettorale si avvia comunque al primo sì, al governo va la delega per ridisegnare i collegi (non meno di 120) mentre Forza Italia ritira il cosiddetto «Salva Lega».

Contrariata per l'esito del voto anche Laura Boldrini: «Come presidente della Camera rispetto il voto dell'Aula sugli emendamenti riguardanti la parità di genere. Ciò nonostante non posso negare la mia profonda amarezza perché una grande opportunità è stata persa, a detrimento di tutto il Paese e della democrazia».

ALTA TENSIONE IN CASA "DEM"
Il Pd esce spaccato dal voto sulle quote rosa: ufficialmente era a favore, ma i numeri parlano chiaro, mancano decine e decine di voti dei dem. Ma è soprattutto Forza Italia ad essere contraria alle quote rosa, temendo che siano il cavallo di Troia per far saltare l'accordo sulla legge elettorale e introdurre le preferenze. E il relatore Francesco Paolo Sisto, nonostante il gran numero di parlamentari azzurre oggi in bianco, arriva a definire «incostituzionali» i tre emendamenti trasversali. Non risultano determinanti per il sì i voti dei grillini, pronti a votare la parità uomo-donna anche per intralciare l'accordo sulla legge elettorale.

L'APPELLO DI ROSY BINDI CADE NEL VUOTO

Stefania Prestigiacomo - che pianse in Consiglio dei Ministri quando Silvio Berlusconi nel 2005 le intimo' di «non fare la bambina» e affosso' le quote rosa che la giovane ministro voleva a tutti i costi - ieri si è presentata in divisa bianca per riprendere la battaglia. Con lei un vasto fronte bipartisan, che non includeva però le 8 ministre del governo Renzi.

«Faremo la nostra battaglia fino in fondo, anche al Senato e non per femminismo», ha annunciato Nunzia De Girolamo, capogruppo Ncd a Montecitorio. Ed è caduto nel vuoto l'appello di Rosy Bindi a ripensarci sul voto segreto («in segno di maturità, ciascuno in maniera trasparente si assuma davanti al Paese le sue responsabilità»), chiesto da Forza Italia, Nuovo centrodestra, Fratelli d'Italia ed Udc.

 

 

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