DAGOREPORT! UNA BIENNALE FUORI DI TETTA! – FLASH, IMPRESSIONI E IMMAGINI DALLA BIENNALE CHE NON…
“BASTA SCUOLA FACILE, O SI SELEZIONA O È DECADENZA” – CATTIVE NOTIZIE PER I FANCAZZISTI E I SOMARONI CHE SCALDANO IL BANCO IN FRANCIA. LA SCUOLA DIVENTA PIÙ SEVERA: STOP ALLE PROMOZIONI AUTOMATICHE - UNO STUDENTE SU QUATTRO RISCHIA LA BOCCIATURA AL “BREVET” (IL NOSTRO ESAME DI TERZA MEDIA). INFURIA LA POLEMICA SULLA RIFORMA VOLUTA DAL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE GEFFRAY: PER I SOSTENITORI È MERITOCRAZIA, PER I CRITICI È “FINTA UGUAGLIANZA CHE TRASFORMA LE DISUGUAGLIANZE IN COLPE PERSONALI” – LA SCUOLA DIVENTA COSÌ IL NUOVO CAMPO DI BATTAGLIA POLITICO IN VISTA DELLE PRESIDENZIALI 2027...
Stefano Montefiori per corriere.it - Estratti
Un balzo all’indietro di quasi trent’anni, almeno quanto a severità e selezione, è il probabile effetto della riforma del «brevet», l’esame della scuola dell’obbligo francese più o meno paragonabile al nostro esame di terza media (ma in Francia gli anni del ciclo compreso tra elementari e superiori – il collège – sono quattro). «Bisogna aspettarsi un caduta piuttosto drastica del tasso di successo», dice il ministro dell’Istruzione, Edouard Geffray, autore della riforma.
Il ministro ha accolto le invocazioni di quanti, da anni, lamentano il livellamento verso il basso della scuola francese, la mancanza di selezione e quindi di sforzo da parte degli allievi, e gli esami di brevet a 14 anni e poi bac a 18 superati in modo quasi automatico.
L’eccessiva facilità della «scuola per tutti» viene spesso indicata come una delle cause profonde della crisi del Paese e della perdita di competitività della Francia. Il ministro Geffray ha deciso di cominciare dal brevet: «Alla fine otterrà il brevet solo il 75% degli allievi – ha spiegato – anche perché si tratta di non illudere i ragazzi sul loro livello, altrimenti si rischia di incoraggiare il risentimento nei confronti degli insegnanti quando poi incontrano difficoltà una volta arrivati al liceo».
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Al di là degli aspetti tecnici, l’importanza della riforma è che asseconda quel clima di insoddisfazione per la scuola di massa che in Francia è uno dei cavalli di battaglia della destra, ma non solo. Molti intellettuali, per esempio Alain Finkielkraut, indicano nella scuola lassista la causa principale della decadenza francese, e invocano il ritorno della severità o meglio della meritocrazia.
emmanuel macron - discorso sulla dottrina militare francese
Sulla retorica della meritocrazia La Monde pubblica però l’interessante contributo di Saïd Benmouffok, professore di filosofia e consigliere comunale eletto nella lista del sindaco socialista Emmanuel Grégoire, secondo il quale «La meritocrazia non corregge le diseguaglianze, le riqualifica moralmente», riprendendo in parte le tesi espresse dal filosofo politico americano Michael Sandel in «La tirannia del merito» (Feltrinelli, 2023).
«Quel che la scuola ha prodotto non è l’uguaglianza ma una competizione generalizzata le cui regole rimangono profondamente sbilanciate», scrive Benmouffok. Nel vecchio mondo, la diseguaglianza era collettiva e apertamente prodotta dalla società: i ragazzi delle classi popolari non intraprendevano studi lunghi, non ci provavano neppure perché ciascuno restava al suo posto, la riproduzione sociale come la chiamava Pierre Bourdieu passava attraverso l’interiorizzazione dei limiti. La brevità di una carriera scolastica non era vissuta come una colpa personale, ma come la conseguenza di una struttura sociale.
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