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Da La Stampa
Due settimane fa il Pd ha confermato al fiducia ad Annamaria Cancellieri, ma i malumori nel partito per quelle telefonate del ministro della Giustizia alla famiglia Ligresti non si sono sopiti. E dei maldipancia che avevano accompagnato la linea del Pd si è fatto portavoce Matteo Renzi quando, a Servizio Pubblico, ha criticato Gugliemo Epifani per avere difeso Cancellieri.
Ora, con la mozione di sfiducia dell'M5S nei confronti del Guardasigilli in arrivo in Aula alla Camera, il caso rischia di esplodere di nuovo nel partito democratico. Da più parti è stata chiesta una discussione, e possibilmente un voto, tra i deputati, un'istanza raccolta dal capogruppo Roberto Speranza intenzionato, a quanto si è appreso, a convocare un'assemblea a ridosso del passaggio della mozione alla Camera.
La lettura dei giornali oggi, con le nuove intercettazioni tra Cancellieri e Antonino Ligresti, hanno dato nuovi argomenti a chi fin dal primo momento ha sostenuto la necessità di dimissioni del Guardasigilli.
«Chiedo che il gruppo del Pd voti questa decisione al suo interno», è partito all'attacco Pippo Civati, e «siccome oltre a me anche Renzi ha fatto capire di volere le dimissioni del ministro, e siccome lui conta su una larga schiera di deputati, è probabile che la decisione passi».
Per una discussione tra i deputati e un voto vincolante sono anche i renziani. «Si deve pronunciare il gruppo e si deve votare. Poi la decisione si rispetta», ha assicurato Ernesto Carbone, il deputato che per prima uscì allo scoperto chiedendo al ministro di lasciare il suo scranno.
In difficoltà anche molti giovani deputati, entrati alla Camera con le primarie. Come Alessia Morani, una delle animatrici del gruppo dei non allineati e ora schierata con Renzi. «Voto con il Pd, ma Cancellieri deve dimettersi», ha spiegato oggi in una videochat con la Stampa condotta da Andrea Malaguti.
Ma di là dall'ottimismo di Civati, non è affatto detto l'assemblea dei deputati decida la sfiducia, come ha dimostrato la vicenda dell'elezione di un nuovo membro dell'Agcom. I renziani hanno difeso con forza la candidatura di Antonio Sassano contro quella di Antonio Nicita, e ieri hanno preteso che si votasse tra i deputati.
Alla fine ha avuto la meglio Nicita con una cinquantina di voti di scarto, segno che nonostante sia sempre più ampio il fronte pro-Renzi su alcune questioni non è ancora così compatto. Pare difficile, per esempio «i franceschiniani» citati da Civati possano votare la sfiducia con Dario Franceschini collega di governo di Cancellieri.
cancellieri e peluso
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renzi e epifani
FRANCESCHINI ALLA LEOPOLDA
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