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Da "il Foglio"
L’Italia è in crisi per colpa del liberismo, la Francia è in difficoltà a causa del liberismo, la Grecia è stata distrutta dal liberismo. E’ questa la convinzione della quasi totalità delle forze politiche e del ceto intellettuale italiano ed europeo.
Ma il liberismo è una strana malattia, miete vittime tra quelli che non ce l’hanno: Francia, Grecia e Italia non sono propriamente paesi “liberisti”, ma nazioni che, a vario modo e ognuna con le proprie peculiarità, sono caratterizzate dall’ingombrante presenza dello stato che si manifesta sotto forma di elevata pressione fiscale, debito pubblico, imprese statali, burocrazia, sussidi, spesa pubblica e protezionismo.
Ma è sempre il “liberismo”, spesso in coppia con sorella “austerità”, a essere additato come causa dei mali e dei disastri nel mondo: povertà nei paesi sottosviluppati, disoccupazione nei paesi sviluppati, inquinamento, global warming, mortalità infantile e ora anche ebola. La cosa farebbe ridere se urlata da un grillino che guarda le scie chimiche in cielo e i microchip sottopelle, ma deve essere presa sul serio se a dirla è Laura Boldrini.
La presidente della Camera in un discorso al Programma alimentare mondiale ha detto che il virus ebola è “una malattia presente da tempo in alcuni paesi dell’Africa”, ma che si è giunti alla situazione allarmante di oggi a causa delle politiche di “tagli alla spesa pubblica e privatizzazioni” adottate nei paesi colpiti. Ma la realtà la pensa diversamente dalla Boldrini.
I dati dell’Organizzazione mondiale della sanità e della Banca mondiale dicono che nei paesi maggiormente colpiti dall’epidemia – Liberia, Guinea, Sierra Leone e Nigeria – la spesa sanitaria è costantemente cresciuta. Ora, dal ragionamento e dalla correlazione boldriniana, si dovrebbe evincere che è stato l’aumento della spesa pubblica a far scatenare l’epidemia di ebola. Non vogliamo sicuramente affermare una bestialità logica del genere, ma solo rassicurare gli italiani che se si taglia la spesa pubblica si verrà contagiati dal liberismo, ma non dall’ebola.
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