boniver craxi

“CRAXI? RESISTERGLI ERA IMPOSSIBILE. ATTRAEVA CHIUNQUE. IO? ERO UN’AMICA E CI FREQUENTAVAMO DI CONTINUO” - LA QUASI 90ENNE MARGHERITA BONIVER, EX MINISTRA SOCIALISTA RICORDA QUANDO NEL 1993 UMBERTO BOSSI IN UN COMIZIO LE DIEDE DELLA “BONASSA” (LE DISSE “SIAMO ARMATI DI MANICO” E FECE UN GESTACCIO): “A QUALCHE INIZIATIVA DELLA LEGA VENDEVANO TRA I GADGET “LE MUTANDE DELLA BONIVER”. NON SONO MAI RIUSCITA AD AVERNE UN PAIO" - LA CENA IN CUI ROBERTO GANCIA SI PRESENTO' CON LA GIOVANISSIMA FIDANZATA ANJA PIERONI ("LA STORIA CON BETTINO PARTI' POCO DOPO"), BERLUSCONI CHE "RACCONTAVA DELLE BARZELLETTE MERAVIGLIOSE" - "VANNACCI? UN ALTRO CHE MI SEMBRA FIGLIO DI UN’OPERAZIONE AMERICANA. DICE DELLE COSE ALLUCINANTI, PERICOLOSE. PERSONAGGIO STRANO…”

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 Tommaso Labate per corriere.it - Estratti

margherita boniver 2

 

 

 

 

Di Boniver non si sente parlare da parecchio.

 

Senatrice, che fine ha fatto?

«Nella mia vita politica ci sono tre fasi. Nella prima, quella con Craxi, ho fatto anche il ministro due volte (degli Italiani all’estero con Andreotti nel 1991 e del Turismo e spettacolo con Amato nel 1992, ndr). Nella seconda, dopo quello che io chiamo “l’infoibamento socialista”, ho fatto la parlamentare per Forza Italia e anche la sottosegretaria agli Esteri del governo Berlusconi dal 2001».

bettino craxi

 

Nel 1993 Umberto Bossi in un comizio le diede della «bonassa». Le disse «siamo armati di manico» e fece un gestaccio.

«Ogni volta che andavo a fare un comizio elettorale ad Alessandria, che in quegli anni era il mio collegio, mi dicevano che la Lega si stava “riarmando”.

 

Me lo ripetevano talmente tante volte che presentai un’interrogazione parlamentare e andai anche a parlarne direttamente con il ministro dell’Interno di allora, Nicola Mancino. Bossi se la prese e mi diede quell’elegantissima risposta.

 

Seppi poi che a qualche iniziativa della Lega vendevano tra i gadget “le mutande della Boniver”. Non sono mai riuscita ad averne un paio».

 

 

 

 

 

Divenne amica di Bossi, poi, da alleata di governo?

margherita boniver 3

«Non gli ho serbato rancore ma no, amici no. Però quando si ammalò e lo incontravo a Montecitorio, andavo a salutarlo».

La sua terza vita, senatrice?

«È iniziata nel 2013 quando sono uscita dal Parlamento.

 

Da lì ho iniziato a ritirarmi dalla scena pubblica anche perché ho il mal di schiena e preferisco rimanere a casa. Nel 2021 ho perso il mio secondo marito, Ferruccio Formentini, per il Covid. Il mio primo marito era morto prima».

 

Massimo Pini, uno degli uomini più potenti del craxismo...

«Preferisco ricordarlo come l’autore della più imponente biografia di Bettino che sia mai stata scritta».

 

Accanto a Bettino Craxi, fino alla sua morte. Quando cominciò?

«La prima volta che lo vidi fu a una conferenza al Centro Brera organizzata da Carlo Ripa di Meana in memoria di Jan Palach, lo studente cecoslovacco che si era dato fuoco per protestare contro l’invasione sovietica. Era il 1969. Andai a questo incontro con Massimo, che era già mio marito. E rimasi folgorata da Bettino».

 

Che Craxi era quello del 1969?

margherita boniver fabrizio cicchitto foto di bacco

«Carisma e leadership allo stato puro. Attraeva chiunque».

 

Anche tante amanti.

«Ecco, ero presente nella famosa cena a casa sua, in via Foppa a Milano, la sera in cui Roberto Gancia si presentò insieme ad Anja Pieroni, che era la sua giovanissima fidanzata. Bellissima. La storia con Bettino partì verosimilmente poco dopo».

 

Lei resistette sempre al fascino craxiano?

«Resistergli era impossibile. D’altronde, vedevamo tutti coi nostri occhi l’andirivieni di belle donne tutte le sere al Raphael a Roma».

 

Sì ma lei...

DI PIETRO STEFANIA CRAXI

«Be’, io ero un’amica. E soprattutto ci frequentavamo di continuo, certo, ma sempre accompagnati dalle rispettive famiglie, a Milano. Bettino con Anna, io con mio marito, c’era anche Berlusconi che raccontava delle barzellette meravigliose. L’unica nota dolente erano le cene».

 

Perché?

«Craxi pretendeva di andare a mangiare in postacci che piacevano solo a lui. Locande di periferia, osterie, vecchie trattorie di quelle con la tovaglia a quadretti già macchiata di sugo o di unto dove si mangiavano delle robe orribili, interiora, grassi animali e vegetali a non finire...».

 

La grande cucina popolare lombarda.

«Sarà stata grande per Bettino, che voleva cibarsi soltanto di quella roba che tra l’altro ha divorato fino alla fine, cosa che ha contribuito a farlo morire. Il resto della comitiva lo accompagnava ma aveva l’accortezza di mangiare qualcosa prima, perché tanto sapevamo che lì non avremmo toccato nulla».

 

 

(...)

margherita boniver

Poco più di dieci anni dopo, di tutto quel mondo non sarebbe rimasto più nulla.

«Il sistema dei partiti si reggeva su un’ipocrisia nota a tutti: il finanziamento pubblico non bastava neanche lontanamente a coprire i costi altissimi della nostra democrazia.

 

Ero presente alla riunione della direzione del partito quando Craxi ammise candidamente che il finanziamento legale non bastava nemmeno a coprire le spese dell’Avanti, il nostro giornale.

 

Il resto era tutto sommato trasparente e valeva per tutti, come Bettino avrebbe dimostrato col suo famoso discorso alla Camera in cui nessuno alzò un dito per contraddirlo. Eppure, chissà perché, pagò soprattutto lui e i nostri compagni a cui toccava di far funzionare la macchina, che si suicidarono con l’avvio delle inchieste...».

 

Era tutto trasparente ma illegale.

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«Il principale errore di Bettino fu di non aver capito quanto fosse pericoloso vivere in un Paese con meccanismi di potere opachi, complessi e poco trasparenti. Ritengo ancora oggi l’Italia la democrazia più pericolosa del pianeta. Basti guardare alle regole sotterranee di una giustizia che ancora oggi continua a mietere vittime innocenti.

 

E, in campo internazionale, a come stranamente venimmo lasciati soli anche da molti compagni che il Partito socialista italiano aveva aiutato finanziariamente negli anni».

 

Per esempio?

«Si dileguarono i francesi, gli spagnoli, tutti. Rimasero solidali con Craxi il leader portoghese Mario Soares, i cileni e l’Olp di Yasser Arafat».

 

 

E quando Craxi era latitante ad Hammamet?

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«Esule, non latitante. E comunque io rimasi dov’ero. Accompagnavo in Tunisia molte persone che volevano andarlo a trovare: da Francesco Cossiga a Giuseppe Ciarrapico, da Marcello Pera a Tiziana Parenti».

Le piace Giorgia Meloni?

«È molto brava perché studia molto».

 

 

Giuseppe Conte?

«Per carità! Quando arrivò all’improvviso, mi sembrò una di quelle vecchie “operazioni” che facevano gli americani nei Paesi della loro sfera d’influenza. Tipo...».

 

Sta per citare Di Pietro.

«Ecco, ma lasciamo perdere. Negli anni dopo Tangentopoli, tutte le volte che me lo sono ritrovato alla buvette mi sono girata dall’altra parte».

Vannacci?

«Un altro che mi sembra figlio di un’operazione americana. Dice delle cose allucinanti, pericolose. Personaggio strano».

anja pieroni

Per chi vota?

«Alle ultime elezioni ho votato per Forza Italia. Ma alle prossime potrei essere interessata a votare uno come Calenda. Però vediamo».

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anja pieroni foto di baccoroberto vannacci by robertus vannaccius anja pieroniAnja Pieroni