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SENZA L'UMBERTO, SILVIO NON SAREBBE MAI DIVENTATO BERLUSCONI – FU BOSSI A PERMETTERE AL CAV LA SCALATA AL POTERE NEL 1994 (MEMORABILE L’APPARIZIONE DEL SENATUR IN CANOTTA A VILLA CERTOSA) – POI LA ROTTURA, BOSSI FECE CADERE IL GOVERNO DI “BERLUSKAZ” ACCUSANDOLO PERFINO DI MAFIA, NEL 2001 CI FU IL RIAVVICINAMENTO - ENTRAMBI AVEVANO CAPITO DI NON POTER FARE A MENO L’UNO DELL’ALTRO. DOPO L'ICTUS NEL 2004 AL CALCOLO ELETTORALE DI TENERE IN VITA LA LEGA, BERLUSCONI AGGIUNSE LA GENEROSITÀ. AIUTÒ L’UMBERTO E LA SUA FAMIGLIA QUANDO I SOLDI NON BASTAVANO MAI. NON È UN CASO SE, MORTO BERLUSCONI, BOSSI ANNUNCIÒ ADDIRITTURA L'INTENZIONE DI VOTARE PER FORZA ITALIA…
Ugo Magri per “la Stampa” - Estratti
SILVIO BERLUSCONI E UMBERTO BOSSI
Senza l'Umberto, Silvio non sarebbe mai diventato Berlusconi: al massimo un grande imprenditore del mattone e delle tivù la cui memoria sarebbe svaporata in fretta. Fu proprio Bossi a permettergli la scalata al potere, la rivoluzione berlusconiana, insieme con Gianfranco Fini quando nel 1994 misero insieme una cordata elettorale che univa gli opposti e conciliava l'inconciliabile: i separatisti padani della Lega con i post-fascisti del centro-Sud (...)
Dei tre personaggi in questione, Bossi era colui che meno aveva da guadagnare; difatti dopo pochi mesi se ne pentì e si lasciò convincere dall'allora presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, a disfare il patto col Cavaliere per inscenare il tradimento che sarebbe passato alla storia come Ribaltone (con la maiuscola).
E in fondo sembrava logico, perfino scontato che non potesse correre buon sangue tra un vero figlio del popolo, quale Bossi era, e l'uomo più ricco d'Italia la cui opulenza veniva ostentata senza ritegno, anzi come modello da prendere ad esempio. Memorabile è rimasta quell'apparizione del Senatùr in canotta bianca, quando fu ospite di Berlusconi a Villa Certosa prima che i due litigassero, e si fece riprendere apposta dai fotografi in versione proletaria, coi bicipiti in bella vista, quasi a marcare le distanze dal padrone di casa e a dire: io resto quello che sono.
Orgogliosamente.
silvio berlusconi umberto bossi 2002 foto lapresse
Per un po' si odiarono rinfacciandosi la qualunque.
Bossi appellava Silvio col nomignolo di «Berluskaz», ed era tutto fuorché un complimento; lo dipingeva come un mafioso anticipando certe inchieste giudiziarie che poi inseguirono il Cav all'apice della gloria. Ma con il tempo si resero conto che non potevano fare reciprocamente a meno.
Senza l'apporto di voti della Lega, tutto concentrato al Nord, Silvio sarebbe rimasto in eterno all'opposizione; quanto a Bossi, il leader padano si sentiva un corpo estraneo rispetto alla sinistra dei salotti e delle terrazze romane, un irriducibile alieno. Perciò pian piano rappattumarono e, sei anni dopo il Ribaltone, tornarono alleati nelle elezioni del 2001 (il tetto comune si chiamava Casa delle Libertà) avendo cambiato entrambi registro. In particolare Berlusconi imparò a trattare con il personaggio valorizzando quanto c'era in comune tra loro, a volte piccoli segni del destino come il cognome di mamma Rosa che da ragazza si chiamava Bossi anche lei, e per lui questo significava qualcosa.
Ma soprattutto il Cavaliere apprese l'arte del rispetto, a volte con tratti di timore, avendo scoperto sulla propria pelle che l'amico-rivale andava preso sul serio, c'era poco da fare il furbo. Così come Silvio non si sarebbe permesso mai di scherzare con il colonnello libico Mu'hammar Gheddafi, altro suo sodale (...)
L'amicizia, quella vera, arrivò dopo, con la malattia di Bossi, quando nel 2004 l'ictus lo debilitò e al calcolo elettorale di tenere in vita la Lega Berlusconi aggiunse un tratto umano che, tra i suoi immensi difetti, certo non gli mancava: la generosità. Aiutò Umberto e la sua famiglia quando i soldi non bastavano mai. Si informava delle cure per finanziarle. Mostrò un'attenzione che sapeva far leva sulla fragilità dell'antico rivale senza però umiliarlo.
umberto bossi e silvio berlusconi nel 2000 foto lapresse.
Addirittura da premier prese l'abitudine di tenere tutti i lunedì una colazione nella villa di Arcore solo ed esclusivamente per incontrare Bossi e garantirgli una dignità speciale. Intorno al tavolo di politica si parlava lo stretto indispensabile, e se ne dicevano tante non tutte ripetibili, ma si creava un calore che valeva più di mille ragionamenti.
Non è un caso se, morto Berlusconi, Bossi annunciò l'intenzione di votare per Forza Italia: senza rinunciare a sparlare l'uno dell'altro, avevano imparato quasi a volersi bene.
UMBERTO BOSSI IN CANOTTIERA
UMBERTO BOSSI IN CANOTTIERA.
marco belpoliti la canottiera di bossi
roberto maroni silvio berlusconi umberto bossi 2007 foto lapresse
silvio berlusconi e umberto bossi nel 2000 foto lapresse
umberto bossi silvio berlusconi raffaele fitto pierferdinando casini gianfranco fini 2000 foto lapresse
ROCCO BUTTIGLIONE - UMBERTO BOSSI - SILVIO BERLUSCONI - GIANFRANCO FINI - RAFFAELE FITTO - PIERFERDINANDO CASINI
UMBERTO BOSSI AL FUNERALE DI SILVIO BERLUSCONI
FINI BOSSI BERLUSCONI
umberto bossi funerali silvio berlusconi
BOSSI ALESSANDRA GUERRA BERLUSCONI
umberto bossi silvio berlusconi pierferdinando casini gianfranco fini
letizia moratti con silvio berlusconi e umberto bossi
umberto bossi con silvio berlusconi
gianfranco fini pierferdinando casini raffaele fitto rocco buttiglione umberto bossi silvio berlusconi 2000 foto lapresse
silvio berlusconi e umberto bossi
umberto bossi e silvio berlusconi nel 2000 foto lapresse
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