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BRACCIO DI FERRO TRA ITALIA E GERMANIA SUI TRE MIGRANTI CHE BERLINO VUOLE RESTITUIRE ALL'ITALIA E CHE ROMA NON INTENDE RIPRENDERSI - RANIA DAREZH, CITTADINA IRACHENA, ABDIRISAQ WARSAME FADUMA, SOMALA, E HOTAK SAMIR, AFGHANO, DOVREBBERO SALIRE SU TRE VOLI DIRETTI IN ITALIA IL 17, IL 19 E IL 20 AGOSTO: PER BERLINO NON HANNO DIRITTO ALL'ASILO E DEVONO TORNARE NEL PAESE DI PRIMO APPRODO IN EUROPA (CIOE' L'ITALIA), MA LA MELONI NON LA PENSA COSI’. SI RISCHIA L’INCIDENTE DIPLOMATICO IN DIRETTA TV: I TRE VERREBBERO IDENTIFICATI ALLO SBARCO E RISPEDITI IN GERMANIA SUL PRIMO VOLO DISPONIBILE - MERZ E MELONI SONO SCHIAVI DELL'ASCESA DI AFD E VANNACCI E PENSANO DI MOSTRARSI INTRANSIGENTI SUI MIGRANTI...

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Estratto dell’articolo di Francesco De Felice, Francesco Malfatano per “la Stampa”  

 

Giorgia Meloni Friedrich Merz

Il braccio di ferro tra Roma e Berlino, ora, rischia di consumarsi sulla pista di un aeroporto. Non più soltanto nelle note diplomatiche, nelle telefonate tra ministri, nei veleni affidati ai giornali ma, concretamente, sulla pelle dei tre migranti che la Germania vuole restituire all'Italia e che il governo italiano, almeno per ora, non intende riprendersi.

Il conto alla rovescia è già cominciato. Rania Darezh, cittadina irachena, Abdirisaq Warsame Faduma, somala, e Hotak Samir, afghano, dovrebbero salire su tre voli diretti in Italia il 17, il 19 e il 20 agosto. Per Berlino non hanno diritto all'asilo in Germania e, quindi, devono tornare nel loro Paese di primo approdo in Europa: l'Italia. Per Roma, invece, la storia è diversa.

 

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E soprattutto lo è la data: i tre sono arrivati a Lampedusa all'inizio del 2026, quando a disciplinare i trasferimenti era ancora il sistema di Dublino. Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo è entrato in vigore soltanto il 12 giugno. È qui che si incaglia tutto. Il governo Meloni sostiene che gli obblighi di riammissione dei cosiddetti movimenti secondari valgano per chi è arrivato in Germania dopo l'entrata in vigore del nuovo Patto. Berlino, invece, legge diversamente le regole. E il mancato riscontro italiano alle richieste tedesche entro i termini previsti viene interpretato come un silenzio-assenso.

 

matteo piantedosi

Il ministro dell'Interno Alexander Dobrindt non sembra intenzionato a fare marcia indietro. Nemmeno il cancelliere Friedrich Merz, che a poche settimane dal voto in Sassonia-Anhalt del 6 settembre è alle prese il rischio di una pesante sconfitta per mano dell'Afd. Così mentre le interlocuzioni tra gli uffici dei due ministeri continuano e mentre si lavora ad una call bilaterale tra Piantedosi-Dobrindt con l'obiettivo di trovare un compromesse (che potrebbe voler dire dividersi i migranti), per ora il calendario resta lì. E con quello la possibilità che i tre atterrino davvero in Italia. È a quel punto che la partita rischia di diventare surreale per due Paesi che continuano a confermare di essere in ottimi rapporti e di voler collaborare.

 

Se Piantedosi dovesse confermare il no, i tre verrebbero identificati allo sbarco e, secondo la procedura standard confermata a La Stampa dal Viminale, rispediti in Germania sul primo volo disponibile. Un rimbalzo tra due Paesi dell'Unione che trasformerebbe una controversia giuridica in un caso politico di prima grandezza. E che finirebbe per complicare ulteriormente anche la partita sugli altri nove migranti che Francia, Austria, Slovenia e altri governi europei hanno già comunicato di voler trasferire in Italia. A Palazzo Chigi, del resto, una via d'uscita è stata messa sul tavolo: compensare i trasferimenti tedeschi considerando i 2.200 migranti sbarcati sulle coste italiane a bordo di navi di Ong tedesche. Una sorta di saldo politico, più che giuridico.

friedrich merz giorgia meloni foto lapresse

 

Meloni, intanto, non cambia linea. In un'intervista a Milano Finanza, prima delle ferie in Puglia, ribadisce che «la priorità dell'Europa» deve essere «proteggere le frontiere esterne dall'immigrazione incontrollata». E i numeri pubblicati ieri dal Viminale sembrano darle almeno un argomento: dall'inizio dell'anno sono sbarcate in Italia 17.353 persone, meno della metà rispetto allo stesso periodo del 2025. Ma la rotta dei tre migranti tra Germania e Italia racconta un'altra cosa: sui migranti l'Europa di Meloni è unita solo fino a quando la propaganda lo consente.