IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL…
Francesco Bonazzi per Dagospia
Sarà probabilmente cancellata alla Camera l’aggiunta dei temi etici e della famiglia alle competenze del nuovo Senato, ma intanto lo schiaffone di oggi resta tutto, sulla faccia del governo Renzie. La maggioranza è andata sotto su un emendamento leghista a scrutinio segreto, passato con 154 voti favorevoli e 147 contrari. Uno scarto di sette voti che ovviamente fa scattare la caccia ai “colpevoli”.
Matteo Renzi, parlando ai deputati del Pd, ha detto a caldo di non ritenere che i franchi tiratori siano del suo partito, esorcizzando lo spettro dei 101 “traditori” che non votarono Romano Prodi per il Qurinale. E tanto per far capire dove soffia il vento dei sospetti, va detto che il sottosegretario Simona Vicari, alfaniana, appena si sono accese le luci del voto sfavorevole al governo si è alzata dal suo banco e ha indicato polemicamente i senatori di Forza Italia (che le hanno risposto indignati).
A parte Felice Casson, che ha detto apertamente di votare l’emendamento leghista, gli altri hanno preferito non metterci la faccia. E questo non va giù a Pittibimbo, per il quale “non è corretto nascondersi dietro il voto segreto”. Mentre un emendamento ben più pericoloso per il ddl Boschi, quello che prevedeva polemicamente un taglio anche dei deputati, non è passato grazie al voto palese deciso da Piero Grasso, non senza parecchie polemiche.
Ancora una volta, però, il dato di giornata è che renziani e forzisti stanno evidentemente trattando sulla legge elettorale. Renzie non si stanca di lanciare messaggi di apertura anche alle forze minori e al proprio partito ha chiesto proprio il mandato a trattare su un abbassamento delle soglie di sbarramento dell’Italicum e su una qualche reintroduzione delle preferenze. La trattativa sotterranea con il partito del Cavaliere, e più in generale su tutto l’Italicum e sul Patto del Nazareno, ha influito probabilmente anche sulle dinamiche del voto segreto.
Che la situazione sia tesa quanto fluida lo testimonia anche il fatto che il governo è stato battuto in commissione al Senato anche su un emendamento al decreto carceri. Il rischio, per Renzi e per il ministro Orlando, è che se l’Aula non lo cancella si dovrà tornare alla Camera.
MATTEO RENZI E PIERCARLO PADOAN
L’esecutivo di Rottamazione è però preso tra due fuochi, perché anche sul fronte dell’economia arrivano brutte notizie. Oggi l’Istat ha certificato che i segnali che arrivano da imprese e famiglie sono di “sostanziale stagnazione”. E il ministro Padoan, che nel Def aveva messo nero su bianco una previsione di crescita dello 0,8% nel 2014, ammette di essere pessimista e parla di “situazione meno favorevole di quanto era possibile prevedere a inizio anno”. “Ora serve un grande sforzo per la crescita e sui conti pubblici”, dice il responsabile del Tesoro.
Intanto non si placano le polemiche neppure sul caso Cottarelli. Il commissario alla Spending review è prossimo alla resa, ma oggi ha smentito le dimissioni e lo stesso ha fatto Padoan, per il quale il caso Cottarelli non esiste. Peccato che ci abbia pensato il premier Renzi, con parole ruvide, a tenere aperta la questione: "Io non so quel che farà Cottarelli, lo rispetto, lo stimo e farà quel che crede. La revisione della spesa la faremo anche senza Cottarelli”. Tanto per dimostrare che, nonostante le trattative con Verdini e Berlusconi, o gli incontri con D’Alema, come rottama lui non rottama nessuno.
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