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Marco Conti per il Messaggero
La svolta soft in politica economica dei due vicepremier Di Maio e Salvini coincide con il rientro dalla Cina del ministro Giovanni Tria. Domenica scorsa il responsabile di Via XX Settembre atterra a Roma visibilmente contrariato per le bordate che i leader di Lega e M5S da giorni rifilano alle regole europee, per i continui annunci sulle misure da inserire nella legge di bilancio e per i ribaditi proclami di sforamento del parametro del 3%.
Il rischio della tempesta speculativa perfetta, a suo tempo annunciata dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti, potrebbe diventare più concreto anche per le esuberanti dichiarazioni dei due vicepremier che parlano di «autunno caldissimo», tuonano contro «la dittatura della finanza» e si dicono pronti a cercare soldi in Cina e Russia «se non ce li darà la Ue».
LA FINE Da Pechino il ministro Tria parla più volte con il premier Giuseppe Conte e il sottosegretario Giorgetti. Molto preoccupato è il presidente Sergio Mattarella e il Quirinale insegue più volte Tria in Cina e Conte negli Usa.
In allarme è anche Via Nazionale. Nella sede della Banca d' Italia si seguono con sorprendente sconcerto le affermazioni di fine agosto di molti esponenti del governo che portano pericolosamente il Paese sul ciglio di quel «burrone» a suo tempo evocato dal governatore Ignazio Visco. Da Francoforte chiedono spiegazioni a Via Nazionale. Mario Draghi ha buon gioco nel ricordare a Palazzo Chigi ciò che qualche settimana prima era stato anche oggetto dell' incontro con il ministro delle politiche comunitarie Paolo Savona.
Ovvero che i tempi per la fine del Quantitave easing verranno rispettati e che da settembre Francoforte comincerà a comprare meno titoli di Stato.
Quindi da dicembre i paesi dell' Eurozona, Italia in testa, dovranno trovarsi da soli gli investitori pronti a sottoscrivere il loro debito pubblico. Dal Quirinale c' è chi ricorda a Di Maio e Salvini che i rissosi toni contro Bruxelles e la Commissione non aiutano perché la campagna elettorale per le elezioni europee del prossimo anno non c' è solo in Italia.
E' infatti forte sul Colle il timore di un irrigidimento della Commissione Ue e che l' Italia possa ritrovarsi più sola quando si dovrà trattare quella flessibilità che Di Maio invoca come diritto citando la Spagna, Paese che però è appena uscito da un programma di aiuti gestito dalla Troika. Sicché lunedì, nella riunione a Palazzo Chigi, tocca al ministro Tria tratteggiare nel dettaglio a Di Maio e Salvini i rischi del burrone dentro il quale l' Italia rischia di finire insieme al governo. Scenari da 2011 accentuati dal fatto che allora erano tutti i Paesi europei a subire in vario modo la crisi post Lehman-Brothers, mentre oggi l' Italia è il Paese del G7 che cresce meno.
L' incertezza per le conseguenze che a breve ci saranno a seguito della fine dell' ombrello della Bce, la sfiducia dei mercati per le misure crapulone del governo, lo scontro con l' Europa e i misteriosi piani B, i dazi, le crisi in Turchia e Argentina che possono tradursi in una nuova tempesta finanziaria sull' Italia, compongono una miscela esplosiva i cui primi effetti sono stati l' allarme lanciato da Fitch, lo spread volato nei dintorni di 300 e l' asta dei Btp con rendimenti sopra il 3,2%.
Senza contare che in mancanza di una decisa correzione di rotta, imprenditori e operai - dell' Ilva ma non solo - rischiano di ritrovarsi insieme in piazza contro il governo del metodo costi-benefici, dei rinvii continui e di quattro mesi di attività con alle spalle un solo vero provvedimento: il discusso decreto dignità.
LA SVOLTA Il rischio del boomerang impone il cambio di rotta che avvia Di Maio con l' intervista a Presa Diretta e che Salvini perfeziona rilasciando al Sole24ore dichiarazioni in netta controtendenza e che contribuiscono alla discesa dello spread. Una linea moderata che permette a Tria di partecipare all' Ecofin senza sentire colpi di piccone da Palazzo Chigi. La strada verso la manovra è però ancora lunga e la lista della spesa sulla quale insistono i due vicepremier anche. Non resta che attendere.
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