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Mo. Ri. Sar. per il "Corriere della Sera"
à dal giorno dei primi scontri in piazza Taksim, il 31 maggio, che i manifestanti denunciano la tossicità dell'acqua sparata dagli idranti della polizia. «Non è semplice acqua», spiegano mostrandoti le bruciature su braccia e gambe. «Non appena ti sfiora la pelle ti senti andare a fuoco», è la testimonianza più frequente. Ad aumentare dubbi e sospetti c'è il fatto che il liquido ha un colore rossiccio. Come può essere solo acqua?
Sabato notte, durante il violento attacco al Divan Hotel, proprio di fronte al parco Gezi, alcuni leader del movimento hanno mostrato le bruciature ai medici che li soccorrevano chiedendo una spiegazione: «Potrebbero esserci delle sostanze chimiche», è stata la valutazione. Immediato è partito il tam tam sui social network. Alimentato anche dalla rabbia di chi si è visto arrivare addosso quel liquido misterioso lanciato dai cannoni Toma.
«Sabato sera eravamo sui gradini del Point Hotel - ha spiegato Zeynep in perfetto inglese - e ci fumavamo tranquillamente una sigaretta. La polizia ci ha intimato di entrare dentro ma noi abbiamo risposto che non stavamo facendo nulla di male e volevamo restare lì. Allora hanno aperto l'idrante e la pelle ha cominciato a bruciarci. Vogliamo sapere cosa c'è in quell'acqua, se non ci fosse veramente nulla non ci impedirebbero di prenderne un campione, le pare?».
Come sempre in questi casi su Twitter è partita la gara a chi la sparava più grossa: «Potrebbe essere fosforo bianco», ha ipotizzato qualcuno. Finché alcuni attivisti italiani del collettivo Global Project hanno pubblicato le foto dei poliziotti turchi che caricavano gli idranti con taniche di Jenix, un potente liquido urticante color rosso fuoco che provoca sulla pelle di chi ne viene investito vistose e profonde piaghe oltre che fortissimo bruciore agli occhi. Nell'immagine scattata dagli attivisti si vede persino il numero del bidone JNX5073A.
Il governatore di Istanbul, Huseyin Avni Mutlu, non ha potuto smentire la notizia: «Il liquido contiene una soluzione medica ma non ci sono componenti chimiche e non è pericolosa». Troppo poco per convincere i manifestanti che da più di due settimane chiedono le dimissioni di Mutlu per aver ordinato agli agenti di usare una forza eccessiva sui cittadini che protestavano.
Ora gli avvocati vogliono raccogliere le prove e preparare una class action contro il governo, accusato di mettere a repentaglio la salute dei cittadini. Secondo il sito che lo commercializza, il Jenix, contenuto in taniche blu da 10 kg, viene venduto in Turchia solo a militari, polizia e gendarmeria. L'azienda assicura che il prodotto è altamente concentrato e ha un effetto immediato. Il vantaggio nell'usarlo sta nel fatto che, in quantità ridotte, non produce danni sull'ambiente né, a lungo andare, sulla salute.
I medici, però, non sono convinti. Curano i ragazzi in ospedale e scuotono la testa: «Secondo me è una sostanza pericolosa - dice uno di loro chiedendo l'anonimato - è irresponsabile da parte del governo farne uso sui civili. Forse pensano di essere in guerra». Nei nosocomi della città l'atmosfera è molto pesante. I dottori sono sotto attacco.
Quelli che curavano i dimostranti al parco Gezi sono stati messi sotto inchiesta e altri sono stati addirittura arrestati sabato notte mentre soccorrevano la gente ferita.
«à del tutto inaccettabile che i medici siano minacciati di procedimenti per aver fornito cure mediche a persone bisognose. I medici devono essere rilasciati immediatamente e ogni minaccia di perseguirli deve essere annullata», ha dichiarato Andrew Gardner, ricercatore di Amnesty International a Istanbul. «Noi abbiamo fatto un giuramento - sussurra un ragazzo giovane in camice bianco - ma forse Erdogan non conosce Ippocrate».
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