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Paolo Conti per “Corriere della Sera - Roma”
L’ultima beffa, sinistra come tutte le altre di cui parleremo, risale appena a giovedì scorso, 15 ottobre, al Cineland di Ostia. Francesco Spada, esponente dell’omonimo clan di Ostia, raggiunge il red carpet poco prima della proiezione e riesce a farsi fotografare accanto a Pierfrancesco Favino e a Claudio Amendola. I due attori, è bene sottolinearlo, ignoravano assolutamente chi fosse quel tipo con la barba, entusiasta del suo risultato fotografico.
Ma la sua mano destra con l’indice e il medio puntati, a forma di vittoria, verso il torace di Amendola hanno un significato preciso: ecco, ho vinto la mia scommessa, sono accanto a uno dei protagonisti del film che parla anche di noi, dei dominatori delle «paludi di Ostia», e me la rido.
Uno sberleffo, se vogliamo chiamarlo così, ma agghiacciante per il segnale inviato. La realtà che sfonda il muro della fantasia, ha scritto ieri il nostro Rinaldo Frignani collegando la foto all’indimenticato funerale Casamonica dell’agosto scorso, con l’elicottero che ha sorvolato il quartiere Don Bosco a bassissima quota spargendo sul percorso funebre petali di rose.
Funerale di Virginia Spada, mamma di Vittorio. Stessa chiesa e stessa carrozza del figlio, 1977
Anche quella volta è stata una beffa? Certamente una provocazione, una grottesca prova di forza, la delimitazione di un territorio. In questa città, lo abbiamo scritto mille volte, può davvero accadere qualsiasi cosa. Per esempio – sempre a proposito di beffe- puoi tirar su un monumento al Circo Massimo, tre metri per tre e due tonnellate di acciaio, e nessuno ti dirà niente per due mesi. E’ successo nel gennaio 2014 quando è stata «scoperta» l’opera «Place de la Concorde», collocata nel novembre 2013 provocatoriamente dall’artista Francesco Visalli.
ELICOTTERO PETALI ROSA FUNERALE CASAMONICA 1
Un fantastico «scherzo» che dimostrò la totale mancanza del controllo del territorio da parte delle autorità capitoline (nessuno si chiese, per più di sessanta giorni, chi avesse collocato quell’arnese di fronte alle rovine del Palatino, uno dei luoghi più fotografati di Roma).
Alla categoria del lazzo appartiene di diritto l’immortale ballo in costume romano organizzato (e autofinanziato) nel settembre 2010 dal consigliere regionale del Pdl Carlo de Romanis. Il quale giorni fa è stato assolto da tutte le accuse: i soldi per il grottesco raduno erano suoi. Ma ha lasciato l’impronta di un gioco quasi goliardico, nella radice uguale a quelli di cui abbiamo parlato, così diversi tra loro. Come se in una Capitale che sta franando di giorno in giorno, l’unica via d’uscita fosse la risataccia, la canzonatura, la buffonata, in un’atmosfera da continuo pesce d’aprile.
funerale vittorio casamonica 6
carlo de romanis festa olympus
Francesco Visalli
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