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“DA CHE MONDO È MONDO NESSUN GOVERNO È MAI RIUSCITO A LEGARE LA LINGUA DEI PEONES” – FILIPPO CECCARELLI E I PROBLEMI DI COMUNICAZIONE DELL'ESERCUTIVO MELONI: “BASTASSE UN INCONTRO PER CHIUDERE LA BOCCA AI MINISTRI NARCISONI, SMANIOSI DI PAGINATE E TELECAMERE: NON C'È GOVERNO CHE ABBIA MAI OTTENUTO IL SILENZIO DAI SUOI STESSI MAGGIORENTI - L'ODIERNA CLASSE POLITICA NON HA UN PROBLEMA DI COMUNICAZIONE, HA UN PROBLEMA DI CREDIBILITÀ; E QUESTO PERCHÉ DA QUASI TRENT'ANNI È SCHIAVA DELLA COMUNICAZIONE…”
Estratto dell’articolo di Filippo Ceccarelli per “la Repubblica”
Poveri illusi: bastasse un incontro di vertice a Palazzo Chigi per chiudere la bocca ai ministri narcisoni, smaniosi di paginate e telecamere. […] non c'è governo che abbia mai ottenuto il silenzio dai suoi stessi maggiorenti […] si arriverà presto alle bozze dei decreti passate di nascosto […] alle "manine", alle "manone" e quindi all'individuazione dei capri espiatori, alcuni dei quali beccabili via chat, audio, labiali e account fasulli. E hai voglia pure a "centralizzare" la comunicazione dei deputati e senatori […] Da che mondo è mondo nessuno è mai riuscito a legare la lingua dei peones […]
[…] Si delinea così all'orizzonte il super- classico dell'auto-conforto: l'errore di comunicazione, che sarebbe in realtà l'errore politico vero e proprio, ma non si può dire così perché sarebbe peggio. Di solito i potenti s'illudono che funzioni, dal che si sforzano di confezionare meglio il messaggio, o cambiarlo in corsa, deviare l'attenzione, rinforzare gli apparati. […] Renzi portò a Palazzo Chigi una maga danese, Salvini si appoggiava all'arsenale di Morisi, i 5S arrivarono ad assumere mentalisti, a parte gli esperti di Programmazione Neuro Linguistica […]
Gli Appunti social di Giorgia, col suo quaderno e i fiorellini di Ginevra, sono la prosecuzione di questo mesto, buffo e alla lunga inutile andazzo. […] l'odierna classe politica non ha un problema di comunicazione, ha un problema di credibilità; e questo perché da quasi trent'anni è schiava della comunicazione. Di essa solo si preoccupano in pratica i protagonisti, che non sanno più fare altro, leggi, programmi, soluzioni di buon senso, il tipico patto col diavolo per apprendisti stregoni.
"Quella Bestia apocalittica che chiamiamo comunicazione", come profetizzava il vecchio Ceronetti nel frattempo si è fatta ipercomunicazione: verticale, dispersiva, istantanea, semplificata, insidiosa come può esserlo una inedita ragione di Stato, e anche un po' oscena. Il prefisso rafforzativo "iper" le ha recato in dote l'enfasi, la retorica, l'amplificazione emozionale, il manicheismo funzionale, il moralismo retrattile, il romanzo del leader o della leader e tante altre diavolerie, compresa la stupidità che in un mondo iper connesso ha moltiplicato le occasioni per esprimersi […]
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