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CENTRO O “CENTRICULO”? – CECCARELLI SUL NUOVO PARTITO DI RENZI: "IL CENTRO È UN’ASTRAZIONE, UN NON-LUOGO, UN POLLAIO CON TROPPI GALLI A CANTARE (CASINI, SEGNI, MARTINAZZOLI, RUTELLI, D’ANTONI, PIVETTI, LAMBERTO DINI, CIRINO POMICINO, PIPPO BAUDO, PIPPO FRANCO, LA COSA BIANCA, LA GRANDE CISL, QUAGLIARIELLO, PIZZAROTTI, MAGARI MORATTI, ALLA FINE PURE GIGINO DI MAIO, ADESSO ANCHE FIORONI, SIGNORILE E CATENO DE LUCA). FORSE RENZI NON SI RENDE TANTO CONTO DELL’EFFETTO CHE FA. FORSE È COLPA DI CHI SI OSTINA A NON VEDERE LA…"
Filippo Ceccarelli per la Repubblica - Estratti
Difficile che la fantasia aiuti “il Centro” di Renzi. Con tale “brand”, come l’ex Rottamatore ha designato la lista alla cui guida parteciperà alle prossime europee, esistono già diversi Centri commerciali, un quotidiano in Abruzzo, una dozzina di ristoranti, un circolo giovanile, un’associazione che si occupa di benessere e counseling, una scuola di lingue, un paio di agenzie immobiliari, tre onlus, un poliambulatorio, una fondazione per l’antroposofia.
Arrivati a una comunità che sempre in ambito socioeconomico studia l’impatto tra la fede cristiana e “le dinamiche culturali del nostro tempo” ci si sarebbe anche arresi dinanzi all’originalità battesimale della “nuova” lista renziana.
Ma sempre riguardo al Centro rimaneva inesplorato il comparto più strettamente politico e qui, grazie all’instancabile censimento di Gabriele Maestri, pontefice massimo dei simboli e delle azzardate denominazioni onnipresenti nel suo blog www.isimbolidelladiscordia. it, si deduce che in vista delle europee Renzi potrebbe vedersela non più, non solo o non tanto con l’Unione di Centro di Casini e Cesa, che nel 2005 si presentarono con il claim “Io Centro” (al che“Io c’esco” fu la pronta risposta denigratoria), né con quella di Raffaele Costa e forse nemmeno con l’omonima e primigenia fondata da Ugo Sarao, cancelliere della Corte d’Appello di Milano.
(...) il Centro è un’astrazione, un’approssimazione, uno spazio vacuo e fluttuante, un non-luogo, una chimera, un riflesso pavloviano, un sudoku, un parcheggio, un pollaio con troppi galli a cantare, che non si fece mai giorno. E così fra proverbi, mitologia, fisiologia e paesaggi di ordinaria quotidianità si arriva regolarmente al centrino da tavola, e tutti giù a ridere, ignari che il post- politichese ha già messo in circolo ulteriori varianti lessicali tipo il “centricchio” e - guai ai maliziosi! - addirittura il “centriculo”.
Nel frattempo, il sempre più vano e misconosciuto tarlo della memoria torna a rosicchiare, tra Beckett e Ionesco, Pellegrino Capaldo e il cardinal Sodano che invocava “una santa audacia”, le brevi e meste avventure di quanti, più che creduto, ci hanno provato.
E dunque, un po’ alla rinfusa, Rutelli, Casini, Segni, Martinazzoli, D’Antoni, Pivetti, Lamberto Dini, Cirino Pomicino, Pippo Baudo, Pippo Franco. “Il cendro – proclamava De Mita roteando gli occhietti come capocchie di spilli – è un modo di governare”. La Cosa Bianca, la Grande Cisl, Quagliariello, Pizzarotti, magari Moratti, alla fine pure Gigino Di Maio, adesso anche Fioroni, Signorile e Cateno De Luca.
Forse Renzi non si rende tanto conto dell’effetto che fa. Forse è colpa di chi si ostina a non vedere la grande opportunità pseudo-centrica.
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