CHIABERGE REPORT - A MILANO SONO INCAPPATO IN UN CORTEO DI PACIFISTI. O ALMENO, COSÌ MI È SEMBRATO. IL TAXISTA MI HA SPIEGATO CHE NO, ERO FUORI STRADA, NON AVEVO CAPITO NIENTE: QUELLA CODA ERA PER GLI EVENTI "POP UP" DELLA "BEAUTY WEEK". ERA TUTTA GENTE IN ATTESA DA ORE PER L’ESPERIENZA DI SKINCARE COREANA, PER LA NUOVA FRAGRANZA DI BULGARI, PER LA TOTE BAG LOGATA O LA SPILLA ICONICA DI "DOLCE & GABBANA", O I MINI MASCARA, O IL MINI LIP GLOSS IN OMAGGIO. AI PARTECIPANTI, ALLA FINE, VENIVA OFFERTO UN "BEAUTY PASSPORT", VALIDO ANCHE SE SALTASSE SCHENGEN - TUTTI PACIFISTI? CERTO CHE LO SONO, NEL FONDO DEL CUORE. ALLE ARMI PREFERISCONO IL NEGOZIATO, ANZI IL NEGOZIO. E ANCHE LORO DIFENDONO LA SACRALITÀ DELLA CARTA. DI CREDITO. SE MALAUGURATAMENTE CI DOVESSIMO DIFENDERE, NON CONTATE SU DI LORO...

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Riccardo Chiaberge per Dagospia

 

beauty week milano

Domenica pomeriggio, di ritorno da una gita a Busto Garolfo, uno dei quasi settecento intrepidi comuni italiani che hanno aderito alla campagna “R1pud1a” di Emergency contro la guerra, nel centro di Milano (che per ora non ha ripudiato ufficialmente) sono incappato in un corteo di pacifisti. O almeno, così mi è sembrato. 

 

Erano migliaia di ragazze e ragazzi di tutte le etnie, famiglie con bambini, perfino qualche velo islamico, in fila lungo i marciapiedi di via Senato e di corso Venezia. Un serpentone che si snodava per almeno due chilometri e continuava ad allungarsi. Ho pensato: eccoli qui finalmente, i famosi “disertori” mobilitati dalla segretaria dei giovani democratici Virginia Libero.

RICCARDO CHIABERGE

 

Un’onda arcobaleno di militanti decisi a ripudiare le guerre in nome della Costituzione, ognuno con stampigliato in fronte l’articolo 11. Un tripudio di ripudianti, contro la paranoia russofoba e bellicista di Ursula la sanguinaria. Ma potrebbe anche essere il popolo dei grillini-contiani che accorre al World Join Center per il discorso finale di Giuseppi contro il riarmo europeo.

 

Poi il taxista mi ha spiegato che no, ero fuori strada, non avevo capito niente: quella coda era per gli eventi “pop up” della Beauty Week. Tutta gente in attesa da ore per l’esperienza di skincare coreana di Shaka, per la nuova fragranza di Bulgari, per la tote bag logata o la spilla iconica di Dolce & Gabbana, o i mini mascara, o il mini lip gloss in omaggio. Ai partecipanti, alla fine, veniva offerto un ”Beauty Passport”, valido anche se saltasse Schengen.

 

beauty week milano 2

Tutti pacifisti? Certo che lo sono, nel fondo del cuore. Alle armi preferiscono il negoziato, anzi il negozio. E anche loro difendono la sacralità della Carta. Di credito. Votano a destra, a sinistra, al centro o non votano affatto.

 

Se gli parli di “Emergency” pensano al 118, e credono che “Ripudia” sia un brand di profumo per l’uomo che non deve chiedere mai. Ma sulla guerra hanno le idee chiarissime: dategli sto Donbas, a Mad Vlad, e già che ci siamo anche la Transnistria, la Moldavia e una fetta di Lituania. Purché non bombardi il quadrilatero della moda. Purché ci lasci la Skincare, e il Make up, e la tote bag.

 

VIRGINIA LIBERO

Non ditelo a Virginia, a Elly Schlein o a Matteo Orfini, ma è proprio questo lo zoccolo duro del pacifismo, il nerbo delle truppe anti-riarmo. Non i bravi ragazzi del Festival dell’Unità che sognano di accogliere i missili coi rami d’ulivo, non i benemeriti delle ONG che aiutano le vittime dei missili, ma l’armata dei consumisti irriducibili, per cui la pace è uno shopping center. Se malauguratamente ci dovessimo difendere, non contate su di loro.

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