100 MILIONI (DE) BENEDETTI - IL F2I DI GAMBERALE PRONTO A RILEVARE LA NUOVA SOCIETÀ IN CUI TI MEDIA E IL GRUPPO ESPRESSO CONFERIRANNO I LORO MULTIPLEX E LA CIR DI RODOLFO DE BENEDETTI È PRONTA A FARE CASSA

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Giuliano Zulin per "Libero quotidiano"

Sembra ormai fatta. Carlo De Benedetti riuscirà a valorizzare le piattaforme sul digitale terrestre. A spese anche nostre. Già perché, a operazione conclusa, l'infrastruttura dove vanno in onda ad esempio Deejay tv o Repubblica tv potrebbe essere di proprietà di F2i, il fondo guidato da Vito Gamberale e partecipato dalla Cassa Depositi e Prestiti con un bel 16% e da un altro 28% dalle Fondazioni bancarie, i cui vertici sono di nomina politica (ad esempio il pd Sergio Chiamparino nella Compagnia San Paolo).

In Borsa hanno fiutato l'affare, per l'Ingegnere, e così il titolo l'Espresso ha fatto un balzo del 6,42%. Così come ha guadagnato un apprezzabile 4% Ti Media. Sono loro due, l'Espresso e Ti Media, i promessi sposi secondo i desiderata dei rispettivi padri: Cir e Telecom Italia. Ieri proprio il cda del colosso telefonico ha dato il via libera il progetto, anticipato da il Messaggero.

In sostanza il piano di integrazione tra i due broadcaster vedrà Telecom azionista con il 70%, mentre il partner Rete A (Espresso) il 30%. Valore complessivo: 300 milioni. Con F2i in pole position per rilevare parte o tutta la nuova società. «La valutazione di circa 90 milioni per il gruppo Espresso dei multiplex è coerente con la nostra di 100 milioni», commentano da Equita Sim.

«Da verificare quali costi saranno imputati al gruppo per il broadcasting dei due canali (Repubblica Tv e Dj Tv )», aggiungono dalla Sim che stima un Ebitda 2014 per i mix di Espresso a 8 milioni circa sul 2014 (55 milioni per quelli di Telecom). «L'eventuale entrata del fondo F2i - concludono da Equita - sarebbe positiva perché permetterebbe di monetizzare il valore. Resta l'incertezza della struttura societaria, considerando che Telecom Italia Media, che controlla solo i tre multiplex, ha una market cap di 190 milioni e un debito di 270 milioni».

Forse per questa incertezza Telecom Italia ieri non ha ufficializzato l'operazione, ma l'ha soltanto approvata. Chi freme è invece De Benedetti. Non gli sono bastati i circa 400 milioni ricevuti da Silvio Berlusconi a conclusione della causa per il lodo Mondadori: la sua Sorgenia vanta debiti per 1,8 miliardi con le banche che bussano alla porta per rientrare dai prestiti il prima possibile. Ne servono insomma di euro per tappare i buchi. Ma con 90-100 milioni che potrebbe incamerare dalla vendita delle frequenze sul digitale potrà respirare e tenere lontani i creditori per un po'.

Prima deve risolvere un'altra grana: liquidare la quota dell'austriaca Verbund, che vuole vendere. Da qui il piano lacrime e sangue, confermato ai sindacati: Sorgenia cederà le centrali che producono energia da fonti rinnovabili, con un piano che prevede circa 100 esuberi su 400 lavoratori. Secondo fonti sindacali, la società ha inoltre annunciato di voler uscire dal business dell'esplorazione e produzione di idrocarburi e dalle vendita di energia elettrica e gas per la clientela retail concentrandosi solo su quella delle aziende grandi e Pmi.

 

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