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Giorgio Meletti per il "Fatto quotidiano"
C'è sempre un tecnico più tecnico del governo tecnico. E sulla base di questo principio il governo Monti ha pensato bene di scrivere una pagina innovativa nella storia delle autorità indipendenti. L'articolo 36 del decreto sulle liberalizzazioni, stando alle bozze diffuse finora, ha un incipit strabiliante: "In attesa...". Che cosa dobbiamo predisporci ad attendere? L'istituzione di "una specifica autorità indipendente di regolazione dei trasporti".
In attesa, vengono affidate all'Autorità per l'energia e il gas anche le competenze di regolazione dei trasporti, in particolare ferrovie, porti, aeroporti e autostrade, nonché i taxi. Probabilmente il vero significato di questo articolo 36 è l'ennesima dilazione, ed è la migliore delle ipotesi. Se gli attuali esperti di energia si mettessero davvero a fare ciò che il decreto prescrive, grande diventerebbe la confusione sotto il cielo.
Il popolo italiano ben conosce l'antica tradizione per la quale, quando c'è un problema spinoso da risolvere, la politica demanda l'incombenza a una commissione di studio, a una consulenza esterna o, nei casi più sofisticati, a una Bicamerale. Un modo noto per guadagnare anni preziosi.
Poi è invalsa la moda delle Authority indipendenti. In origine erano due, la Consob che governa Borsa e mercati finanziari, istituita nel 1974, e l'Isvap, che vigila sulle assicurazioni dal 1982. Dagli anni â90 è diventato un diluvio: prima l'Antitrust, e poi quella per gli scioperi, quella per l'Energia, e quelle per le Comunicazioni, la Privacy, gli appalti pubblici, i fondi pensione e via elencando.
Un articolato sistema con cui la politica ha preso due piccioni con una fava: scaricare un po' di responsabilità e istituire poltrone ben retribuite dove sistemare eventualmente amici ed ex politici trombati. Le autorità nate finora venivano però istituite con una articolata legge di regolazione del settore che dava ai saggi prescelti sapevano quali norme far rispettare.
Stavolta all'autorità dell'energia è stata data carta bianca. Sui taxi dovrà dettare le nuove regole secondo "criteri di ragionevolezza e proporzionalità "; e, beninteso, se vorrà consentire ai taxi di un comune di andare a prendere clienti in un altro comune dovrà prima garantirsi "l'assenso dei sindaci interessati". Il che significa non solo che l'Authority propone e il sindaco dispone, ma soprattutto che questo particolare segmento di liberalizzazione dovrà essere deciso per ciascuno degli 8 mila comuni italiani con apposita istruttoria "sui costi-benefici anche ambientali".
Ma la vera dimostrazione della volontà di delega/dilazione del governo tecnico è il successivo articolo 37, che riguarda le ferrovie. Si affida all'autorità indipendente la definizione di "ambiti del servizio pubblico e le modalità di finanziamento", sentiti il governo, le regioni e tutti i comuni. Stavolta il governo, le regioni e i comuni propongono, l'autorità dispone.
Ancora più imbarazzante è il seguito dell'articolo 37, dove si affida all'Autorità per l'energia il compito di sciogliere uno dei nodi più controversi della storia ferroviaria nazionale: da almeno 15 anni si discute se la rete (Rfi) vada tolta alle Fs e affidata a un soggetto terzo, in modo da renderla neutrale rispetto alla concorrenza, per evitare cioè che Fs la usi per favorire la sua Trenitalia contro altre società di trasporto.
Il governo Monti, stretto tra le pressioni liberalizzatrici e il catenaccio del numero uno di Fs Mauro Moretti, ha pensato bene di far decidere all'Authority, e alla svelta, perché i suoi poteri valgono solo "in attesa che...". Ma non tanto alla svelta, perché il decreto prescrive anche di decidere "dopo un congruo periodo di osservazione delle dinamiche dei processi di liberalizzazione".
Congruo è aggettivo caro al sottosegretario Antonio Catricalà , che lo sfoderò per la legge Maccanico sulle tv a proposito del numero di parabole da raggiungere prima di mandare Rete4 sul satellite. Stavolta il significato di congruo è più chiaro: i tecnici dell'autorità non si stanchino con un lavoro inutile, perché magari prima che passi il congruo periodo viene istituita la nuova autorità .
Siamo il Paese delle grida manzoniane. All'articolo 15 il decreto stabilisce che il governo deve emanare entro sei mesi il decreto per togliere all'Eni la proprietà della rete di trasporto del gas. Una novità ? Macché. Questo decreto applicherà , se mai sarà fatto, una legge del 2006 che raccomandava di applicare una legge del 2003 secondo cui la rete gas andava tolta all'Eni entro il 2007. Delegate, delegate, qualche anno passerà .
ANTONIO CATRICALA
monti
Eni
MAURO MORETTI
CONSOB
Isvap
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