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"IL PIL È RIMASTO FERMO NEL TERZO TRIMESTRE, E GLI INDICATORI DICONO CHE ALL'INIZIO DEL QUARTO L'ATTIVITÀ NEI SERVIZI È IN LIEVE CALO, COME NELL'INDUSTRIA” – CONFINDUSTRIA MANDA UN AVVISO AL GOVERNO: “ANCHE SE L'INFLAZIONE IN ITALIA È FINALMENTE TORNATA SOTTO IL 2,0%, I TASSI SONO AI MASSIMI E BLOCCANO IL CANALE DEL CREDITO, FRENANDO CONSUMI E INVESTIMENTI, MENTRE L'EXPORT AIUTA POCO. CON LE GUERRE IN CORSO SALE L'INCERTEZZA, MA NON IL COSTO DELL'ENERGIA (FINORA), CHE È PERÒ BEN PIÙ ALTO DEL PRE-CRISI ENERGETICA"
(ANSA) - ROMA, 18 NOV - "Il pil è rimasto fermo nel terzo trimestre, e gli indicatori dicono che all'inizio del quarto l'attività nei servizi è in lieve calo, come nell'industria. Anche se l'inflazione in Italia è finalmente tornata sotto il 2,0%, i tassi sono ai massimi e bloccano il canale del credito, frenando consumi e investimenti, mentre l'export aiuta poco. Con le guerre in corso sale l'incertezza, ma non il costo dell'energia (finora), che è però ben più alto del pre-crisi energetica". Lo scrive Confindustria nella congiuntura flash.
antonio tajani giorgia meloni giancarlo giorgetti
L'inflazione italiana - rileva Confindustria - si è ridotta bruscamente a ottobre a +1,7% annuo (da +5,3% a settembre), grazie a un "effetto base" molto favorevole sui prezzi energetici, crollati al -19,7% annuo (+26,8% nello stesso mese del 2022 a causa del picco del gas). I prezzi core di beni e servizi continuano a frenare, ma solo lentamente (+3,7%), come quelli alimentari (+6,3%), grazie alla parziale moderazione delle commodity. Sono valori non ancora pienamente in linea con la soglia del +2,0%.
A inizio novembre la Fed ha tenuto, per la seconda volta, fermo il tasso Usa (a 5,50%), come pure la Bce a fine ottobre (4,50%). Lo scenario base è che i tassi sono giunti ai massimi, come indicano i future, che scontano i primi tagli nel 2024. Tuttavia, Powell ha sottolineato il rischio di nuovi rialzi, se la crescita Usa non frena e l'inflazione resta alta (+3,2%); e Lagarde ha ribadito che altri rialzi potrebbero esserci anche nell'Eurozona, in caso di nuovi "shock" che modifichino lo scenario.
giorgia meloni giancarlo giorgetti
Peggiora la situazione del credito per le imprese italiane: il costo è salito al 5,35% a settembre, la caduta dei prestiti è arrivata al -6,7% annuo. Nel 3/o trimestre, infatti, la domanda ha continuato a ridursi per i tassi troppo alti e i criteri di offerta sono divenuti più rigidi: sempre più imprese restano senza credito. Buone notizie vengono dai prestiti in sofferenza, stabili a 19,3 miliardi.
In agosto si è attenuata l'espansione del turismo: +9,5% sul 2022 la spesa degli stranieri in Italia, ma -1,7% dal picco di luglio. A settembre l'Rtt index (CSC-TeamSystem) segnala flessione moderata dei servizi per il 3/o mese di seguito, e in ottobre il Pmi è caduto in misura marcata (47,7, da 49,9), indicando una contrazione, mentre la fiducia delle imprese continua a calare. A settembre la produzione è rimasta ferma. Il 3/o trimestre registra una variazione appena positiva (+0,2%), ma dopo quattro trimestri negativi: da inizio anno è scesa di -1,8%.
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