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Carlo Tecce per il "Fatto quotidiano"
C'è una retorica nazionale che condanna le inefficienze pubbliche, le resistenze burocratiche, le pratiche pletoriche. E poi c'è l'universo di consulenti e collaboratori, alcuni essenziali e alcuni inutili, che insieme costano 1,3 miliardi di euro. Due anni fa, le amministrazioni locali, dai comuni alle province, hanno distribuito 277.085 contratti o contrattini che non danno sicurezza ai precari e che, in simultanea, non danno una lezione a chi sopravvive con gli sprechi.
La somma è aumentata di 50 milioni di euro, per nulla intralciata dagli ansimi di una recessione che non molla, ma quei 277.085 ingaggi - firmati entro il 31 dicembre 2011, e cominciati in gran parte dal 2012 - sono ancora validi, arrivano sino al 2014 o al 2015. E mentre stiamo scrivendo, nuovi assistenti o esperti - da chi controlla le olive a chi fa animazione in foresta - si moltiplicano e spingono l'asticella più lontano sul calendario.
Dal febbraio 2012, il ministero per la Funzione pubblica carica sul proprio sito le dichiarazioni degli enti - aziende sanitarie, carrozzoni statali, università - e stavolta l'appuntamento tocca al ministro Gianpiero D'Alia. I tecnici del dicastero credono che la trasparenza sia un sostegno, non la soluzione perché la grande spartizione, di miliardi in miliardi, spesso lascia spazio a motivazioni vaghe: "esperto tecnico", "assistente", "monitoraggio".
Il Fatto ha visionato in anteprima il librone 2011, che la settimana prossima verrà pubblicato dal ministero e, nonostante gli sforzi governativi, tanti comuni, tante province e tante regioni restano approssimativi nel rendicontare i soldi (pubblici) che utilizzano.
Da mesi i partiti s'accapigliano per l'Imu e questi 1,3 miliardi, versati con cadenza annuale e con un po' troppa superficialità , potrebbero alleviare la tassazione, anche l'odiosa Iva. E una lettura attenta di questi 277.085 dati potrebbero svelare un mondo o un paradosso: la macchina pubblica italiana è gestita male, è affollata oppure è solo il cattivo esempio di cui non vogliamo prenderci cura? Perché, forse, spendere 10.000 per un corso di yoga gratuito o 15.000 per contare i gatti randagi in un paesino ci fa apparire vicini ai precari e ai furbi.
SOLDI EURO
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