CRONACA BIZANTINA DEL DIVINO QUIRINO CONTI DI QUESTO CONCITATO INIZIO DI NOVEMBRE 1- 4 NOVEMBRE. JOVANOTTI, GIANNA NANNINI, LUISA BECCARIA, ASSIEME A SVARIATE, SENSIBILISSIME INTELLIGENZE NORDICHE, CORSERO TRAFELATI ALLA GIUBILAZIONE DELL’“ARTISTA O CAZZONE?” MAURIZIO CATTELAN AL GUGGENHEIM MUSEUM DI NEW YORK 2- 3 NOVEMBRE. SANTORO INAUGURA LA SUA NUOVA CATTEDRALE. E QUALE ARREDO, UNO STRAORDINARIO E INEDITO CATTELAN: DELLA VALLE VERSIONE NEOCLASSICO, E CON AI POLSI CONTAMINAZIONI PROTO-BARBARICHE, COME LA MUMMIA DEL SIMILAUN: DUNQUE, DAVVERO UNA SPECIE DI APPENDICE DI QUELL’IMPERDIBILE MOSTRA NEWYORKESE 4- 8 NOVEMBRE. DURANTE LA FATALE VOTAZIONE ALLA CAMERA CHE HA SEGNATO LA STORIA DI MEDIASET E LA NOSTRA, BERLUSCONI NON PUÒ FRENARE OLTRE UN GESTO A LUNGO REPRESSO. E CON IL SUO NUOVO, LANGUIDISSIMO SGUARDO ASIATICO, POSA LA MANO APPASSIONATA, SU QUELLA DI UN BOSSI AFFRANTO E SIGNIFICATIVAMENTE SPETTINATO

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Quirino Conti per Dagospia

Sarà per un palcoscenico divenuto forse davvero troppo striminzito e risicato, e dunque straripante di primedonne, contralti, tenorini, controtenori, bassi e coristi - ma pure intasato di comprimari mai sazi di proscenio e pronti a ogni sgambetto pur di portare a termine i loro vocalizzi -, sarà dunque per l'esiguità della scena, ma questo concitato inizio di novembre sembra effettivamente gremito di fatti e di episodi stilisticamente non trascurabili. A cominciare da un esodo.

4 novembre. Dalle regioni subalpine - ma anche da Filicudi - un eccitato corteggio muove alla volta di NYC. Come quando Michelangelo, assieme a Giuliano da Sangallo di cui era ospite - si era verso la metà di febbraio del 1506 -, corse a constatare, il cuore in gola, il supposto avvenuto ritrovamento presso la vigna di Felice de Fredis a Santa Maria Maggiore del massimo capolavoro scultoreo dell'antichità. Si tramanda vi arrivasse trafelato, tremebondo e terribile per l'ansia della scoperta: davanti a sé, seppure in brani, dovette riconoscere il Laocoonte. Lo stesso di cui aveva parlato Plinio.

Similmente e con il medesimo pathos, Jovanotti, Gianna Nannini, Luisa Beccaria, ma pure la nobile collezionista Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e appunto altri isolani assieme a svariate, sensibilissime intelligenze nordiche, corsero - a proprie spese, ci si augura - alla giubilazione dell'"Artista o Cazzone?" Maurizio Cattelan.

Un vero consesso di connaisseur dunque, nella bella spirale di Wright, al Guggenheim Museum. Anche se, come notava Natalia Aspesi, forse più preoccupati della propria ostensione - tra uno spiedino di gamberi e un bicchiere di champagne - che dell'ammasso, davvero laocoontico, spenzolante nell'atterrito vuoto di quel capolavoro architettonico.

Naturalmente, per l'occasione passò in secondo piano - stilisticamente - quel che si gridava dalle prime pagine dei maggiori quotidiani del mondo: lo sperdimento, cioè, del Bel Paese. Prevalse invece, com'è bene che sia, un certo riserbo sulla gravità della situazione, ma soprattutto Cultura. Non diversamente da quanto accadde a Roma, in quella fortunata metà febbraio 1506.

3 novembre. Santoro inaugura la sua nuova cattedrale. Bellissima, zaffiro e rubino. E quale arredo, uno straordinario e inedito Cattelan: Diego Della Valle in versione François Marius Granet intorno al 1807. Neoclassico, e con ai polsi contaminazioni proto-barbariche (innumerevoli fibule e infule), come la mummia del Similaun: dunque, davvero una specie di appendice di quell'imperdibile mostra newyorkese.

La ceroplastica in causa poneva seriamente il problema dell'abito del potere: se dunque, a questo punto, il più idoneo non fosse quello di Karl Lagerfeld (magari anche per il candidato Monti). Con un ennesimo, severo appunto nei confronti del sinistrato, uscente primo ministro Silvio Berlusconi: non aver pensato per tempo a scambiare le sue vesti (ormai di fatto un clergyman) con quelle del noto, ingegnoso imprenditore marchigiano. A suo tempo già mutuate dal celebre designer tedesco. Magari ci avrebbero guadagnato entrambi.

5 novembre. Esce di scena Loulou de la Falaise: dopo il poeta - Yves Saint-Laurent - anche la sua ispiratrice se ne va. Forse anche per nostalgia. Di un'intera generazione, a suo tempo giudicata terribile e scostumata ma piena di talento, voracità di vita e utopie. Bellissimi, intelligenti, scapigliati e, magari, talvolta senza un soldo in tasca: eppure elegantissimi e sempre sognatori. Persino un po' maledetti, ma pagando del proprio. E non costretti a impiccare bambini.

8 novembre. Durante la fatale votazione alla Camera dei Deputati che ha segnato la storia di Mediaset e la nostra, il presidente Berlusconi non può frenare oltre un gesto a lungo represso. E con il suo nuovo, languidissimo sguardo asiatico, posa la mano, curatissima e appassionata, su quella di un Bossi affranto e significativamente spettinato. Consapevolmente citando entrambi il celebre capolavoro omoerotico La mort de Hyacinthe, di Jean Broc, datato 1801. Una loro passione artistica, a quanto sembra. Peccato così tardi per le sorti del paese.

Dall'elenco - che sarebbe stato interminabile - di questa prima Cronaca bizantina sono stati omessi i determinanti interventi del ministro Anna Maria Bernini: probabilmente anche perché con ancora nelle orecchie l'eco del magnifico canto finale della Faust-Symphonie di Liszt, "L'indescrivibile qui ha compimento" (Pappano, a Roma, lo scorso 5 novembre).

 

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