FLASH! – MENTRE IL MINISTRO PIANTEDOSI È INDAFFARATO A QUERELARE DAGOSPIA, LA SUA (EX?) AMANTE,…
D. Martirano per “il Corriere della Sera”
Il nuovo Consiglio superiore della magistratura inaugura la sua stagione con un parere fortemente critico — adombrando profili di incostituzionalità e non funzionalità — sul decreto legge che punta a snellire il processo civile e riduce di un terzo sia le ferie dei magistrati sia la sospensione dei termini feriali cui tanto tengono gli avvocati dei piccoli studi.
Il testo, approvato all’unanimità dalla VI commissione presieduta dal togato Piergiorgio Morosini, approda oggi in un plenum straordinario proprio nelle ore in cui al Senato si inizia a votare in commissione Giustizia sul provvedimento del governo Renzi: «Sulle riforme vogliamo tenere un atteggiamento di merito e costruttivo», ha detto il vice presidente Giovanni Legnini che ieri sera ha convocato un pre-plenum informale per discutere con laici e togati anche le pesanti ricadute del caso Bruti-Robledo: la rognosissima pratica sulla Procura di Milano, infatti, va ben oltre le competenze della VII commissione (organizzazione) e riguarderebbe anche la I (trasferimenti d’ufficio) e addirittura la sezione disciplinare.
In questo clima, non proprio di accoglienza amichevole per la riforma del governo, scende in campo anche l’Associazione nazionale magistrati che sabato riunisce il suo «Parlamentino» al Palazzaccio ma presto farà sentire la sua voce con un’«assemblea generale» affollata di toghe: «Scontro non c’è e non ce ne può essere — ha detto il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli — ma è nostra intenzione mantenere alta l’attenzione sui problemi della giustizia perché gli strumenti proposti finora dal governo non sono adeguati». Il sindacato delle toghe, dunque, rivolge un quesito al governo: «Vere riforme quando? La corruzione ci costa 60 miliardi l’anno mentre la prescrizione fa morire i processi. La resa dello Stato al crimine è un sconfitta per tutti».
I magistrati, poi, sono molto attenti a quanto sta accadendo in commissione Finanze della Camera dove oggi si inizia a votare sul testo che punta a facilitare il rientro dei capitali illegalmente detenuti all’estero: un’occasione unica (un condono) per introdurre a regime (cioè dopo il rientro dei capitali che tanto interessa il ministero dell’Economia) il delicatissimo reato di autoriciclaggio seguito passo passo a Montecitorio dal viceministro Enrico Costa.
Il voto del Csm e l’affondo dell’Anm preoccupano molto il governo. Il ministro Andrea Orlando difende il suo lavoro: prima di fare valutazioni «è bene aspettare il plenum. Ci sono delle modifiche che già si stanno facendo in Parlamento e che tengono conto anche dei rilievi emersi. Sono sicuro che il rapporto di collaborazione costruttiva richiamato da Legnini si possa sviluppare».
Nel parere affidato al relatore Morosini, tuttavia, il Csm oltre ad affermare che certe misure sono controproducenti contesta anche l’uso della decretazione d’urgenza, che comporta «delicati profili di compatibilità costituzionale». Replica David Ermini, responsabile Giustizia del Pd: «Il decreto è solo un primo passo di un percorso ben più ampio, che avrà il suo punto cruciale nel ddl delega di riforma del processo civile».
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