DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE,…
DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA : CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...
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GIORGIA MELONI IN SARDEGNA - FOTO DI OGGI
Giorgia Meloni è entrata in modalità “Cattivissima me”. Di fronte ai guai e ai turbamenti che affollano la sua cofana bionda, si prepara ad armarsi e a non lasciare prigionieri.
Domani, con il comizio a Bari per festeggiare il record di longevità del suo Governo, calzato l'elmetto, coltello tra i denti, inizia ufficialmente la campagna elettorale per tentare di uscire dal pantano in cui si è infilata la “Thatcher della Garbatella”.
Eppure per quattro anni la Ducetta ha navigato in acque tranquillissime: grazie a un'opposizione di quelle pippe al sugo di Schlein e Conte, è andata avanti noncurante della crisi economica e delle guerre, riuscendo con il suo linguaggio retorico da “donna der popolo” ad anestetizzare gli italiani.
giorgia meloni - cinquanta sfumature di greggio - meme by emiliano carli
Poi, improvvisamente, qualcosa è cambiato: il 22 e 23 marzo, la vittoria del “No” al referendum sulla giustizia, ha fatto saltare il tappo. E tutto è iniziato ad andare storto: è arrivato il “vaffa” di Trump, il caos con la riforma elettorale, le liti con gli alleati, le bollette alle stelle.
La barca di Giorgia Meloni ha iniziato a prendere acqua, con intorno i suoi due alleati che annaspano. Matteo Salvini è ormai un leader senza base: commissariato dai “nordisti” che chiedono la sua testa, rincuorato da una ridotta di fedelissimi con pochi voti, sta traghettando la Lega verso il baratro, dopo aver regalato a Roberto Vannacci un ascensore verso l’Europarlamento e la legittimità politica.
GIORGIA MELONI AL MARE - FOTO CHI
Se Salvini piange, Tajani non ride: il ''magggiordono'' preferito di casa Meloni è osteggiato dal corpaccione del suo partito, con gli “azionisti di maggioranza” di Forza Italia, Marina e Pier Silvio Berlusconi, che da mesi chiedono inutilmente un rinnovamento che non arriva.
Entrambi i partiti sono ormai superati nei sondaggi da Futuro Nazionale, e senza le truppe vannacciane per il centrodestra si mette male alle elezioni: anche con il “Melonellum”, raggiungere la soglia del 42%, per ottenere il premio di maggioranza, sarebbe possibile solo con il generale putiniano.
Giorgia Meloni Antonio Tajani Matteo Salvini 3
La situazione è da allarme rosso, e Giorgia Meloni l’ha capito. La Ducetta non intende rassegnarsi alla disperazione, piuttosto si prepara a rispolverare la cazzimma di un tempo e a lottare colpo su colpo. Il guaio – per lei -, è che si circonda dall'affetto dei suoi cari della Garbatella e non si fida delle poche voci sagge dei due co-fondatori del suo partito, La Russa e Crosetto, che di politica si intendono.
La prova la si è avuta in questi giorni, con la gestione imbarazzante del caso “Report”. L’ad della Rai, Giampaolo Rossi, ha sempre agito “su commissione”. L’ex filosofo di Colle Oppio si è sempre coordinato con i vertici meloniani, avendo un filo diretto con la Fiamma Magica di Fazzolari, Arianna e Scurti, (non con Mantovano).
Antonio Tajani Giorgia Meloni Matteo Salvini 2
È da attribuire quindi alla gang del Colle Oppio la scelta scellerata di togliere la conduzione di “Report” a Sigfrido Ranucci, dando al giornalista quello che cercava dall’inizio, ovvero la scusa per trasformarsi in martire.
Quei geni dei meloniani hanno così tirato fuori dal cilindro il nome di Giulia Presutti, riuscendo nel miracolo: riunire la redazione di “Report” e ricompattare la squadra della trasmissione, che si era frantumata tra invidie personali, ansie da prime donne e vendette incrociate.
ROBERTO VANNACCI RISPONDE AL FINANCIAL TIMES
Della questione “Report” non sarebbe stato informato il direttore del Tg1, Gian Marco Chiocci, ma sarebbe tutta farina del sacco dell’asse Rossi-Palazzo Chigi.
Giorgia Meloni si è fidata della fiamma magica, eppure gli avvertimenti non le sono mancati. A suggerirle nemmeno troppo velatamente che “rimuovere” Ranucci fosse una cazzata, ci aveva pensato il più arguto (politicamente) dei suoi colleghi di partito: Ignazio La Russa.
Domenica scorsa il mai paludato presidente del Senato, dalla sua Sicilia, ha insistito: “Io ho detto tenetelo Ranucci perché qualunque inchiesta di Report adesso tutti capiranno che è una bufala, che Dio ce lo conservi”.
Come ‘Gnazio, anche l’altro cofondatore di Fratelli d’Italia, Guido Crosetto, è scettico sulla “epurazione” dell’amico “fraterno” di Valter Lavitola. Non a caso, due giorni fa con un tweet ha addirittura manifestato solidarietà a Sigfrido Ranucci: “Valgono, per me, nei confronti del caso Report e di Ranucci, le stesse riflessioni che ho sempre fatto nei confronti di chiunque. Sono disgustato dalle continue violazioni del segreto investigativo e dalla pubblicazione di intercettazioni e chat che, per legge, non dovrebbero essere pubblicate. Lo considero un vulnus alla Costituzione e alla democrazia”.
Crosetto ha poi aggiunto: “Allo stesso tempo, difendo il diritto di non essere giudicati moralisticamente solo sulla base delle persone che si frequentano. Sono e rimango garantista. E continuerò a considerare una barbarie inaccettabile questo modo di fare informazione e di celebrare processi nelle piazze mediatiche. Anche quando a subirlo è qualcuno che, in passato, di quella stessa barbarie è stato spesso interprete…”
SIGFRIDO RANUCCI - REPORT MEME OSHO
Parole che hanno ricevuto un plauso dello stesso giornalista, e che forniscono un’ulteriore prova della distanza tra Crosetto e i vecchi camerati che occupano Palazzo Chigi. Sia lo “Shrek di Cuneo” che il siculo-milanese La Russa sono visti dal trio Fazzo-Scurti-Arianna come degli estranei, non appartenendo al gruppetto romano-laziale della “fogna” di Colle Oppio. Al massimo, La Russa viene chiamato “spurio” (non autentico), e Crosetto “abusivo”, in quanto democristiano.
Al bailamme Rai si aggiunge il caos totale sulla legge elettorale: i meloniani di rito romano sostengono che l’emendamento di Marcello Pera sul ballottaggio, infatti, sia stato “consigliato” proprio da Ignazio La Russa, cosa che avrebbe fatto sgranare gli occhioni a Giorgia Meloni. Incazzatissima con l’amico di Danielona Santanchè, la Ducetta è agitata anche perché sa che il Governo potrebbe non reggere al mancato passaggio dello “Stabilicum” a Palazzo Madama, il prossimo 15 settembre.
giorgia meloni guido crosetto ignazio la russa primo simbolo senza fiamma di fratelli d italia
L’idea condivisa e sussurrata nei palazzi romani è che i vertici di Fratelli d’Italia siano convinti che, al 60-70%, si andrà a votare ad aprile.
Quello che non contemplano è che non è il Governo a decidere quando si vota, ma il presidente della Repubblica. E Sergio Mattarella non è affatto convinto che sia la scelta giusta spendere milioni di euro per due tornate elettorali.
Nella situazione economica drammatica in cui si trova il Paese (tra benzina a 2,5 euro al litro, bollette alle stelle e stipendi da paese del terzo mondo), sarebbe un messaggio pessimo per i cittadini, già con le palle piene della politica e per i costi della “Casta”.
Per il capo dello Stato, la soluzione si chiama “Election day”: una data unica, meglio a giugno, quando scadono i sindaci di Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna. Meloni si oppone: essendo cinque città governate dalla sinistra, ad alto rischio sconfitta per il centrodestra, teme l’effetto traino. Meglio dunque separare i due voti e non portarsi dietro il marchio della “perdente”…
giovanbattista fazzolari e giorgia meloni
roberto vannacci
sigfrido ranucci con la redazione di report
marcello pera atreju foto lapresse
ROBERTO VANNACCI RISPONDE AL FINANCIAL TIMES
DANIELA SANTANCHE
roberto vannacci coi meloni in mano
CEUTA LA QUALUNQUE - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA
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