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DAGOREPORT – CHI SI ASPETTAVA UNA REAZIONE FURIOSA DI TRUMP AL “NO” ITALIANO ALL’ATTERRAGGIO DI DUE CACCIA AMERICANI A SIGONELLA, HA SBAGLIATO DI GROSSO: IL NERONE DI MAR-A-LAGO È STATO MOLTO INDULGENTE CON GIORGIA MELONI. E TE CREDO: A FURIA DI MINACCE, ULTIMATUM E BULLISMO, S’È GIOCATO IL FAVORE DI TUTTI I LEADER UE. SFANCULARE ANCHE LA “TRUMPETTA” AVREBBE SIGNIFICATO RIMANERE SOLO CON L’AUTOCRATE ORBAN (CHE TRA DUE SETTIMANE RISCHIA IL PRE-PENSIONAMENTO DA PARTE DEGLI ELETTORI) – IL DRONE-SPIA ANDATO E TORNATO DA HORMUZ IL 20 MARZO E LA “FORZATURA” DI VENERDÌ SCORSO: COSA È SUCCESSO NEI CIELI DELLA SICILIA…

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BYE BYE TRUMP! IL \'NO\' ITALIANO ALL'ATTERRAGGIO DEGLI AEREI STATUNITENSI ALLA BASE USA DI SIGONELLA.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DAGOREPORT

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP

Che strana la reazione di Donald Trump al “No” del governo italiano all’atterraggio dei caccia americani a Sigonella. Il Nerone di Mar-a-Lago, che fulmina con lo sguardo chiunque percepisca come traditore, è stato molto indulgente con Giorgia Meloni.

 

A spegnere sul nascere ogni polemica è arrivata la frase di un alto funzionario statunitense al “Corriere della Sera” (che tramite la vicedirettrice Fiorenza Sarzanini ieri ha dato la notizia): “L'Italia è attualmente di supporto nel fornire accesso, uso delle basi e sorvolo alle forze statunitensi”.

 

Anche un pazzo dissociato come Trump, ogni tanto, ha dei barlumi di lucidità: sfanculare anche la Ducetta avrebbe significato giocarsi l’unica leader su cui può contare nell’Europa che conta (l’autocrate Viktor Orban, che il 12 aprile potrebbe essere prepensionato dai suoi elettori, è il leader di un Paese minuscolo, buono solo a rompere i cojoni con il veto in Ue).

 

la notte di sigonella

E se, come scrive Marcello Sorgi, il tentato atterraggio dei due caccia americani in Sicilia è stato un “favore” non voluto a Giorgia Meloni, dandole l'opportunità di fingere di prendere le distanze da Trump, è anche vero che restano alcuni dubbi sul perché abbiano deciso di “forzare” la mano provando a far arrivare i jet a Sigonella.

 

I primi dubbi tra i vertici dell’Aeronautica militare sarebbero sorti il 20 marzo 2026, quando un drone spia Triton è partito proprio dalla base sicula per sorvegliare per ore l’isola di Kharg, la piattaforma cruciale per il controllo dello stretto di Hormuz, nonché obiettivo dell’offensiva americana in Iran.

 

CROSETTO MELONI

Venerdì scorso, poco dopo le otto di sera, i due aerei sono partiti dalla Scozia e, quando già erano in volo, hanno chiesto di atterrare. O forse, come scrive oggi il “Corriere della Sera”, nemmeno chiedono, “comunicano una rotta”.

 

Un’anomalia e, soprattutto, una possibile violazione dei trattati tra Italia e Usa, che prevedono che le basi possano essere usate solo per operazioni non cinetiche, cioè non di combattimento ma di addestramento o logistiche (ma è sempre più difficile distinguere le une dalle altre).

 

 Così, nel giro di venti minuti, sentita Giorgia Meloni, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha consegnato il suo no all’amministrazione Usa.

BASE MILITARE DI SIGONELLAIL PAESE OSSERVATORE - GIORGIA MELONI E IL BOARD PER GAZA - VIGNETTA BY GIANNELLI