DAGOREPORT - COME MAI I CAMERATI VIA DELLA SCROFA HANNO MESSO SU UNA SCENEGGIATA PER SPUTTANARE LA…
COME CI SIAMO RIDOTTI COSÌ? IL CALCIO ITALIANO SI LECCA LE FERITE DOPO LA TERZA ELIMINAZIONE MONDIALE CONSECUTIVA E PROVA A DARE UNA SPIEGAZIONE ALL’ENNESIMO DISASTRO: CI SONO CAUSE GENERALI (IL RANKING PEGGIORE CHE CI HA COSTRETTO A QUALIFICAZIONI SEMPRE PIÙ COMPLICATE) E MOTIVAZIONI CONTINGENTI (NEL GIRONE DI QUALIFICAZIONE ABBIAMO TROVATO LA NORVEGIA CHE CI HA FATTO A BRANDELLI). E POI I SETTORI GIOVANILI IMPOVERITI, CLUB CHE FATICANO A VALORIZZARE I TALENTI (CHE PERALTRO SONO STRANIERI AL 70%, IN SERIE A), UNA PANCHINA AZZURRA TRASFORMATA IN UN CROCEVIA INSTABILE - L’ASSOCALCIATORI PROTESTA: “SERVONO PIÙ ITALIANI IN CAMPO. ABBIAMO PROPOSTO AL MINISTRO ABODI LA POSSIBILITÀ DI DESTINARE UNA QUOTA IMPORTANTE DEI DIRITTI TV AL MINUTAGGIO DEGLI ITALIANI IN SERIE A, OGGI SCESO SOTTO IL 30%”
(ANSA) - Servono piu' italiani in campo: cosi' l'Assocalciatori interviene all'indomani del ko dell'Italia in Bosnia. Il presidente Aic, Umbergo Calcagno, ricorda come piu' volte il sindacato dei giocatori abbia più volte sottolineato l'importanza di aumentare il minutaggio dei giocatori convocabili.
"La delusione, in questo momento è enorme ed è difficile da sintetizzare in poche parole - dice Calcagno - Al di là dell'amarezza, è però necessario che l'intero sistema avvii una riflessione seria, non più rinviabile. Una riflessione che deve coinvolgere tutti, non solo la Federazione, ma l'intera filiera: le Leghe, tutte le componenti del sistema e anche la classe politica".
"In questo contesto abbiamo più volte segnalato criticità e distorsioni sul mancato utilizzo degli italiani - aggiunge Calcagno -, a partire dal decreto crescita, che ha per tanti anni garantito un regime fiscale agevolato per i giocatori provenienti dai campionati esteri, rimanendo spesso inascoltati.
Oggi, tuttavia, emerge con chiarezza l'impossibilità, viste le normative lavoristiche statali ed europee, di adottare provvedimenti da parte della federazione per favorire l'utilizzo dei calciatori italiani in Serie A".
"Abbiamo proposto al ministro Abodi la possibilità di destinare una quota importante dei diritti televisivi al minutaggio degli italiani in Serie A, oggi sceso sotto il 30%, provvedimento che speriamo possa essere condiviso da tutti e adottato tempestivamente. Non dobbiamo creare contrapposizioni - sottolinea il presidente dell'Aic - tra la competitività internazionale dei nostri club più importanti e l'utilizzo dei calciatori selezionabili, trovando soluzioni che possano valorizzare questi due aspetti fondamentali del nostro sistema".
"Sul piano sportivo, è doveroso riconoscere il grande impegno dei nostri calciatori nella gara di ieri e il merito a mister Gattuso di aver saputo creare un gruppo del quale andiamo fieri - la conclusione - Alcune decisioni arbitrali molto discutibili hanno certamente inciso sull'andamento della gara e, purtroppo, non è la prima volta che questi episodi irrispettosi condizionano le partite della Nazionale.
Affronteremo con serietà le conseguenze di questa sconfitta, cercando di individuare insieme alle altre componenti federali e al Governo soluzioni concrete e condivise per il rilancio del calcio italiano".
1 - VENT’ANNI DI DELUSIONI
Fabio Riva per “la Stampa” - Estratti
(…) L'Italia è di nuovo fuori dal Mondiale. Non è più un incidente storico: è una fotografia. E allora le parole cambiano peso. E dentro quella parola c'è tutto: settori giovanili impoveriti, club che faticano a valorizzare i talenti (che peraltro sono stranieri al 70%, in serie A), federazione che rincorre, panchina azzurra trasformata in un crocevia instabile.
Da Antonio Conte a Ventura, da Mancini a Luciano Spalletti fino a Rino Gattuso: idee diverse, approcci diversi, ma stessi "non" risultati. Eccetto l'exploit Mancini di cui sopra, agli europei. Ma resta il fatto che l'Italia è fuori dal Mondo ormai da 4299 giorni, cioè dalla sconfitta contro l'Uruguay datata 24 giugno 2014.
Il problema, oggi, non è perdere. Il problema è come si perde. Senza costruzione, senza prospettiva, senza la sensazione che dietro ci sia qualcosa di solido. Il problema è che la sconfitta non è più eccezione. Venti anni dopo Berlino, il calcio italiano vive sospeso tra memoria e fragilità.
Ogni tanto riaffiora, ogni tanto illude. Ma poi torna lì, davanti allo stesso specchio, a fare i conti con le stesse domande. Lacrime di coccodrillo della rana che non salta fuori.
2 - COME CI SIAMO RIDOTTI IN DISCESA DA OSLO
Paolo Tomaselli per il “Corriere della Sera” - Estratti
(..)
Come ci siamo ridotti così?
Ci sono cause generali — il ranking sempre peggiore che ci ha costretto a qualificazioni sempre più complicate — e motivazioni contingenti. Nel girone di qualificazione abbiamo trovato una Norvegia, assente dal 1998, che non si era nemmeno qualificata per l’ultimo Europeo, ma ha sfruttato la fame e il talento della miglior generazione della sua storia, cresciuta attorno al totem Haaland.
Il Mondiale ce lo siamo giocato alla prima partita a Oslo, perdendo 3-0: è stata la penultima panchina di Spalletti, prima della pantomima con la Moldova a Reggio Emilia, con il c.t. in servizio ma già esonerato. Proprio quello striminzito successo per 2-0 ci ha frenato nella rincorsa alla miglior differenza reti, per cui siamo arrivati allo scontro diretto all’ultima giornata contro i norvegesi già sicuri del secondo posto.
Ciò non toglie che la Nazionale di Oslo abbia dato un’altra lezione, con un 4-1. La differenza è che stavolta nessuno si era sorpreso dei playoff. E qualcuno dopo il 2-0 sull’Irlanda del Nord si è illuso che potesse andare meglio.
L’Italia del 2017 era quella di capitan Buffon e della BBC juventina e di un c.t. come Ventura, arrivato sfiduciato dai senatori all’appuntamento chiave con la Svezia. A mandarci agli spareggi all’epoca era stata la debacle del Bernabeu con la Spagna. Ma il doppio confronto con gli svedesi era stato approcciato più come una scocciatura necessaria che come un ostacolo.
E anche dopo la sconfitta 1-0 di Solna all’andata, con una deviazione sfortunata di De Rossi, la convinzione era che la Svezia non potesse reggere l’urto di San Siro. Calcolo sbagliato, perché la pressione finì per stritolare il nostro attacco asfittico. Un flop.
umberto calcagno presidente assocalciatori 3
umberto calcagno presidente assocalciatori 5
buffon gattuso gravina
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