DAGOREPORT – “MI DIMETTO”, “MI DIMETTO” MI “RIDIMETTO” E RIMETTO: QUANTE VOLTE HA RIMESSO TOMASO…
LA FAVOLA È FINITA – DAMASCELLI: “DOVE È FINITO IL PRESTIGIO EUROMONDIALE ESIBITO CON LA SOLItA SPOCCHIA? MATERIALE DA ARCHIVIO, SENZA PROGRAMMAZIONE SI GIACE SUI CORIANDOLI BAGNATI DI QUELLE FESTE” – “IL CALCIO ITALIANO FINGE DI ESSERE ALL'ALTEZZA MA SI RISCOPRE BASSO DI IDEE, DI STRUTTURE, DI PREPARAZIONE. L'INVASIONE STRANIERA RISPONDE A MERI CRITERI DI SPECULAZIONE, NON DI PASSIONE O COINVOLGIMENTO, LA TRADIZIONE VIENE CALPESTATA DAL BUSINESS. REDUCI DA UN MAQUILLAGE VELOCE, SIAMO GIÀ PRONTI A COMINCIARE UN'ALTRA COMMEDIA”
Tony Damascelli per “il Giornale”
Stavolta come altre volte. Chiamati a rispondere all'appello ci siamo smarriti, poi persi, smascherati nei nostri limiti.
Esaurita la propaganda della favolosa estate del Ventuno, Jacobs e Manneskin, Tamberi e Draghi, Donnarumma e Mancini, roba buona per sventolare bandiere e riannusare il profumo della patria.
Fine della favola, esaurito il Gratta e Vinci della nazionale di calcio svergognata da un gruppo di macedoni eroi per caso.
Dove è finito il prestigio euromondiale esibito con la solita spocchia? Sembravano statisti anche Di Maio e colleghi, accorsi sul carro assieme ai prodi vincitori e profanatori del tempio di Wembley. Eccoli gli italiani veri, ecco gli uomini che difendono l'onore del Paese.
Materiale da archivio, senza programmazione si giace sui coriandoli bagnati di quelle feste, il calcio, più di qualunque altra disciplina sportiva, vive di episodi che andrebbero letti, studiati, approfonditi, infine risolti. Non è così dalle nostre parti, come accade nelle vicende della politica, della economia, della vita cosiddetta sociale.
Euforie passeggere, inseguendo un gol, un ministro, un annuncio, la potenza di fuoco di Conte, il whatever it takes di Draghi, fumo negli occhi, viagra taroccato che ha portato alla grande illusione e chiedo scusa agli amanti di Jean Renoir. Questo non è un film, è la cronaca che voleva essere storia ma è finita nella discarica di Palermo.
Il calcio italiano finge di essere all'altezza ma si riscopre basso di idee, di strutture, di preparazione. L'invasione straniera, non soltanto negli organici delle squadre ma nelle proprietà dei club, risponde a meri criteri di speculazione, non di passione o coinvolgimento, la tradizione viene calpestata dal business che avrebbe anche una sua logica imprenditoriale se non fosse drogato da una finanza opaca come le ultime cronache riportano. La vergogna dura il tempo di una rimessa dal fondo.
Reduci da un maquillage veloce, siamo già pronti a cominciare un'altra commedia, con gli stessi attori, gli stessi registi, lo stesso pubblico. Negli stadi di calcio, come nei luoghi della politica.
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ROBERTO MANCINI DOPO ITALIA MACEDONIA
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ROBERTO MANCINI DURANTE ITALIA MACEDONIA
ROBERTO MANCINI
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