DAGOREPORT: FRATELLI DEL KAOS - IL DISGREGAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA, DOPO TRE ANNI DI MELONISMO…
Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”
Giovedì 18 febbraio, ora di pranzo. In una saletta riservata dell’enoteca Costantini, una delle più eleganti del quartiere Prati, vede la luce la corrente dei “catto-renziani”. Gli specchi della sala riflettono Angelo Rughetti e Matteo Richetti, Lorenzo Guerini e Beppe Fioroni mentre brindano alla nuova era, anche se il vero regista dell’operazione è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio.
Il documento programmatico è già pronto, mentre il battesimo della componente arriverà subito dopo Pasqua con una mega convention. Se tutto andrà come previsto, la cordata renziana arruolerà una settantina di parlamentari. E sarà strumento prezioso per non restare triturati sotto i colpi delle altre combattive fazioni dem, dai Giovani turchi alle minoranze interne.
Il premier, naturalmente, è stato informato delle mosse dei promotori e non le ha ostacolate. Lo spirito dell’iniziativa è racchiuso nella bozza di documento iniziata a circolare tra i vertici dem. «Oggi che il Pd guida il governo e vive una stagione particolarmente feconda della propria storia per il coraggio dimostrato nel promuovere la riforma del paese e nell’interpretare il consenso degli italiani - si legge - è indispensabile mantenere viva e vitale quella capacità di raccontare il domani».
Rafforzare e rilanciare il renzismo, dunque, senza restare ingabbiati nel ruolo di schiacciabottoni governativi. Al manifesto programmatico lavora Andrea Romano, spirito liberal e un recente approdo nel Pd. È supportato da Simona Malpezzi, mentre a coordinare l’operazione è Richetti. Quest’ultimo, nei mesi scorsi, ha vissuto momenti di forte tensione con il premier, ma pochi giorni fa ha avuto modo di incontrarlo per illustrare il progetto fin nei dettagli.
Ma qual è il target di questa corrente di renziani con parecchia Dc nel Dna? «La nostra proposta è di uno spazio politico aperto - è scritto nel testo - rivolto a tutti gli iscritti del Pd e a tutti coloro che pensano ancora che la politica possa svolgere un ruolo determinante nella società e nelle istituzioni territoriali e nazionali ». Non a caso, allora, della partita potrebbero fare parte anche i veltroniani Walter Verini e Andrea Martella e il lettiano Gianni Del Moro.
Il riconoscimento della centralità di Renzi resta in ogni caso il punto di partenza di ogni ragionamento del gruppo: «La sua leadership - si legge nel documento - è il segno più chiaro di questa radicale apertura, all’insegna della ricostruzione della nazione dopo decenni di retorica del declino ».
L’obiettivo è liberare energie nuove, schivando il rischio di “soffocare” mentre si sostiene l’esecutivo: «Lavoriamo alla progettazione del futuro accanto allo sforzo quotidiano per il governo delle riforme e l’amministrazione locale».
Non tutti i renziani, però, sono pronti ad aderire. Tra maldipancia e qualche veleno, c’è chi ricorda che furono proprio Fioroni e Guerini, Richetti e Rughetti a organizzare la cena dei sessantadue dem, dalla quale uscì fuori il nome di Sergio Mattarella, sbarrando la strada al “candidato del Nazareno” Giuliano Amato. Di certo c’è che da oggi il puzzle correntizio del Pd è ancora più difficile da risolvere.
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