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CONTRORDINE COMPAGNI: ORA BISOGNA TUMULARE IL WOKE ANCHE IN ITALIA! DOPO LA PRESA DI DISTANZA DELLA "SOCIALISTA" USA OCASIO CORTEZ, SEGUITA DA QUELLA DI PEPPINIELLO CONTE, ANCHE LA SCRITTRICE CHIARA VALERIO, CONSIGLIERA DI ELLY SCHLEIN, TENTA UNA RISIBILE E TARDIVA ABIURA DELLA CULTURA WOKE: “L’IDEA CHE MI ERO FATTA MI HA DELUSO QUANDO HO CAPITO CHE IL WOKE SI STAVA ARROCCANDO SULLE IDENTITÀ”. MA COME? PROPRIO LEI CHE CI HA FRANTUMATO I MARONI INSIEME ALLA MURGIA SULLO SCHWA E SULLE CAGATE IDEOLOGICHE DEL LINGUAGGIO CHE HANNO INTOSSICATO IL PAESE PER ANNI? COLPISCE LA CORSA NEL CAMPO LARGO A PRENDERE LE DISTANZE DAL WOKISMO DOPO LA SORTITA DI OCASIO CORTEZ. SE QUESTI SONO I POLITICI E GLI INTELLO’ DELLA NUOVA GENERAZIONE ARIDATECE PRODI, MASTELLA E I VECCHI MILITANTI COMUNISTI CHE NON SI SONO MAI FATTI INTORTARE DALLE SUPERCAZZOLE DA TERRAZZA RADICAL-FROCIAROLA...
Articolo di Chiara Valerio per repubblica.it - Estratti
Della cultura woke mi ha immediatamente convinto l’aver evidenziato quanto le battaglie per i diritti non potessero procedere “in serie”, cioè un diritto prima di un altro, ma “in parallelo”, cioè un diritto insieme a un altro. Meglio. Un diritto-dovere insieme a un altro diritto-dovere.
Ricordo, con una certa allegria, di aver pensato alla matematica, all’errore che bisogna evitare, e cioè scomporre un problema in problemi più piccoli, risolvere i problemi più piccoli, e rassicurarsi che, a quel punto, si è trovata la soluzione anche al problema più grande. Non funziona quasi mai.
CARLOTTA VAGNOLI E CHIARA VALERIO AL SALONE DEL LIBRO
Così, mi sono detta, sì, mettiamo tutto insieme, dichiariamo – il femminismo lo ha sempre fatto – la connessione, l’intersezione tra riscaldamento globale, parità salariale, differenze di genere, migranti climatici, corsa al riarmo, diffusione delle intelligenze artificiali, ascesa delle destre, colonialismo, razzismo, povertà, smantellamento del sistema educativo pubblico a favore di una perenne formazione privata, impoverimento delle classi lavoratrici
(e conseguente frustrazione delle classi lavoratrici e conseguente disposizione delle classi lavoratrici a credere al nemico che, volta per volta, viene prospettato da chi ha una immaginazione politica coincidente col mantenimento del potere), guerra, aperitivo almeno il sabato sera, curiosità culturale. Il woke mi è subito piaciuto perché si presentava come pratica. Una pratica di orizzontalità. Questa la prima impressione che mi ha fatto il woke.
C’è una poesia di Cardarelli, si intitola Memento, e comincia così: “L’idea che ci facciamo di ogni cosa è cagione che tutto ci deluda”. E, verso la fine, “il bene talvolta fa ressa, di soffocarci minaccia”.
Nicola Lagioia, Chiara Valerio, Sandro Veronesi, Roberto Saviano Pen Roma
Il bene può essere minaccioso, soprattutto l’intenzione del bene. Il bene, infatti, non è una pratica, il bene è fare del bene o non è. Il bene non c’entra con l’avere ragione, ma col trovare una soluzione. Papa Leone XIV, che è matematico, in Magnifica Humanitas scrive che la comunione non è uniformazione, nella comunione la fragilità non viene considerata qualcosa da rimuovere o un errore da correggere. Siamo, in breve, gli errori che commettiamo, siamo il nostro punto di vista. Comunione è passare dall’uno all’altro senza ammazzarsi, usurpare, avvilire, violare. È tollerare l’imperfezione che l’altro rappresenta e noi stessi rappresentiamo per l’altro.
L’idea che mi ero fatta del woke mi ha deluso quando ho capito che il woke si stava arroccando sulle identità. La somma delle identità non fa comunità e non crea comunione.
ROBERTO SAVIANO CHIARA VALERIO
È come la somma delle piccole soluzioni da cui abbiamo cominciato. Inoltre, annichilire chi si considera nemico per conquistare territori semantici, sfruttarli, e godere del benessere raggiunto è un riflesso coloniale, anche quando viene da chi è stato colonizzato, sfruttato, ridotto in una condizione di minorità economica, culturale e di genere.
È difficile perché la memoria del male compiuto è labile, la memoria del male subito permane. L’identità non è un pilastro della sinistra, semplicemente perché la domanda fondante della sinistra, del progressismo, non è dove siamo, o come siamo, ma dove possiamo andare e come possiamo diventare. La tradizione della sinistra è il futuro, non il passato.
(...)
Da dove parlo? All’intersezione di quali insiemi mi trovo (l’insiemistica, che ben funziona per l’identità, è la matematica che non spaventa)? Donna, guardo la pallavolo, bianca, mi piace il risotto, scuola pubblica, centro Italia, studi superiori, automunita, il mio colore preferito è il verde bosco, omosessuale, mi piace il teorema di Gödel, anche se non so più dimostrarlo, ascolto Martha Argerich.
Mi sarebbe stato più difficile parlare se non fossi stata bianca o fossi cresciuta in un carcere a cielo aperto con le bombe sulla testa? Sì. Ho lavorato e scritto e deciso, quando mi è toccato, perché la mia libertà liberasse altre e altri?, Sì. E penso che molte persone lo facciano, ogni giorno, senza rumore, con una immaginazione culturale e politica.
E così della cultura woke mi tengo gli strumenti, i diritti in parallelo e non in serie, cioè tutti insieme e non uno dopo l’altro, e analizzo gli errori commessi e derivanti dalla bassa propaganda di confondere diritti e desideri. I diritti hanno come controparte i doveri. I desideri, come controparte, hanno solo la loro soddisfazione.
Chiara Valerio Nanni Moretti
Chiara Valerio e Conchita De Gregorio (al centro)
Chiara Valerio e Marcella Libonati
Chiara Valerio e Ginevra Bompiani
Chiara Valerio e Michela Murgia
CHIARA VALERIO CON SCATOLINO A PIU LIBRI PIU LIBERI
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