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DAGONOTA
MATTEO RENZI E AGNESE LANDINI ALLA LEOPOLDA
Più s’avvicina il 30 aprile più s’alza la temperatura al Nazareno. Matteo è nervoso e non riesce più a controllarsi. Anche perché ha scelto in maniera deliberata di lasciare Agnese a Pontassieve: “la moglie non serve per vincere le primarie”.
Così, senza l’effetto (placebo) di Agnese, ne ha per tutti. E comincia a circolare l’ipotesi che il Ducetto voglia tornare a battere sul tasto delle elezioni anticipate. Soprattutto dopo la presentazione del Def che disegna una finanziaria da 35 miliardi. Una super manovra che il suo Pd dovrà votare in Parlamento.
Così, dopo il 30/4 Matteuccio pensa di staccare gradualmente la spina a Gentiloni, proprio per non prendere sulle spalle l’onere della Legge di Bilancio. Lui che ha fatto tanto (a parole) per allontanare dal Pd l’immagine del “partito delle tasse” trova nelle tabelle del Def che le entrate tributarie aumenteranno nel 2018 di 20 miliardi. Non certo un buon viatico per il voto nella primavera del prossimo anno.
Così, meglio far saltare il banco prima. Tant’è che ha iniziato a dire ai suoi uomini nelle istituzioni pubbliche di prepararsi alle dimissioni in agosto, se hanno idea di candidarsi nelle liste Pd. E se si devono dimettere in piena estate è perché si va al voto a novembre; guarda caso, subito dopo l’approvazione della manovra almeno da un ramo del Parlamento.
I rapporti del Cazzaro con Gentiloni sono buoni nella sostanza. Ma lo vorrebbe un po’ più docile, e soprattutto, un po’ più distaccato da Mattarella, a cui l’unisce come un cordone ombelicale Dario Franceschini. Renzi, poi, intravvede nelle scelte di Padoan sul def la “longa mano” del Quirinale.
E non sbaglia. Sembra che nei giorni scorsi il ministro sia stato ricevuto al Colle per trasferirgli un messaggio chiaro: devi tenere un comportamento più da tecnico che da uomo del Pd. Consiglio subito recepito da Piercarlo con il Documento di economia e finanza.
Ma non sono soltanto i conti pubblici e le mosse da fare per innescare le elezioni anticipate ad agitare l’ex premier. Sa benissimo che vincerà le Primarie. Il problema è con quali percentuali. Sulla scrivania gli sono arrivate le proiezioni riservate. Se ai gazebo si presentano meno di due milioni, dovrebbe conquistare il 58% dei consensi. Il problema è che se l’affluenza aumenta, i suoi consensi scendono.
Matteo ha bisogno di una vittoria chiara e forte per sdoganarsi dai ricatti di Franceschini. L’idea del Ducetto è avere un unico vice segretario, nella persona di Maurizio Martina (con un passato fassiniano). Dario, invece, spinge per avere anche lui un vice segretario d’area cattolica. E se la spunta o meno dipenderà dall’affluenza ai gazebo.
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