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M.Pa. per il “Fatto quotidiano”
Matteo Renzi è nervoso, le difficoltà di governare in una situazione così difficile lo stanno logorando. Lo dicono ormai persino i dipendenti di Palazzo Chigi, che venerdì nel tardo pomeriggio hanno potuto ascoltare in diretta un feroce litigio tra il presidente del Consiglio e il suo più fido consigliere, Luca Lotti, sottosegretario preferito e l’unico renziano a Roma che il premier chiami “fratello” (per gli amici, invece, è “lampadina”). La materia del contendere forse conta e forse no: sono le sovvenzioni anti-crisi all’editoria.
Veniamo alla cronaca. Siamo al terzo piano del palazzo del governo e Lotti, che ha la delega sul tema, dopo aver appena stanziato 52 milioni in sei anni per i prepensionamenti, stava in sostanza proponendo al suo capo di deliberare nuovi fondi per aiutare il settore – che poi vuol dire i grandi giornali – a ristrutturarsi. Renzi non l’ha presa bene, Lotti ha provato a ribattere ed è finita a urla belluine ascoltate da un bel pezzo dei dipendenti presenti: “Tu mi devi fare delle proposte, ma la linea politica la decido io. Decido io a chi dobbiamo dare i soldi e ai giornali non li diamo. A me se chiudono non me ne frega niente”.
MATTEO RENZI INTERVISTATO DA ALAN FRIEDMAN
Hai voglia a spiegare all’urlante Matteo che ci sono impegni presi, che si tratta di un settore delicato e, magari, che certi nemici è bene tenerli più vicini degli amici. Non ha gradito e s’è sfogato a urla. D’altronde il periodo non è facilissimo: le riforme da imporre con le minacce in assenza del consenso, l’Europa che lo tratta come un Berlusconi appena meno imbarazzante ma altrettanto irrilevante, i dati economici che gridano manovra correttiva ad ogni passo. Lotti non se la deve prendere: è normale sfogarsi un po’ con gli amici.
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