DAGOREPORT - COME MAI LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” HA DECISO LA “DESANTANCHEIZZAZIONE” DEL GOVERNO…
Vittorio Feltri per “Libero Quotidiano”
Non ci siamo mai illusi negli ultimi 60 anni che la politica risolvesse i problemi della gente, per il semplice fatto che li ignora e non si preoccupa neanche di capire quali siano. Deputati e senatori pensano solo alla propria sopravvivenza, al modo migliore per assicurarsi i privilegi garantiti ai poltronisti. Tutto ciò è molto umano, e ci induce a supporre che la maggioranza e l'opposizione siano unite indissolubilmente da un obiettivo comune: durare il più a lungo possibile.
Chi medita di mandare a casa Matteo Renzi e di provocare lo scioglimento anticipato delle Camere, nonché immediate elezioni, dimostra una ingenuità disarmante. Si voterà nel 2018 perché (e mi scuso se sconfino nel qualunquismo) nessuno in Parlamento e dintorni ha interesse a licenziarsi anzitempo. Siamo pronti a scommettere una cifra la cui entità lasciamo a voi stabilire. Negli ultimi giorni sono successe a Roma cose ai limiti della barzelletta. Le segnaliamo al lettore affinché si renda conto che il suo voto, a qualsiasi partito sia andato, è finito nella latrina.
Una commissione del Senato ha preparato una legge (la notizia è già stata pubblicata nell' indifferenza generale) ad alto tasso alcolico: punire con nove anni di reclusione chiunque diffami un parlamentare o un magistrato. Se invece tu offendi la reputazione di un geometra o di un medico o di un tramviere, chissenefrega: sei assolto, ti danno una pacca sulla spalla e ti raccomandano di non farlo più.
Una norma di questo tipo è chiaramente anticostituzionale, ma i rappresentanti del popolazzo eletti dal medesimo sono talmente meritevoli del posto che occupano da non sapere che, almeno in teoria, ogni cittadino è uguale davanti alla legge. Cosicché non esitano a vergare una regola in cui elevano se stessi e i giudici a intoccabili, mentre considerano qualunque altro italiano un minus habens a cui è lecito dare impunemente dell' idiota. Basta questo episodio a delineare il profilo culturale e morale di molti senatori (intenti a non farsi cancellare dalle riforme presto oggetto di referendum).
Da notare che giace in qualche cassetto di Palazzo Madama o di Montecitorio un' altra legge - in materia di diffamazione a mezzo stampa - che abolisce la galera per i giornalisti, così come è stata abolita nel mondo intero tranne che in Turchia e nei Paesi a forte densità di islamici. Una legge basata sul buon senso e sollecitata dall' Europa, ma inattuata perché lorsignori sono troppo indaffarati a fare altro, cioè nulla.
Da tre anni il citato testo viene discusso e modificato, tirato di qua e di là inutilmente, talché non ha ancora ottenuto il benestare. La contraddizione è evidente. Da una parte si auspica la depenalizzazione del reato di diffamazione, dall' altra si aumenta la pena per il diffamatore delle caste fino a 9 anni di galera. Delle due l'una: o sono scemi coloro che pretendono di non infierire su chi diffama o sono scemi coloro che intendono rifilargli una condanna esemplare, 9 anni di reclusione.
Si tenga presente che Erika e Omar, i fidanzatini che fecero secchi la mamma e il fratello della ragazza, furono condannati rispettivamente a 16 e 14 anni (non del tutto scontati). Dal che si evince che un duplice omicidio sarebbe equiparato - per gravità - al reato bagatellare dello sputtanamento di un cretino titolare di scranno parlamentare o di un togato. Non è il caso di commentare una simile follia.
Chiunque sarebbe abilitato a insultare gli autori della menzionata legge che, qualora fosse inserita nel codice penale, farebbe precipitare l' Italia a livello dell' Arabia Saudita o della Siria o dell' Afghanistan. Ma, tranne alcuni colleghi giornalisti, non c' è stata anima che finora abbia protestato. Aspettiamo di verificare se gli ideatori di questo capolavoro saranno bocciati dalla Corte costituzionale e, naturalmente, dagli elettori, quando sarà consentito a costoro di votare. Saremmo ottimisti se non fossimo realisti.
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