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Paolo Mastrolilli per La Stampa
Lo scandalo Russia si allarga anche al nuovo segretario alla Giustizia dell’amministrazione Trump, Jeff Sessions. Il ministro infatti aveva incontrato almeno due volte l’ambasciatore di Mosca negli Stati Uniti, durante la campagna presidenziale dell’anno passato. Nel corso delle audizioni per la sua conferma, però, Sessions aveva dichiarato sotto giuramento di non aver mai avuto contatti con emissari russi. In questo modo potrebbe aver commesso il reato di spergiuro, cioè lo stesso per cui erano state attivate le procedure di impeachment contro l’allora presidente Clinton.
Il segretario alla Giustizia si giustifica dicendo che aveva visto l’ambasciatore in qualità di senatore, non di surrogato di Trump, ma i democratici chiedono lo stesso le dimissioni perché ha violato il giuramento, e vogliono sapere quale era la natura delle sue conversazioni con l’inviato del Cremlino a Washington. Dunque lo stesso scandalo che aveva già affondato il consigliere per la sicurezza nazionale Flynn ora colpisce Sessions, uno dei primi politici repubblicani ad appoggiare la candidatura di Donald.
Il New York Times intanto rivela che fonti di intelligence europee, inglesi e olandesi, avevano informato i colleghi americani di incontri avvenuti nel Vecchio Continente tra funzionari russi ed emissari di Trump. Gli appuntamenti erano stati presi durante la campagna presidenziale.
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